PAUL WELLER
Sonik Kicks

 
 
30 aprile 2012
 
Paul Weller

Essere grandi è un compito difficile, ed essere tra i più grandi di sempre lo è forse ancora di più, soprattutto quando tra i diciotto e i vent’anni ti capita di scrivere roba come “In The City” o “All Mod Cons”. Ripetersi, in questo caso, non è un compito da dilettanti. E il Modfather in qualche modo è sempre riuscito a cavarsela egregiamente, spesso cambiando forma, levigando o affinando il suo linguaggio. Ma senza perdere la sua sostanza, la classe, il tocco di genio.

“Wake Up The Nation”, a distanza di un paio d’anni, resta un ottimo lavoro: tiratissimo e funkeggiante al punto giusto, scritto e suonato come Dio comanda. In  “Sonik Kicks”, Paul Weller ripete in parte la medesima formula. In parte, appunto: giusto perché nei momenti in cui la linea del disco precedente non viene seguita, si va a finire in territori non certo nuovi, ma senza dubbio inesplorati per il Nostro.

Nei quattordici e piuttosto variegati episodi dell’undicesimo album della sua produzione solista, Weller si confronta col danzereccio, a partire dall’iniziale “Green”, dove si fanno sentire più che altro i Synth e le chitarre, la voce effettata, con una linea melodica poco definita. Un inizio non male: soprattutto se si pensa che quando sul nostro cammino incontriamo il Dub raffazzonato di “Study In Blue”, o brani decisamente fuori fuoco votati sempre alla dance quali “Around The Lake” o “Kling I Klang” le cose si mettono decisamente peggio. Paul tiene comunque i suoi assi nella manica: ad esempio, la bellissima ballata per chitarra acustica e archi “By The Waters. Oppure, l’ottimo (forse un po’ ruffiano) singolo che strizza l’occhio al Bowie degli Ottanta “That Dangerous Age”. Riuscitissima anche la coxoniana (Coxon alla chitarra, ovviamente; e c’è pure Noel Gallagher) “Paper Chase”, che per la prima metà potrebbe sembrare una b – side dell’omonimo dei Blur riletta per l’occasione. Non sfigura nemmeno l’acida “Drifters”, mentre chiude il tutto in bellezza “Be Happy Children”, meraviglioso esempio di Soul bianco senza tempo: meno di tre minuti che valgono la carriera di qualche sprovveduto trentenne.

Tra alti e bassi, si può definire con tranquillità “Sonik Kicks” un disco ben riuscito, specie alla luce della carriera e delle cinquantaquattro primavere del suo autore. È l’ideale proseguimento di un percorso che senz’altro non si arresterà qui: probabile anche che rappresenti un momento di transizione che porterà Paul Weller ancora più lontano. Intanto, teniamoci le ottime canzoni di questo disco, magari skippando quelle più deboli.

Sonik Kicks
[ Island – 2012 ]
Similar Artist:
Rating:
1. Green
2. The Attic
3. Kling I Klang
4. Sleep of the Serene
5. By the Waters
6. That Dangerous Age
7. Study in Blue
8. Dragonfly
9. When Your Garden’s Overgrown
10. Around the Lake
11. Twilight
12. Drifters
Tracklist
 
  • http://www.indieforbunnies.com Marco “Fratta” Frattaruolo

    se non erro Coxon suona l’hammond e non la chitarra…poi che dire c’è la crème de la crème del britpop coxon, noel e craddock…disco da quattro stelle piene, se non quattro e mezzo!!

 

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