banner

MARK STEWART
The Politics Of Envy

13 aprile 2012

Genere: , , ,

Mark Stewart

Esempio di coerenza sonica e politica, mito del rock e patrigno di tutto il sound UK-garage, producer attento e figura imprescindibile dell’underground britannico, reduce di un futuro passato e pronto per un futuro radioso Mark Stewart, dopo qualche anno di silenzio, torna sulle scene con un nuovo album solista (nonostante le voci indicassero probabile l’uscita di un lavoro firmato Pop Group, dopo il lungo e promettente tour che, tra l’altro, aveva toccato anche il suolo italiano) intitolato programmaticamente “The Politics of Envy”.

Con una carrellata di ospiti importanti Mark decide di dare un seguito all’ottimo “Edit”, album che nel 2008 aveva segnato il suo ritorno. Se l’inizio di questo nuovo “Politics of Envy” è affidato all’ispirata invettiva combat-dub “Vanity Kills”, subito dopo è la volta del duetto molto rock con Bobby Gillespie in “Autonomia”. Non manca una lunga incursione in territori tra dub e dubstep, in compagnia del vecchio leone Lee “Scratch” Perry (“Gangsta War”), ma il disco mostra i primi momenti di stanca nel successivo irrisolto electro-rock di “Codex”. Per fortuna nostra arriva subito una “Want” (in compagnia dei figliastri Factory Floor) che, pur muovendosi sulle stesse coordinate, risolleva ampiamente le sorti dell’album. Ma è sopratutto l’inaspettato pop elettronico e trendy di “Baby Burgeois” ad impreziosire un ascolto altrimenti appesantito dalla brutta deviazione dance di “Gustav Says” (che vale neppure un quarto del ghetto-funk, da cui prende le mosse, “Rise Again” presente nel disco precedente).

Torna la presenza dei Factory Floor nel desolante tappeto industriale di “Method To The Madness”, mentre è la bella voce nera di Daddy G ad accompagnare il caracollante e drogato incedere di “Apocolypse Hotel”.
Chiudono l’album la toccante e scurissima cover di “Letter To Hermione” (mi piacerebbe capire perché nella mia copia promozionale è intitolata “Don’t Sit Down” mentre altrove la trovate sempre citata col titolo originale) e l’ultimo catastrofico assalto insieme ai giovani Factory Floor.

Meno monolitico e massiccio rispetto a già citato “Edit”, questa nuova fatica è comunque aggressiva (come il bristoliano Mark ci ha sempre abituati) e scomodamente divertente.

The Politics of Envy
[ Future Noise - 2012]
Similar Artist: Clash, Pop Group, Spoek Mathambo, Jah Wobble, Massive Attack, Grimes
Rating:
1. Vanity Kills
2. Autonomia
3. Gang War
4. Codex
5. Want
6. Gustav Says
7. Baby Burgeois
8. Method To The Madness
9. Apocolypse Hotel
10. Letter To Hermione/Don’t Sit Down
11. Stereotype

 

Articoli Correlati:

Nessun commento »

Ultime recensioni

More Light

PRIMAL SCREAM
More Light

Bei tempi quelli dei La’s e degli Stone Roses. Degli Happy Mondays e dei…

Off the Record

KARL BARTOS
Off the Record

Anni fa, se non ricordo male era il momento in cui la dubstep stava…

Trouble Will Find Me

THE NATIONAL
Trouble Will Find Me

All’indomani di una lunga coda post-”High Violet” a base di brani prestati a colonne…

Ready To Die

IGGY AND THE STOOGES
Ready To Die

Ora possiamo ammetterlo, la svolta da crooner di Iggy poteva essere un gioco divertente…

Vivere Aiuta A Non Morire

DARGEN D’AMICO
Vivere Aiuta A Non Morire

Tutti lo vogliono, tutti lo cercano, tanti vogliono lavorare con lui ma ancora pochi…

One Kiss Ends It All

SATURDAY LOOKS GOOD TO ME
One Kiss Ends It All

I Saturday Looks Good To Me fanno parte di quel ristretto gruppo di band…

Perfect

HOT HEAD SHOW
Perfect

Due anni fa il loro carattere stilistico aveva fatto smussare l’interesse – dapprima ostico…

Tales Of A Grass Widow

COCOROSIE
Tales Of A Grass Widow

I genitori da piccoli ci impongono di non sporcare in giro, di non disegnare…