INTERVISTA CON JAD FAIR

 
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12 Aprile 2012
 

Jad Fair incarna perfettamente la dicotomia artista/musicista. Come musicista ha impresso a fuoco il marchio sulla scena americano grazie agli Half Japanese, band formata nel 1975 insieme al fratello David. Chitarre fuori accordo e fuori sincrono, batteria minimale, lo-fi portato all’estremo, tutta spontaneità e zero spazio alla forma. Almeno un debutto seminale e un riquadro assicurato nella storia della musica indipendente americana.

Grazie alla italiana Interbang Records ora vede la luce, in edizione limitata su vinile, un disco che originariamente doveva uscire nel 2004 per una piccola etichetta scozzese: “Songs From A Haunted House”, opera complessa e ammaliante, ideata e concepita insieme al batterista degli Half Japanese Gilles-Vincent Rieder. In attesa della presentazione del disco il 13 aprile al Cox 18 di Milano, Jad ha risposto ad alcune domande di Indie For Bunnies.

Come ci si sente ad aver finalmente pubblicato “Songs From A Haunted House” dopo otto anni di ibernazione?
Sono felicissimo di esser riuscito a pubblicarlo finalmente. La frustrazione fu enorme quando scoprimmo che l’etichetta che doveva pubblicare l’album in origine chiuse poco prima della sua pubblicazione.

…è strano ritrovarsi a promuovere in tour del materiale registrato ed ideato un po’ di anni fa?
Io adoro andare in tour per promuovere un disco, quindi non la considererei una cosa strana Tra l’altro sono andato spesso in tour con Gilles Rieder. Questo è il terzo tour che faremo nell’ultimo anno.

Perché l’album si initola “Songs from a Haunted House”?
Il titolo originale del disco era “Haunted House”. Visto che ora l’abbiamo pubblicato su una casa discografica differente ci è sembrato necessario cambiare le carte in tavola!

Dopo aver ascoltato il disco diverse volte ciò che colpisce di più è un senso di “caos meticolosamente calcolato”, una varietà di generi che si muove veloce attraverso differenti ere musicalic…sei d’accordo? Se riesci a ricordare,cosa vi ha ispirato maggiormente durante le registrazioni del disco?
La musica sull’album è composta da Gilles Rieder. Gilles è un avido ascoltatore di molti generi e stili differenti di musica. Alle mie orecchie sembra tutto molto naturale e per nulla caotico!

Quale sono i tuoi ricordi più cari riguardanti la tua intera carriera, partendo dagli Half Japanese per arrivare ai giorni nostri?
È stato meraviglioso riuscire a pubblicare un boxset comprendente tre dischi (parla del debutto “½ Gentlemen/Not Beasts” nd IFB). Fino a quel momento davvero pochi musicisti erano stati in grado di fare una cosa del genere.

Avete mai considerato la pubblicazione di un nuovo disco degli Half Japanese dopo undici anni? Ci sono piani?
Abbiamo in programma la registrazione di un nuovo disco dopo la prossima estate. Probabilmente lo registreremo a Baltimore, nel Maryland.

In prima istanza cosa ti ha ispirato a diventare un’artista e musicista?
Sono sempre stato un’artista e musicista. Sono nato in quel modo. L’ispirazione è costante. Non è qualcosa per la quale mi devo arrovellare troppo.

C’è qualche diretta connessione tra il tuo lavoro come artistra grafico è il tuo ruolo come frontman di una delle band più acclamate del movimento underground americano?
Conosco molti musicisti che sono anche artisti. Penso che sia perché è la stessa parte del cervello che controlla questa funzione. Sono molto fortunato ad avere l’opportunità di poter vivere grazie a ciò che mi diverte più fare.

Nomina tre artisti contemporanei che sono una fonte di ispirazione per te…
Terry Adams, Daniel Smith e Amy Allison. Sono un grandissimo fan degli NRBQ.
Terry Adams è spettacolare. Daniel Smith della band Danielson sta facendo musica molto interessante, e Amy Allison è una delle migliori cantautrici in circolazione. Amo da morire il suo nuovo disco.

 

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