VIRGINIANA MILLER
Gelaterie Sconsacrate
Genere: italian pop, italian rock, songwriting
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La sfortuna maggiore per i Virginiana Miller è quella di essere sempre in anticipo sui tempi, la seconda è quella di avere un frontman che non buca lo schermo (cosa che non dovrebbe avere senso parlando di musicisti, ma tant’è). Non me ne voglia Simone Lenzi ma per la controprova si potrebbero confrontare i dati vendita del suo romanzo d’esordio con quelli, ad esempio, di Francesco Bianconi per avere la certezza che non è mai una questione di qualità. Siccome fa caldissimo e vorrei evitare chilometriche discussioni infarcite di pesanti insulti alla mia persona mi limiterò a spiegare il primo punto ma sappiate che il secondo ha forse maggiore rilievo.
Dicevamo di essere in anticipo su certe sonorità e tematiche: per chi non lo sapesse “Gelaterie sconsacrate” è il disco d’esordio dei Virginiana Miller, uscito per “Baracca e Burattini” e introvabile da almeno un decennio. Al momento dell’uscita non ricevette l’attenzione che meritava, non da tutti per lo meno, come ci testimonia il booklet di questa nuova edizione nel quale sono riportate le entusiaste parole di Sandro Veronesi scritte per il defunto “MUSICA” (per rimanere nel campo delle iniziative spernacchiate ai tempi e poi…oggi abbiamo XL e saremo tutti contenti, immagino). Parole entusiaste e profetiche dato che dei Virginiana Miller parliamo ancora oggi e soprattutto parliamo di una ristampa da più parti attesa, soprattutto tra gli addetti ai lavori perché non c’è musicista in Italia che non apprezzi la band livornese, non si contano infatti i tributi più o meno palesi in questo senso (ritorniamo a Bianconi).
Quando “Gelaterie sconsacrate” uscì si dovette confrontare con una scena italica che applaudiva lavori di forte impatto emotivo, fatti di suoni potenti, riff clamorosi e liriche piuttosto insensate. Non poteva avere successo un lavoro figlio della new-wave italiana, dalla freddezza di certe chitarre e dai testi lucidi e chiari, un lavoro che voleva essere ascoltato prima che urlato a memoria sotto i palchi sudati. Eppure basta ascoltare l’iniziale “Curriculum” per ritrovarci tutti mentre ci chiediamo che fine faranno quelle pagine che inviamo e parlano di noi e soprattutto a chiederci perché un Benvegnù ha tanto successo e loro no. Un disco che snocciola perle una dietro l’altra da “Tutti al mare” a “Dotlingen”, da “Ceasar Palace” a “L’estate è finita” ma che ha pure i suoi passaggi a vuoto come “Altrove” che doveva fare da apripista e invece suona sconclusionato. Parliamo di un disco ambizioso e con scelte stilistiche di pura eleganza dove l’incapacità di rapportarsi si fa male di vivere ma sempre con leggerezza, la noia diventa estasi e un semplice disco per nulla semplice diviene sussidiario sul quale studierà la generazione cantautoriale Zero. Allo stesso tempo coloro che venivano osannati ieri, oggi sono tutti spompati e i loro lavori suonano decrepiti quando non marciscono in fondo ai cassetti. Non fate l’errore dei vostri fratelli maggiori, ascoltate “Gelaterie sconsacrate” e date un senso all’estate del nostro scontento.
2. Tutti Al Mare
3. L’Uomo Di Paglia
4. Dotlingen
5. Altrove
6. Merenderi
7. Nouvelle Cousine
8. Caesar Palace
9. Venere Nettuno Belvedere
10. L’Agente Al Cairo
11. Tutti Al Mare (Versione Autunnale)
12. L’Estate E’ Finita
13. You & Me Inc.
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17 luglio 2012 @ 21:57
Non so voi, ma io mi sono davvero stufata di leggere recensioni in cui si dice che i Virginiana non hanno avuto successo. D’accordo, se si fanno confronti con i Baustelle ovviamente non c’è gara, ma pochissimi degli “indipendenti” possono dire di vendere quanto e più dei Baustelle. Secondo me, se sono qui sono qui dopo 15 anni, è proprio perché sono una band di successo.