INTERVISTA CON VISIONI DI CODY

 
di Nicolò "Ghemison" Arpinati
22 marzo 2012
 

Il quartetto romagnolo Visioni Di Cody (Enrico Bellini, basso e voce; Enrico Mancini, chitarra e testi; Matteo Cavallini, chitarre e tastiere; Leonardo Forcelli, batteria) torna a distanza di tre anni dall’esordio autoprodotto con il nuovo album “Gritole”, edito dalla ravennate Brutture Moderne ed anticipato, a primavera 2011, dal singolo “Puttana Miseria” (cantato dall’ex-Mazapegul Roberto Greggi).

Poiché ci si conosce da tempo e il sottoscritto considera il quartetto sampierano come una delle eccellenze del panorama musicale locale (nonostante la personale avversione per qualunque campanilismo), ci siamo trovati un lunedì di marzo per una chiacchierata intima e diretta sul nuovo album, sull’evoluzione del loro sound e sulle aspettative future.

Non tutti vi conoscono, quindi direi d’iniziare questa intervista con una breve presentazione.
Leonardo: Noi siamo le Visioni Di Cody, un gruppo dell’appennino Tosco-Romagnolo nato nell’estate del 2003. Partiti inizialmente da un noise venato di grunge (per colpa di Mancini, eheheh), abbiamo cercato lentamente di sviluppare un sound più personale. Il nuovo album “Gritole” arriva dopo l’ep “Semiotique” del dicembre ’05, composto da quattro pezzi, tre dei quali sono poi confluiti nel primo vero disco “Écrasez l’Infâme”, uscito nel maggio 2009. Autoprodotto con la collaborazione della Collapsed Records, l’album fu registrato interamente presso lo studio BluScuro di Monteleone (Cesena) che ha visto la genesi anche del nuovo “Gritole”, successivamente rielaborato e masterizzato a Russi presso il DunaStudio.

Dopo l’esperienza dell’autoproduzione e il contributo della piacentina Collapsed Records, siete infine approdati presso la label indipendente Brutture Moderne: un’etichetta forse poco nota al grande pubblico, ma sicuramente indirizzata verso uscite di qualità.
Dunque come siete giunti alla Brutture Moderne?

Enrico Bellini: noi siam partiti a registrare il disco esattamente come le altre volte, pensando di autoprodurlo e poi, se fosse successo qualcosa durante il percorso, tanto meglio. Visto che la scena musicale è attualmente abbastanza arida e avida, soprattutto per una band di provincia come noi (se escludiamo la soddisfazione di suonare insieme e divertirci), ci prepariamo al peggio. Dunque dopo le registrazioni avvenute al BluScuro e finanziate da noi stessi, abbiamo deciso di spedire il frutto di tali registrazioni alle etichette che più pensavamo potessero essere interessate al nostro lavoro; come credo facciano anche le altre band che non godono di bazze preesistenti. Quindi eravamo partiti subito con l’idea che il disco sarebbe uscito autoprodotto e lo avevamo anche comunicato tramite myspace. Poi parlando con Roberto Greggi abbiamo scoperto questa realtà, le Brutture Moderne, a noi precedentemente sconosciuta. Li abbiamo contattati telefonicamente e, dopo il solito preambolo (“vi faremo sapere, eccetera…”), sono stati loro a richiamarci, appena due giorni dopo, letteralmente conquistati dal disco.

Leonardo: il momento esatto in cui tutto è avvenuto coincide con la pubblicazione, come anteprima, di “Puttana Miseria”, brano in cui canta appunto Roberto: lo abbiamo postato sulla bacheca facebook di Mirco Mariani (Saluti Da Saturno) e lui lo ha fatto sentire a Francesco Gianpaoli dei Sacri Cuori, la persona che poi si è interessata al progetto e che gestisce le Brutture.

