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YELLOW OSTRICH
Strange Land

23 marzo 2012

Genere:

Yellow Ostrich

Piccole band crescono. All’inizio c’era solo il talentuoso Alex Schaff, che esprimeva tutta la sua impetuosa creatività sfornando EP su EP nella propria cameretta da letto. Lì sono nate molte delle canzoni che componevano “The Mistress”, disco d’esordio meravigliosamente lo-fi uscito nel 2010 per la Afternoon Records. Quei pezzi sono stati poi decostruiti e arrangiati per essere suonati più agevolmente live, grazie all’apporto del batterista Michael Tapper e del polistrumentista Jon Natchez. Un trio ben assortito, che in questo secondo album dimostra di aver acquisito grande sicurezza compositiva.

Il susseguirsi di storie, ricordi, nostalgie, piccoli dispetti e quotidiane amenità raccontate con l’entusiasmo di un’adolescenza di lungo corso che costituiva l’ossatura del predecessore, in “Strange Land” lascia il posto a una nuova maturità. Dietro il mixer fa capolino Beau Sorenson (ingegnere di Death Cab For Cutie e Sparklehorse) e il suono diventa più professionale, impetuoso. “Elephant King” ne è un buon esempio: inizialmente accorata, intimista, si apre in un crescendo allegro, contagioso, spiazzante, facendo capire subito che la musica è cambiata. Appena pochi minuti e l’intro sperimentale di “Daughter” conferma l’ipotesi, coi suoi toni graffianti e un testo semplice solo in apparenza. La malinconica “Marathon Runner” potrebbe invece comporre, insieme a “Stay At Home” e “Wear Suits”, una perfetta trilogia dell’inconsolabile romantico dal cuore spezzato. Stesso dicasi per l’ipnotica “I Got No Time For You”; mentre a risollevare lo spirito pensano la trascinante e funky “Up In The Mountains”, le pazzie di “I Want Your Love” (con Schaff che si cimenta in arpeggi vocali sospesi tra Thom Yorke e Nat Baldwin) e “When All Is Dead”: quest’ultima parte come una classica ballata con tanto di doloroso sassofono poi s’incattivisce, diventando una furiosa improvvisazione quasi jazz.

Se per “The Mistress” si erano scomodati paragoni con Belle & Sebastian e Neutral Milk Hotel, “Strange Land” fa venire in mente le chitarre nervose dei Radiohead del periodo “The Bends” (evocati anche in “The Shakedown”), riveduti e corretti in salsa funky. Abbinamento strano, che però funziona.

Strange Land
[ Barsuk - 2012 ]
Similar Artist: Radiohead, Thom Yorke, Nat Baldwin
Rating:
1. Elephant King
2. Daughter
3. Marathon Runner
4. I Got No Time For You
5. Stay At Home
6. I Want Your Love
7. The Shakedown
8. Wear Suits
9. Up In The Mountains
10. When All Is Dead

 

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