CHROMATICS
Kill For Love

[ Italians Do It Better - 2012 ]
9
 
Genere: electro-pop
Tags:
 
15 giugno 2012
 

Ogni generazione è ossessionata dal proprio lascito, ma per quella nata a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta le cose si sono messe male dal principio: una volta raggiunta la maggiore età, ci siamo persi dietro a complessini nu new wave che non susciteranno mai alcuna forma di venerazione storica. Messe da parte le cravatte strette e le Chucks, da qualche anno ci stiamo provando con Beach House, Grimes e “Hurry Up We Are Dreaming” che nelle aspirazioni degli M83 doveva essere una specie di testamento: il riciclo post-punk è stato un abbaglio, il passaggio di consegne è avvenuto. Oggi ci riconosciamo nell’esistenzialismo da luna park e nel bomber di Ralph Macchio; sta di fatto che continuiamo a non avere niente da consegnare o da ricordare.

Ci serviva una prova per dimostrare che stavolta non eravamo in errore, così abbiamo visto “Drive” e creduto che Brian de Palma o Michael Mann non avrebbero potuto fare la stessa cosa vent’anni utilizzando gli Snap al posto di Kavinsky. La sindrome del lascito è tale che quando arriva un prodotto minimamente sopra la media tendiamo subito a storicizzarlo, a volere che sia importante. E’ per questo che “Kill for Love” è il disco che ci meritiamo- uno dei migliori che potrete ascoltare quest’anno- ma anche un souvenir di ciò che siamo incapaci di fare: siamo i secondi della classe senza nessuna voglia di battere i primi (tanto stupid and contagious non lo siamo mai stati, diffidate di chi vi dice il contrario).

“Kill for Love” è il lato oscuro di “Footloose”, vogliamo ballare ma non possiamo farlo come se ci stessimo davvero credendo; ascoltiamo “Dust to Dust” e intravediamo la sagoma di Kevin Bacon proiettata sul muro, i suoi passi rallentati, le nostre braccia conserte, una scena che per lui è avvenuta tanto tempo fa, e per noi non è mai esistita.
C’è qualcosa di potenzialmente deprimente in questa lunghissima sequenza di canzoni, capace anche spensieratezza (“Back from the Grave”) e di disimpegno (“Lady”) del genere adesso vado a prendermi una cosa da bere e forse torno, tu continua a muoverti come se niente fosse. A fine serata non avremo molto da dire: languidi e mortiferi, felici e inconsapevoli, del nostro lascito generazionale non ci importerà granché. Però.
Però non è un caso che il disco si apra con “Into the Black” che fa il verso alla famosissima “Hey Hey My My” di Neil Young: una generazione non solo è solo ossessionata da quello che lascerà, ma vuole anche svalutare ciò che è stato prima. Se non possiamo battere i primi della classe possiamo almeno renderli ridicoli, è il divertimento compiaciuto che nasce dall’inferiorità.
Rock’n’ roll WAS here to stay: sapere che è colpa nostra non può che farci sentire meglio.

Tracklist
1. Into The Black
2. Kill for Love
3. Back From The Grave
4. These Streets Will Never Look The Same
5. At Your Door
6. Lady
7. Flashback
8. Running From The Sun
9. Dust To Dust
10. Birds Of Paradise
11. Electricity
12. Baby
13. The River
 
 

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