THE MAGNETIC FIELDS
Love At The Bottom Of The Sea

 
 
9 aprile 2012
 
The Magnetic Fields

Non mi stancherò mai di ribadire un concetto che oramai trovo quasi scontato ripetere, tanto lo ritengo vicino ad una verità quasi oggettiva. È un argomento già affrontato un paio di anni fa, sempre su queste pagine: mi riferisco alla grandezza di Stephin Merritt e alla sua prossimità all’Olimpo dei grandi autori Pop, dove figurano gente come Paul McCartney o Brian Wilson. Purtroppo, però, questa recensione tratta la seconda delusione consecutiva recataci dal grande musicista newyorkese e dai suoi Magnetic Fields.

Successivamente a quella meravigliosa enciclopedia della canzone d’amore perfetta chiamata “69 Love Songs”, il talento di Stephin ci ha regalato ancora diversi guizzi: su tutti, l’ottimo “i”, e quel “Distortion” che a posteriori potremmo definire un gioiellino Fuzz – Pop; le canzoni dei Magnetic Fields suonate dai Jesus And Mary Chain, in pratica. Lo stesso non è avvenuto con “Realism”, dove i brani si vestivano di un leggiadro Folk – Pop: apparentemente, un discreto nono capitolo per la carriera del gruppo, ma che col tempo si è spento più del dovuto. Anche “Love At The Bottom Of The Sea” segue la tendenza del conferire un’unica, nuova veste sonora a tutti i brani del disco, sempre con la melodia limpida ed orecchiabile a far da filo conduttore. In questo caso, vengono proposti contorni Synth – Pop, nella miglior tradizione anni Ottanta; se vogliamo, non dissimile dai primi Talk Talk.

Il principio di partenza può anche avere il suo perché, ma sono ahimé le canzoni a mancare. In qualche episodio sporadico, come la divertente “Andrew In Drag” o la conclusiva “All She Cares About Is Mariachi”,  torna a brillare il genio del grande autore, sempre in bilico tra scherzo e malinconia. Dei restanti tredici episodi, nessuno brilla in maniera particolare, senza però al contempo risultare disdicevole.

Un disco da zero a zero, in parole povere: senza infamia e senza lode. E non è certo una cosa che si può accettare da chi, come Merritt e soci, meriterebbe una posizione di spicco nella storia della Pop Song. Senz’altro, il continuo cambio di rotta nel sound non aiuta a capire le intenzioni della band: sembra anzi sottolineare una considerevole carenza d’ispirazione e di idee.

Un vero peccato.

Love At The Bottom Of The Sea
[ Merge – 2012 ]
Similar Artist: Talk Talk, Brian Wilson
Rating:
1. God Wants Us to Wait
2. Andrew in Drag
3. Your Girlfriend’s Face
4. Born for Love
5. I’d Go Anywhere with Hugh
6. Infatuation (with your gyration)
7. Only Boy in Town
8. The Machine in Your Hand
9. Goin’ Back to the Country
10. I’ve Run Away to Join the Fairies
11. The Horrible Party
12. My Husband’s Pied a Terre
13. I Don’t Link Your Tone
14. Quick!
15. All She Cares About Is Mariachi
Tracklist
 
 

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