Enrico Mancini: sì, insomma Mirco ha detto a quei ragazzi con cui ha registrato i suoi due ultimi dischi che noi esistevamo e loro si sono rivelati davvero interessati al nostro progetto, mentre tutte le etichette che avevamo contattato ci avevano pressoché risposto picche.

Dalle vostre parole è emersa la difficoltà di introdursi in un panorama e in un mercato, quello musicale e indipendente, che vede ogni giorno l’espandersi della propria proposta e del proprio potenziale e contemporaneamente assiste impietoso al collasso dei mezzi classici di distribuzione e fruizione della musica e probabilmente dell’attenzione che viene dedicata ai dischi. Quali sono le vostre sensazioni ed esperienze in merito? Cosa può fare una giovane band per sopravvivere all’interno di questi meccanismi drammaticamente paradossali?
Enrico Mancini: per dire, se vivi in provincia anche la tua conoscenza della musica è parziale e, appunto, provinciale: conosci La Tempesta o poche altre realtà che magari vivono un momento di grazia, conosci chi passa sulle testate online, ma tante band e artisti piccoli e interessanti passano per forza inosservati. Quindi noi abbiam sempre mandato i dischi a etichette che già conoscevamo, il difetto principale della provincia è proprio questo: conosci poco. Automaticamente non hai occasione di presentarti, di farti conoscere o di suonare. Se abiti a San Piero in Bagno suoni alla pizzeria Orso Bianco o al Pub, se ti va bene fai una data all’Officina 49 di Cesena che ti sembra una seratona e invece sei solamente in un locale di una cittadina di provincia, non sei certo al Magnolia. La provincia è semplicemente questo: tu non conosci il mondo e il mondo non conosce te. Allo stesso tempo l’essere lontani dai centri più noti ha alcuni vantaggi: personalmente non apprezzo particolarmente i cantautori che provengono dalle grandi città come Roma e Milano, sento che cantano di cose a me più lontane rispetto, per esempio, ad Andrea Cola che è di Cesena. Li sento più tutti uguali, meno particolari e originali.

Poiché ci siam concentrati sulle differenze tra città e provincia, mi piacerebbe affrontare con voi alcune sensazioni, legate a questa diversità, che il vostro disco mi ha trasmesso. Rispetto al precedente “Écrasez l’Infâme” mi pare che vi siano meno padri ingombranti e che si senta molto la vostra appartenenza a un mondo diverso a quello delle grandi città, sono atmosfere e ritmi quasi contadini ad emergere da “Gritole” (un titolo, d’altronde, che cita il podere dello stesso Enrico Mancini).

Enrico Mancini: Gritole è un podere, qua a San Piero, dove abito io. Abbiam scelto il titolo solo dopo aver scritto i pezzi, perché infatti pensavamo che si adattasse bene al disco, il cui tema principale è il ritorno alle proprie origini. “Gritole” nasce nel momento in cui noi siam tornati a San Piero dopo esserci allontanati per anni a causa dell’università e racconta le piccole cose semplici, la quotidianità, la terra, la campagna, i ricordi di quanto ci dicevano i nonni. Cambiano molto la vita e la socialità quando ti trovi a vivere in città e dunque, al nostro ritorno a casa (perché noi siamo orgogliosamente di campagna), volevamo parlare di cose note e familiari.”
Enrico Bellini: “secondo me le differenze tra i due dischi sono abbastanza evidenti, a partire dal titolo: l’altra volta abbiamo usato una citazione intellettuale tratta da Voltaire, quasi un’ovvietà per degli studenti universitari a Bologna, mentre questa volta abbiamo usato un nome che rappresenta fisicamente il nostro spostamento, uno spostamento che è reale e si ripercuote sulla musica.

Enrico Mancini: credo che il nostro spostamento musicale sia una cosa palese all’ascolto dell’album, prima eravamo più particolari e studiati, mentre ora c’è più immediatezza. E questa svolta non è stata programmata, ma è nata dalla volontà di suonare più tondi. Perché se vuoi raccontare la provincia, devi cercare di essere più tondo e folk.

