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XIU XIU
Always

28 marzo 2012

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Xiu Xiu

La dialettica di Jamie Stewart, mente e braccia degli americani Xiu Xiu, è semplice e pratica. Non è certamente originale e poggia decisa sul composto triadico di ‘tesi’, ‘antitesi’ e ‘sintesi’. Perché, se da un lato la tesi new wave e psichedelica (Erasure, Animal Collective, Cure) trova la sua degna antitesi nel dinamismo metrico dell’avanguardismo (Terry Riley, Nurse With Wound), la sintesi altro non è se non un album, “Always”, che trova una sua via originale tra premesse che originali non sono. Tra le dissonanze di un pop che ha le sue radici nella sperimentazione, infatti, si avvertono i fraseggi elettronici sempre più presenti, sempre più determinanti, della nuova Angela Seo e della produzione di uno straripante Greg Saunier (Deerhof). Tra le rosse fronde della vocalità baritonale di Stewart si intravedono le trasparenze di una silhouette dalle movenze morrisseyane, grottesche, decadenti. Eppure l’originalità dell’album non è mai in dubbio. Il paradigma digitale che pone “Always” un gradino più in alto del precedente “Dear God, I Hate Myself” è ampio e ne è al contempo la versione semplificata; l’accessibilità di tracce come “Joey’s Song” o “Beauty Towne” è bilanciata dal melodismo lacerante di “I Luv Abortion”, dalla claustrofobica disperazione che pesca a pieno dallo Steve Reich di “Music for 18 Musicians” per farne esasperazione, dileggio, sarcasmo, triviale leggerezza, pop.

Nonostante ciò, “Always” è forse l’album più facilmente vendibile degli Xiu Xiu in 10 anni di carriera. Saranno le ordinate geometrie che lo compongono, la facilità con cui pone in relazione l’estremo (l’aborto, la violenza, l’emarginazione) alla routine post-moderna dei nostri giorni. Forse è anche perché la disturbante fisicità emanata sin dalle copertine dei precedenti album qui, oggi, diviene semplicemente segno decorativo e non più una traslazione della perversa estetica lirica dei brani raccolti dietro di essa.

C’è un isterismo lirico che, di fondo, ha basi ben piantate per terra. E c’è l’eterno conflitto tra il forte e il debole, tra signore e servo che non ha nulla di (ancora lui!) hegeliano ma tutto di tragicamente reale.
Come, ad esempio, “Gul Mudin”, che racconta la storia di un ragazzo afgano ucciso dalle truppe americane semplicemente perché ne hanno facoltà. O la già citata “I Luv Abortion” e “Factory Girls” su ragazze asiatiche perse tra sfruttamento e prostituzione. Oppure, ancora, la splendida “Smear the Queen”, incentrata sul pestaggio di un ragazzo gay (throw your belt around my neck/ a brick in the small of the back/ smear the queen they bash his teeth in with an elbow cast) e la sua Passione dai risvolti quasi religiosi.

I precedenti “Fabulous Muscles” e “The Air Force” sono parte integrante di “Always” in tutta la loro violenta bellezza: portano in dote la poliritmia e le deriva industrial alle quali eravamo ormai abituati, lasciandole filtrare attraverso l’elegantemente inevitabile richiamo a Antony and the Johnson, a Robert Smith, a Ian Curtis e a chiunque avesse, per un giorno, la facoltà di tradurre in musica il dolore. E’ il ventunesimo secolo, è la routine, è la violenza, siamo noi. È il pop.

Always
Bella Union - 2012 ]
Similar Artist: Erasure, Nurse With Wound, Deerhof, Einsturzende Neubauten
Rating:
1. Hi

2. Joey’s Song

3. Beauty Towne

4. Honey-Suckle

5. I Luv Abortion

6. The Oldness

7. Chimney’s Afire (Mickensian Suicide)

8. Gul Mudin

9. Born to Suffer

10. Factor Girl

11. Smear the Quen

12. Black Drum Machine

 

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