DIRTY PROJECTORS
Swing Lo Magellan
Genere: alt pop-rock, experimental pop
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Un battito di mani ci accoglie nella nuova fatica di David Longstreth e soci, a due anni di distanza da quel gioiello che risponde al nome di “Bitte Orca”.
Accostarsi per la prima volta alla musica dei Dirty Projectors può risultare straniante: controtempi, linee vocali sghembe con incroci tra voci maschili e cori femminili. Ad un bel momento ci si trova nel bel mezzo di vortici sonori che durano giusto il tempo sufficiente per rendersene conto. Se si sa come un pezzo inizia, non si sa come finisce. Chi invece ha già avuto modo di apprezzarli (o disprezzarli) non troverà poi granchè di nuovo.
Le canzoni dei Dirty Projectors, in realtà, sono essenzialmente canzoni pop. Ma vengono rimodellate e cesellate di particolari e trovate che conferiscono quell’aria fricchettona e deviata. E quando ciò non avviene, saltan fuori un folkettino come la title-track e una ballata al piano come “Impregnable Question”, in cui David riconduce la propria ugola entro binari più lineari del solito. Quasi sempre infatti il nostro si muove sul limite estremo del consentito e del consentibile (si ascolti “Maybe That Was It” al riguardo).
Fondamentale è l’apporto, come si accennava, dei cori femminili. Nel primo singolo “Gun Has No Trigger” ad esempio pongono fine al climax creato dalla voce di Longstreth, risultando vitali nell’economia del pezzo; in “Unto Cesar” si rendono altrettanto efficaci come controcanto sposandosi al meglio con i fiati (novità per i Dirty Projectors).
La crepuscolare e a tratti gospel “Irresponsible Tune” chiude un disco che dura il giusto (42 minuti) e che non fa che confermare una formula ormai collaudata ed efficace. Magari io tra “Bitte Orca” e questa nuova prova mi tengo il primo (che reputo, ripeto, un capolavoro), ma “Swing Lo Magellan” rappresenta senza dubbio l’ennesima conferma di questi folletti inafferrabili dell’indie contemporaneo.
Ed è così che un altro battito di mani, stavolta il nostro (il mio perlomeno) li congeda e da loro appuntamento al prossimo capitolo di una già interessantissima storia. Consigliatissimo.
2. About To Die
3. Gun Has No Trigger
4. Swing Lo Magellan
5. Just From Chevron
6. Dance For You
7. Maybe That Was It
8. Impregnable Question
9. See What She Seeing
10. The Socialites
11. Unto Caesar
12. Irresponsible Tune
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16 luglio 2012 @ 13:50
Ecco, sì, anche a me è piaciuto più Bitte Orca, anche se non so perché.
16 luglio 2012 @ 17:36
Un disco di una bellezza esaltante.
I controcanti delle donzelle sono a dir poco magnifici, e la voce di David è pazzesca in ogni brano. La mia prima sensazione è stata di sentire “Rubber Soul” dei Beatles come se fosse stato aggiornato al 2012. Uno spettacolo che merita le 5 stellette.
19 luglio 2012 @ 17:45
@federico forse sarà l’effetto sorpresa causato dall’uscita di un qualcosa di diversissimo, forse il fatto che lo abbiamo già assimilato di più, forse il fatto che in “bitte orca” non c’è davvero ma davvero nulla fuori posto.
28 agosto 2012 @ 15:55
disco “colpo di fulmine” della mia estate
Note: recuperare assolutamente Bitte Orca
28 novembre 2012 @ 16:23
Confermo che è un passo indietro a Bitte Orca, ma che è appena entrato nella mia classifica 2012.