Leonardo: io credo che lavorare sulla provincia, parlare delle cose semplici sia magari più facile, ma allo stesso tempo hanno un loro fascino: prendi un campo, da solo non dice nulla, ma per qualcuno significa ricordi e vita.

Enrico Mancini: parlare di queste cose qua può anche essere un problema, ti potrebbero accusare di far del diarismo, di essere criptici, ma noi lo facciamo perché è naturale, sono argomenti che ci hanno accompagnato negli anni, non c’è una qualche velleità intellettuale. Per noi fare un disco così è fare un disco di parole comuni, non c’è nulla di ricercato, nulla di velato.

Cambiamo leggermente argomento: per quanto siate isolati dal mercato e dal resto del panorama indie, mi piacerebbe conoscere se sentite qualche affinità verso altri artisti artisti e gruppi italiani, se avete dei nomi con cui vi piacerebbe collaborare, se vi piacerebbe un tour condiviso e con chi.

Matteo: nonostante non siano molto conosciuti, i Marquez di Cesena sono una realtà che tutti e quattro amiamo assai (forse l’unico gruppo che ci mette tutti d’accordo) e con cui amerei particolarmente lavorare.

Enrico Mancini: i gruppi che ci piacciono sono quasi tutti gruppi amici, che non si caga nessuno. Proprio come noi. Per esempio i Pater Nembrot, che spaccano… Poi mi piacerebbe aprire i concerti di tanta gente, da Il Teatro Degli Orrori fino ai Massimo Volume, che sarebbe davvero il massimo della vita! Poi potrei appendere la chitarra al chiodo (anche se probabilmente dovrei farlo a priori). Mentre non penso che apprezzerei collaborare con tanta gente, anzi: non mi piace il modo di operare, per esempio, degli Zen Circus che fanno dischi pieni di ospiti. È stata invece una bella esperienza affidare due pezzi dell’album a Roberto Greggi: un musicista che apprezziamo e conosciamo bene. Anche in futuro questa potrebbe essere una strada percorribile, con qualcun altro naturalmente…

Enrico Bellini: anche io la penso allo stesso modo: collaborare per fare un disco no, ma collaborare per il gusto di suonare insieme, magari in live, sì. Con una marea di gruppi, tutti diversi, così da ottenere una roba sperimentale e underground. Per esempio con gli Zu sarebbe una figata.

Torniamo a parlare di “Gritole”: raccontateci com’è nato, quali sono stati gli stimoli e quali le soluzioni intraprese…
Enrico Bellini: dobbiamo ammettere che è un disco che abbiam preparato divertendoci molto a suonare: si può sentire che abbiamo cercato di asciugare il suono, quindi meno effetti e meno chitarre. Volevamo essere più diretti nei suoni e nei testi, senza negare che comunque certi pezzi hanno avuto bisogno di una lavorazione più lunga.

Enrico Mancini: per me ogni disco è come il primo, anche se questa volta i contenuti sono decisamente più personali. Le canzoni sono fortemente legate al contesto ed è un contesto condiviso da noi quattro: anche per questo motivo dico che è stato come se fosse il primo disco, perché, nonostante siamo ancora lontani dalla conclusione della nostra crescita, siamo comunque diversi e più esperti in fase di scrittura e registrazione. Soprattutto penso che sia un disco che mi piacerebbe davvero portare in giro live: sono quasi dieci anni che suoniamo insieme e credo che quest’ultima nostra opera possa essere considerata davvero qualcosa di nuovo, inedito.

