Whiskey Füneral – S/T
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Tra miriadi di gruppi e gruppetti nuovi, a volte ci si rende conto di essere a corto di Rock ‘n roll. Alle volte è anche un bene, perché se fare Rock al giorno d’oggi significa ripercorrere, spesso a compartimenti stagni e senza personalità, la musica di un glorioso passato, allora tanto vale appendere la chitarra al chiodo e dedicarsi ad altro. Ma come la mettiamo quando le cose non stanno così? Che succede quando l’abilità nel rimescolare gli ascolti ad alto volume di una vita è alta e unita ad una grande forza espressiva? È in casi come questo che nascono gruppi come i Whiskey Füneral, dove la voglia di divertirsi e far divertire passa sopra a fin troppe masturbazioni mentali che circondano l’odierno panorama musicale.
Il progetto Whiskey Füneral nasce a Firenze tre anni fa, e ha per protagonisti Malex (voce), Toty (chitarra), Zana (chitarra), Massi (basso) e Nick Firework (batteria). Cinque ragazzi uniti dall’amicizia e dall’amore per la musica; senza contare la militanza in formazioni di spicco nel panorama della musica estrema made in Toscana quali Doomsayer, Watch Your Step e Icehenge. Ecco che da tale incontro esce fuori un riuscitissimo mix fra Metal e Hardcore, con un pizzico di Classic Rock che spesso e volentieri fa capolino.
I riff a presa rapida e i ritornelli – killer della doppietta iniziale “Higgins And The Dobermanns” e “Bargirl” rendono già tutta l’idea della formula del quintetto fiorentino: la prima è un concentrato di energia in pieno stile Motorhead; mentre la seconda ci mostra come sarebbero stati i Black Sabbath se avessero suonato Hardcore. “Something Else” e “She” rappresentano invece una coppia di brani assai marci: un omaggio al Rock ‘n roll più puro, rinforzato anche dai rintocchi di piano presenti. La voce di Malex è il perfetto punto d’incontro tra le due voci passate dagli AC / DC: dalle venature Blues come quella di Bon Scott, ma pure sporca e graffiante à la Brian Johnson. Le chitarre (la Whiskey e la Funeral Guitar) intrecciano due differenti esperienze sonore tra loro differenti, da una parte un’elettrica decisamente più tradizionale, di derivazione se vogliamo Zeppeliniana; dall’altra, un contraltare con un sound che ha come riferimento il Metal e le sue molteplici sfaccettature. Il matrimonio funziona alla grande: il suono è magmatico, potente; grezzo ma non per questo soggetto a cialtronerie. Pezzi come “Funeral Blues 36” e “Donkey Punch” dimostrano che si può essere ottimi chitarristi senza eccedere in tecnicismi fine a sé stessi, che di solito tendono ad ammorbare più che ad impressionare l’ascoltatore.
“Never Never” è senza dubbio uno dei momenti più brillanti, nella sua semplicità: refrain che subito si pianta in testa con prepotenza e un assolo senza troppi fronzoli. Una carica degna dei migliori Turbonegro. “Junkie White Trash” mette in luce invece le grandi doti della sezione ritmica, col basso nel ruolo di protagonista, che suona grasso e corposo, sia nell’intro che nello svolgersi della canzone. La conclusiva “Bed Is My Friend”, la maledizione del suono della sveglia che rompe il sonno, è forse la più vicina alla musica dei già menzionati AC / DC, sia per il suo incedere, che ricalca molti brani del gruppo australiano, e sia per gli intrecci chitarristici.
L’esordio dei Whiskey Füneral non sarà di certo rivoluzionario: anche perché cambiare l’avvenire della musica non rientra certo tra le intenzioni dei ragazzi. È però un disco diretto, ben suonato e con ottime canzoni, che trasuda passione, vitalità, divertimento, sudore e fiumi di alcol. Nove pezzi distribuiti su trenta minuti di musica da ascoltare agitando la testa e le gambe con un po’ di birra (o whiskey!) che circola in corpo, noncuranti del mondo che ci circonda e fottendosene delle mode.
2. Bargirl
3. Something Else
4. She
5. Funeral Blues 36
6. Donkey Punch
7. Never Never
8. Junkie White Trash
9. Bed Is My Friend
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