FANFARLO
Rooms Filled With Light
Genere: art rock, folk-pop, indie rock
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Difficile approcciarsi a nuovo album dei Fanfarlo.
Perché l’esordio fu raffinato, perché la loro creatività era ben dosata, ma soprattutto perché le aspettative di conferma sono elevate. Che del resto un secondo album vale come prova del nove per il talento. Dunque come controbattere a questo “Rooms Filled With Light”, per di più considerando il silenzio “ musicale “ di tre anni ? La risposta è da ricercare nel processo di maturazione della band londinese; è questione di tecnica, composizione e ispirazione.
La musica dei Fanfarlo vive d’intelligenza e intuizioni, è completa, mai annoia e lo stesso spunto qualitativo di “ Reservoir “ viene ora definitivamente modellato, esteso ed elaborato. L’arrangiamento musicale viene infatti equilibrato e centellinato, gli orpelli essenziali (cori, piano, violini, clarinetto, trombe, mandolini ) maneggiati e sparsi con maestria. Un passo in avanti che convince e stupisce. Il risultato è una composizione di brani armonizzati ma ben distinti tra loro.
L’inizio è scandito dalla gradevole “Replicate”, brano capace di amalgamare il soffice accompagnamento di violin i in un crescendo costante e disciplinato. “Deconstruction”, il primo singolo del disco, affida la propria ossatura a un basso portante (è l’episodio più accostanbile all’easy-listening) mentre l’intro timida e riservata di “Lens Life” e “Shiny Things” esplode in entrambi i casi in un fiume di cori, trombe e vivacità.
La voce di Simon Balthazar prosegue tra infatuazioni est europee (“Tanguska”), episodi di eccellenza strumentale (“ Everything Turns”), atmosfere compatte e sostenute alla Arcade Fire, esperimenti minimal /ambient (“Bones”) e tenerissime ballad. Un elogio particolare va a “Dig” per la coesione di synth anni ‘80 e violini. Consacrazione definitiva per i Fanfarlo, artigiani musicali colmi di classe e delizia.
2. Deconstruction
3. Lens Life
4. Shiny Things
5. Tanguska
6. Everything Turns
7. Tightrope
8. Feathers
9. Bones
10. Dig
11. A Flood
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21 marzo 2012 @ 18:03
Lo sto ascoltando per la prima volta ora, mentre scrivo il mio commento.
Mi sembra che la band non abbia un suo stile preciso, ma che al contrario prenda spunto da tanti altri gruppi recenti indie e non.
Derivativo dunque, ma non per questo poco coinvolgente. Anzi, alla fine concordo quasi in toto con il recensore. Forse solo mezza stellina in meno.
22 marzo 2012 @ 21:54
boh. ci riprovo sempre con questi perchè amo gli Arcade Fire, ma non ci sento nulla d’autentico. non so, non mi prendono. eppure son bravini.