Leonardo: sì, mi pare che sia stato detto tutto l’importante. Posso solo aggiungere qualcosa che riguarda il mio ruolo specifico nel gruppo: anche con la batteria ho cercato di asciugare il più possibile. Si può quasi dire che ho approfondito un lato più minimale: pochi colpi, ma giusti. Un ritmo facile, ma azzeccato con le atmosfere della canzone.”
È un argomento che abbiamo sfiorato più volte durante l’intervista e, per concludere, penso sia giusto approfondire: San Piero in Bagno è, tra i paesi dell’appennino tosco-romagnolo, quello con la più importante tradizione musicale recente. Con i Mazapegul possiamo dire che ha contribuito a formare quel folk italiano e terzomondista poi reso famoso, per esempio, da Capossela e i Mau Mau. Tutt’ora, si muovono su quelle coordinate, alcuni giovani gruppi locali: i meno famosi Ex e Daunbailò, i Saluti Da Saturno (fondati dallo stesso Mariani che nel ’94 fondò proprio i Mazapegul) e persino, in ambito più pop, gli Jang Senato. Mi pare comunque che voi vi discostiate da questi suoni, ma son curioso di sapere come vi rapportate con un ‘sì glorioso passato.

Leonardo: San Piero è un paese di circa seimila anime, ma indubbiamente vanta gruppi con una grande storia, gruppi che hanno avuto successo di critica e pubblico fuori dalla Valle del Savio. All’interno di quel suono che poi riscuoterà grande successo i Mazapegul furono sicuramente tra i progenitori.

Enrico Bellini: si narra che lo stesso Capossela seguisse le loro prove munito di taccuino, per dirti comunque l’importanza.

Leonardo: quello di cui stiamo parlando è un suono abbastanza autoctono, fra l’etnico e il liscio, un folk dell’est con una cadenza veramente sampierana, che si può ballare ma dal passo pesante… Non possiamo poi dimenticare Marc Ribot, grande chitarrista americano che da Tom Waits è giunto a lavorare anche coi Mazapegul, rivelandosi contemporaneamente come elemento esterno e catalizzatore di certe istanze musicali.

Enrico Mancini: è inspiegabile come Vinicio Capossela sia finito qui a San Piero alle prove dei Mazapegul, come Marc Ribot abbia registrato dei dischi dei Mazapegul. Si assiste in quegli anni a San Piero a uno scambio di culture probabilmente unico per l’epoca, qualcosa che è semplicemente successo, uno scambio di cui è impossibile trovare le connessioni. È facile ora trovare affinità e magari collaborare con realtà, etichette o artisti, lontani tramite il web: è una delle grandi opportunità che la rete offre. All’epoca era pura e rarissima meraviglia.

Leonardo: noi come Visioni di Cody abbiam sempre apprezzato molto la musica sampierana, soprattutto i Mazapegul, ma i nostri ascolti son comunque più ampi e diversi e abbiamo detto basta. Siamo cresciuti con altri suoni e, dopo quindici anni, era anche il caso d’intraprendere altre strade. Quando a San Piero tutti facevano ska, noi suonavamo noise e infatti non ci cagava nessuno. Però con questo nuovo album ci siam ritrovati a condividere aspetti maggiori con la tradizione musicale sampierana, come dimostra anche il fatto che abbiam chiamato Roberto Greggi a cantare in due tracce.

Enrico Bellini: la stima verso Greggi c’è sempre stata, anche perché possiede una gran bella voce, ma dopo la nascita dei Saluti Da Saturno abbiamo avuto occasione di riascoltarlo attentamente sotto una nuova veste. E comunque, per noi, che lo ascoltiamo da tempo è davvero una cosa bellissima

Enrico Mancini: c’è anche una qualche affinità con i Saluti Da Saturno: anche Mariani dopo anni di allontanamento da San Piero è tornato e ha messo in musica, come noi, questo ritorno.

Allora ragazzi, vi ringrazio per questa bella chiacchierata e vi chiedo di chiudere con qualche rivelazione sul vostro futuro più prossimo.
Enrico Bellini: sperando di trovare date e poter trascorrere del tempo suonando live, stiamo già preparando alcune nuove canzoni, nate di getto, molto cariche e aggressive, quasi punk, che speriamo di poter registrare entro la fine del 2012.

 

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