INTERVISTA CON ANDREA FRANCHI

 
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11 Giugno 2012
 

Paolo Benvegnù. Proiettili Buoni. Revolver. Sono solo alcuni nomi di band che sottintendono la presenza di Andrea Franchi, musicista originario di Prato. Lo scorso 13 marzo  è uscito “Lei o Contro di Lei”,  in collaborazione con il Collettivo Pupazi, per l’etichetta La Pioggia Dischi.

Ciao Andrea, benvenuto su Indie For Bunnies. Iniziamo parlando del tuo disco, che definirei un “debut-non-debut”, dal momento che di fatto è  al contempo la tua ultima uscita discografica e la prima a nome “Andrea Franchi”… Rivedi “Lei o Contro di Lei” in questa definizione?
Ciao a voi. Non propriamente, il titolo non ha a che fare con i miei lavori precedenti (anche se la vostra recensione dell’album ammicca ad “Hermann” e in parte condivido). “Lei o contro di lei” è un disco sul doppio e gli opposti: i vari mosaici che fanno di noi, persone in continuo mutamento dove spesso fuggiamo a noi stessi.

Come nasce il Collettivo Pupazi?
Collaboriamo insieme dal 2007 e il progetto in realtà nacque con Guglielmo Ridolfo Gagliano (Ghando), anche lui scrive canzoni. Avevamo dato anche una definizione alla musica nostra: “Puppets Music”. Poi lui non poté seguire il progetto e abbandonò. Nel disco però è il fonico delle registrazioni e dei missaggi, oltre ad avermi aiutato in alcuni arrangiamenti. Marco Serafino Cecchi è il batterista che ha sempre collaborato con me ed è una grande mente all’interno del gruppo, insieme abbiamo analizzato ogni sfumatura del disco. Filippo Brilli è il sassofonista (con noi al baritono) e con il suo suono dirompente ha dato un taglio interessante alla sonorità dei brani. Ha anche arrangiato i fiati insieme a me. Marco Burroni è l’attuale bassista e insieme a  Matteo Bianchini ha suonato i bassi nel disco. Poi ci sono molti ospiti: Riccardo Onori ha suonato in quattro brani e Alessandro Asso Stefana in “Due Rivali”, altri bravissimi musicisti alle sezioni di fiati.

Una delle frasi che più mi piacciono di “Lei o Contro di Lei” è: “Avviciniamoci alla musica/Allontaniamo l’estetica”. Da qui partono un paio di mie curiosità:
-l’ultimo episodio che ti viene in mente di estetica pressante ed imposta che ti ha infastidito:

La TV, la donna come merce, le pubblicità. Questo nell’estetica spicciola, ma se parliamo in ambito sociale, chi vuole rendere l’uomo esteta e subordinato ad un modello di vita è il “potere”. Io mi oppongo al potere imposto, demagogico e che finge di essere democratico.

-il disco che ti ha fatto innamorare della musica, che ti ha definitivamente fatto avvicinare ad essa, e che ti ha fatto capire che era quella la strada da intraprendere:
Ce ne sono parecchi, ma forse non è stato un disco ad avvicinarmi a questo lavoro. A me piace suonare fin da quando ero piccolo. Avevo molti strumenti.

In “Due Rivali” canti: “Ammalarsi di ambizione privi di una vera convinzione”. Quando secondo te l’ambizione diventa una vera e propria patologia? Come gestisci la tua, di ambizione?
Oggi  è un “modello” che ci viene proposto. L’ambizione ci vuole ma nella giusta dose. Diventa patologia quando hai la smania di bramare qualcosa e non ti basta mai. Abbiamo tutto di fronte ma non lo vediamo. La mia ambizione è fare questo lavoro, che svolgo con passione e dedizione, senza avere tutti questi problemi (economici) che ho ora. E mi sono imposto di non andare a fare altri lavori per essere corretto verso me stesso e concedermi tutte le opportunità. In Italia, si sa, è difficile fare il musicista e mi domando: “Perché?”

Nel brano “La Distrazione” invece duetti con un bimbo, che leggendo i credits del tuo disco ho scoperto essere un “baby Franchi”. È tuo figlio? Da padre musicista, applichi/applicheresti un parental control nei suoi ascolti, nella sua formazione musicale?
Sì, è mio figlio. Gli faccio ascoltare un po’ di tutto e a volte rimango stupito perché gli piacciono cose anche strane. I bambini sono attratti dal suono forse più della canzoncina. Io ho iniziato con Satie, Gainsbourg, Beach Boys.

Non tutti sanno che oltre ad essere un polistrumentista e cantautore, sei anche un produttore artistico. Da questo punto di vista, qual è il disco che ti lascia ad oggi maggiormente soddisfatto? E quello su cui rimetteresti le mani perché c’è qualcosa che cambieresti?
Quello che forse mi ha dato più soddisfazioni e che mi ha lasciato un bel ricordo è “Piccoli Fragilissimi Film” di Benvegnù. E’ un disco al quale sono affezionato particolarmente: facemmo i provini (molti in casa mia) Paolo ed io fino alla realizzazione finale che ci impegnò per lunghi mesi a Prato. Era il 2002. Allestimmo uno studio di registrazione per questo progetto. Rimetterei le mani a “Le Labbra” di Benvegnù, e se ci penso un altro po’ anche nel mio.

E un disco –non tuo- di cui consideri eccellente la produzione artistica?
Non riesco ad ascoltare tutto, quindi umilmente posso dire: Alessandro Fiori – “Attento a me stesso” (prodotto da Alessandro Stefana) e Bobo Rondelli – “Per amor del cielo”  (prodotto da Filippo Gatti). Dischi esteri ce ne sono tanti fatti bene ma dobbiamo concentrarci di più sulla musica italiana che spicca di talenti. All’estero ci copiano Morricone e spero che gli altri diventino un po’ “italofoni”. Basta con l’anglofonia, non abbiamo niente da invidiare!

Consigliaci dei musicisti che secondo te meriterebbero più visibilità.
Baby Blue, Alessandro Fiori, Marco Parente.

L’ultima domanda riguarda la tua “altra” band, i Paolo Benvegnù: daresti ai lettori qualche piccola anticipazione?
In estate un tour mirato e non vedo l’ora! Saremo anche in festival importanti.

 

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