THE MARS VOLTA
Noctourniquet

 
 
25 aprile 2012
 
The Mars Volta

Un disco dei Mars Volta? Esistono ancora? Dico io, nel 2012 ancora quella sbobba prog che ci ha entusiasmato per un paio di anni (diciamo fino a “Frances The Mute” – un’opera davvero geniale, ammettiamolo) poi ha iniziato talmente tanto a ripetersi e ad avvitarsi su se stessa (vorrei scrivere “a farsi troppe seghe mentali” ma purtroppo non posso) che improvvisamente ci siamo scoperti tutti orfani degli At the Drive-In ed abbiamo smesso di ascoltarli?

Sì, i Mars Volta esistono ancora e tanto per gradire se ne sono usciti fuori con il disco che non ti saresti mai aspettato da loro (non oggi, non dopo una roba immonda come “Octahedron”). Sono diventati più concreti ed incisivi – per certi versi più punk, anche se non sarebbe male se “Noctourniquet” fosse un po più asciutto e durasse almeno una decina di minuti in meno – ed oggi suonano più o meno come avrebbero suonato gli At the Drive-In se dopo “Relationship of Command” non si fossero mai sciolti ma avessero deciso togliere il piede dall’acceleratore insistendo sulla loro componente epico-drammatica (qualunque cosa possa voler dire il termine “componente epico-drammatica”, qualunque cosa si possa scrivere pur di non citare i Radiohead e tutto ciò che è venuto dopo “Kid A” ed “Amnesiac”) lasciando un attimo da parte la furia hardcore (o post-hardcore, per i grandi fan delle etichette da utilizzare per includere un gruppo in una determinata categoria). E dunque, minutaggio medio-lungo, meno svolazzi chitarristici (“The Malkin Jewel” pare uscita dalla mente di un Tom Waits in fissa gothic), più elettronica spuria in stile primi Anni Zero (“Trinkets Pale Of Moon”), molta più paranoia, Cedric Blixer che usa la voce in maniera più matura (“Aegis” e la sognante “Empty Vessels Make The Loudest Sound” – forse il pezzo migliore del lotto), una ritmica che spesso e volentieri non si sa proprio dove voglia andare a parare (quella di “Lapochka” è batteria o drum machine?), capacità di crescere ascolto dopo ascolto e parlare al cuore dell’ascoltatore, canzoni.

Ecco, canzoni. Il punto sta proprio qui. Certo, alcuni momenti del disco sono talmente kitsch da rasentare l’incredibilmente imbarazzante o al contrario l’assolutamente sublime (“Zed And Two Naughts”, segno che certe scorie prog che in passato hanno contraddistinto la proposta musicale della band americana sono dure da eliminare), certi altri sono da mettere bene a fuoco (“Dyslexicon” non riesce a convincere), ma da qualunque parte la si voglia vedere un disco del genere è la prova provata che i Mars Volta sono di nuovo fra noi e sono una band che può ancora dare parecchio. Basta solo non liquidarli dopo un paio di frettolosi ascolti, basta solo che si decidano una buona volta a diventare più pop e più digeribili, più terra terra e meno sperimentatori. Le potenzialità le hanno tutte, bisogna vedere se ci stupiranno dimostrando la volontà di farlo.

Noctourniquet
[ Warner Bros – 2012 ]
Similar Artist: Rush, Yes, Led Zeppelin. Santana, At the Drive-In, Radiohead, Battles, il peyote
Rating:
1. The Whip Hand
2. Aegis
3. Dyslexicon
4. Empty Vessels Make The Loudest Sound
5. The Malkin Jewel
6. Lapochka
7. In Absentia
8. Imago
9. Molochwalker
10. Trinkets Pale Of Moon
11. Vedamalady
12. Noctourniquet
13. Zed And Two Naughts

Tracklist
 
  • veggio

    Dico solo che auspicare che una band di tale spessore diventi piu POP piu TERRA TERRA più DIGERIBILE MENO SPERIMENTATRICE equivale a dire un’eresia.
    Lasciamo che le band Pop restino tali e le band come The Mars Volta atrettanto.
    Se poi non piacciono non occorre per forza ascoltarle o addirittura fare delle recensioni.

  • fuocoefulmini

    caro il mio “svedese”, ma cosa dici…vergogna! se si smette di sperimentare, l’arte MUORE!
    consigliare ai Mars Volta di essere più digeribili…non ci posso credere…
    i critici (specie quelli che si auto-proclamano tali sul web) dovrebbero anche loro esporsi pubblicamente ed avere il coraggio di dire in faccia agli artisti quello che pensano. avremmo molte meno recensioni deliranti (e, metaforicamente perlando, più occhi “neri”).
    e ricorda che, come dice Chris Cutler: ”The safest way not to be swallowed is to be unpalatable I guess.”
    nella musica e nella vita.

  • f.ede

    Ottima recensione caro omonimo. Sono molto d’accordo con quello che scrivi, e trovo l’album interessante.
    Ogni volta che esce un disco nuovo dei Mars, la curiosità mi spinge ad ascoltarlo, e ogni volta rimango sorpreso.
    In questo Noctourniquet ci sono le sperimentazioni e le melodie, l’elettronica e le chitarre. C’è tutto insomma. Forse avrei tolto tre pezzi dalla scaletta e allungato di qualche minuto altri pezzi (come la bellisima “Vedamalady”) ma per il resto devo dire che è un gran bel disco. Tre stelle e mezza anche per me.

  • NotBunnie

    Questa recensione dovrebbe far (sor)ridere? Non ci riesce per niente, si consiglia il recensore di non ritentare. E per quanto mi riguarda la grandezza dei Mars Volta risiede proprio nel non mettere mai d’accordo la cosiddetta “critica” musicale. I capolavori universalmente riconosciuti – sempre per quanto mi riguarda – sono i primi a stancare.

 

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