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SEBASTIEN TELLIER
My God Is Blue

7 maggio 2012

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Sebastien Tellier

Ogni volta che sento/leggo di un disco nuovo di Sébastien Tellier non posso fare altro che esclamare a gran voce “Bentornato vecchio puttaniere!” ed iniziare ad attendere con grande impazienza di entrare in possesso di una copia pirata o autentica che sia. Ammettiamolo: quando dici Tellier vai sul sicuro e sai già cosa ti aspetti (musica di un certo livello, soluzioni sonore che hai già sentito altrove ma riescono nello stesso tempo a sembrare altamente innovative, grande gusto per le cose di classe/grande gusto per le cose più kitsch, canzoni nel vero senso della parola, copertine assolutamente inguardabili) e dopo che sei entrato nel vortice non ne esci più per almeno tre mesi (che, in tempi come questi nei quali la musica ti ha già rotto prima di uscire perché sostanzialmente è priva di valore aggiunto ma soprattutto la perché puoi reperire in rete mesi prima che esca sul mercato, è un vero e proprio record).

Fatta questa noiosa-ma-doverosa premessa non si può far altro che dire che “My God Is Blue” è un disco davvero notevole, aggiungendo a testimonianza di questa mia impegnativa affermazione il fatto che “My God Is Blue” suona più o meno come il 1981 – ossia l’anno nel quale la disco music stava definitivamente tramontando in favore del synth pop e certo progressive rock con i baffi stava pericolosamente ripresentandosi sulla scena forte del declino/sellout totale di certo punk rock anglo-americano – ed anche se non c’è una “Divine” da utilizzare come sottofondo qualche spot pubblicitario è un disco profondamente pop, nell’accezione più becera e, perché no, populista del termine. Detta così pare non voler dire nulla, invece vuol dire tutto: cose impegnative come “Pépito Bleu” e “Mayday” associate a deliziosi pasticci puttan-disco come “Cochon Ville”, volontarie-quanto-favolose cadute di stile come “Russian Attractions” (mamma mia quegli archi sintetici! In un mondo in cui il pur ottimo Gotye è in heavy rotation su Radio Deejay questa dove dovrebbe essere?) associate a cose di classe (o meglio, cose che sarebbero di classe se io guidassi una Ritmo Cabrio ed il mondo si fosse fermato a “Foreign Affair” di Mike Oldfield) come “Draw Your World”, la struggente title track e la kitsch oltre ogni limite “Yes, It’s Possible” (con quella chitarra che pare uscita dai boccoli di Brian May dei Queen) contrapposti al technopop in morfina di “Against The Law” – e via dicendo. Più o meno è un’operazione concettualmente simile a quella fatta dai Justice con “Audio, Video, Disco”, ma con un cantautore alla – diciamo – Serge Gainsbourg (chiaramente il miglior Gainsbourg, quello che ci provava pesantemente con Whitney Houston in diretta tv) in luogo di due tamarri emuli dei Daft Punk.

“My God Is Blue” lo ascolti e vorresti non finisse mai, davvero. Manca solo il sax di Fausto Papetti e ci sono tutti gli ingredienti per far reclinare il sedile anteriore della propria auto ed avventarsi senza alcun timore di fare brutta figura sulla pollastrella/sul pollastrello di turno (mi faccio senso da solo per quanto è maschilista quest’ultima frase che ho scritto, ma con Tellier ci sta – basta guardare la sua barba, i suoi capelli, la stempiatura, come si veste, tutto). Assolutamente spiazzante, mai banale, sempre intelligente: questo è Sébastien Tellier e questa è la sua musica.

My God Is Blue
[ Record Makers - 2012 ]
Similar Artist: Human League, Yes, Daft Punk, Serge Gainsbourg, Jerry Calà
Rating:
1. Pepito Bleu
2. The Colour Of Your Mind
3. Sedulous
4. Cochon Ville
5. Magical Hurricane
6. Russian Attractions
7. Mayday
8. Draw Your World
9. My Poseidon
10. Against The Law
11. My God Is Blue
12. Yes, It’s Possible

 

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