GLEN HANSARD
Rhythm And Repose
Genere: songwriting
| Tweet |
|

Quando si è a dieta, e io ne ho una discreta esperienza, la soglia della sazietà si abbassa, soprattutto per quanto riguarda gli zuccheri, assunti in quantità irrisoria. Un paio di settimane fa ero al matrimonio di uno dei miei migliori amici e mi ero promesso di “onorarlo” anche con una discreta mangiata di dolci, cosa che non facevo da diversi mesi. Alle bellicose premesse è corrisposto un risultato modesto, visto che dopo una fetta di torta e un assaggio di mousse ero ormai sazio e oltre la soglia di zuccheri sopportata. Tutto questa premessa per dirvi che è successa la stessa cosa col disco solista di Glen Hansard. Ci arrivavo carico di speranze, convinto di essere travolto dalla malinconia delle sua romantiche ballatone durante un’ assolata e un po’ triste domenica di giugno. Il giro è durato meno del previsto, probabilmente intorno alla traccia numero sei, “The Storm, It’ Coming”, dopo la quale l’accumulo di melassa da melodramma pop ha superato la soglia consentita, trasformando le note in noia, costringendomi ad un bisogno drastico di rumore, caos e “vita”.
Il lavoro del leader dei Frames e degli Swell Season è impeccabile nella forma e nella costruzione epica dei saliscendi emotivi delle ballate, ma finisce per essere sin troppo narciso e autoreferenziale da sembrare poco sincero. E’ come un Damien Rice che all’acustica preferisce il pianoforte, ma privo della grazia necessaria a scrivere un capolavoro come “o”. Più verosimile, se proprio vogliamo associarlo al connazionale di cui prima, paragonarlo al mezzo passo falso di “9” dove, finito forse l’aspetto più viscerale delle composizioni, si prediligeva un leggermente stucchevole pilota automatico, destinato probabilmente ad assecondare i palati meno raffinati. Per chi è passato già sotto cascate di dischi simili resterà difficile innamorarsi di “Rhythm And Repose”, anche in tempi di magra per quanto riguarda certi romanticismi. Personalmente preferisco di gran lunga la scheletrica malinconia dei Sun Kil Moon a queste ballate tanto lucenti, quanto paracule da non sembrare tutte plausibili, pur non mancando una buona dose di classe e mestiere.
2. Maybe Not Tonight
3. Talking with The Wolves
4. High Hope
5. Bird of Sorrow
6. The Storm, It’s Coming
7. Love Don’t Leave Me Waiting
8. What Are We Gonna Do
9. Races
10. Philander
11. Song of Good Hope
Articoli Correlati:







29 giugno 2012 @ 13:52
So true. Il clima freddo e uggioso di questi giorni della città in cui vivo mi sembrava una buona premessa per una first listening del disco di Hansard, ma non sono riuscito ad arrivarci in fondo. Noia. Mi riascolterò quello della Irglova che, inaspettatamente, ha fatto una cosa più sentita di questa.
29 giugno 2012 @ 22:07
non sono d’accordo. secondo me la dieta innervosisce, e si scrivono recensioni negative di dischi bellissimi
2 luglio 2012 @ 11:40
beh sì, la dieta innervosisce, ma il disco mi è parso poco ispirato. Poco sincero. E’ una questione di chimica tra me e queste canzoni