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STONE ROSES – Live @ Ippodromo San Siro (Milano, 17/07/12)

22 luglio 2012

Genere:

Stone Roses

28 settembre 1989. Milano, City Square.
Da quel giorno aspettavo di rivedere gli Stone Roses dal vivo. Erano la più grande promessa della musica indie inglese, era da poco uscito il primo album.

17 luglio 2012. Milano, Ippodromo San Siro.
Sono passati quasi 23 anni, una dozzina di dischi da solisti (e non) dei componenti ed una valanga di rumors, interviste e richieste di reunion.
Poi l’insperato è successo e molti pensavano ad una mera operazione commerciale, viste pure le molteplici prime pagine del NME.

Con queste premesse sono andato al concerto degli Stone Roses, con molta curiosità e l’intenzione di vivere l’evento col distacco necessario ad emettere un verdetto finale.
Già la guest band è da brividi, un pezzo di storia del Rock: The JusticeTonight Band. Il nome non dice nulla ma è il progetto di Mick Jones dei Clash, che si presenta sul palco in abito grigio lucido, camicia bianca ed una bella Gibson Les Paul con bottoni dorati. I classici dei Clash scaldano il pubblico, si va da “Train in vain” a “Should I stay or should I go”, da “Rock the Casbah” a “Bankrobber”. Tra i vari ospiti sul palco i Farm e Pete Wylie.

Da un pezzo di storia lascia il palco, per farne entrare un altro, di uno spessore diverso ma con lo stesso quesito di fondo: cosa sarebbe stata la musica senza di loro?
Quale migliore incipit di “I Wanna Be Adored”? La temperatura sale con le successive “Mersey Paradise”, “(Song For My) Sugar SpunSister)” e “Sally Cinnamon”. Poi il primo dei due brani di “Second Coming”, “Ten Storey Love Song” come a dire che gli stessi Roses prediligono le prime produzioni.

Poi un set più lisergico con “Where Angels Play” e “Shoot You Down” per arrivare al momento clou della serata: una linea di basso cui subentra una batteria sincopata, per una versione remix dal vivo rendono “Fools Gold” sublime. Il tutto in un crescendo, cui si introduce lo wahwah di chitarra di John Squire e la voce sussurrata di Ian Brown, coperta dal cantato della folla in delirio. “Reni” è uno dei migliori batteristi al mondo e su questo brano dal del suo meglio: è sublime con quel suo cappellino da tennis 70’s sugli occhi e le braccia da polipo su tutto ciò che lo circonda! Il brano dura quasi un quarto d’ora, Ian Brown sul palco a stento sa che fare.

Poi la seconda parte del concerto scivola egregiamente, sottolineando la perfetta amalgama della band e la ritrovata sintonia. Ottime “Made Of Stone” e “Love Spreads”.
Il finale, senza “encore”, è travolgente, con una simbolica “I Am The Resurrection” a chiudere lo show, un brano che rappresenta più che mai il quartetto di Manchester, risorto dalle ceneri per trovare una nuova vita celestiale.

Avrebbero avuto il mondo nelle loro mani se solo lo avessero voluto. Sarebbero stati tra i più grandi di sempre se non si fossero artisticamente parlando suicidati tempo fa. Ma forse questo li rende ancora affascinanti, specie adesso che suonano come una band di consumata esperienza, senza sbavature di sorta.

RISORTI

Setlist
I WANNA BE ADORED
MERSEY PARADISE
(SONG FOR MY) SUGAR SPUN SISTER
SALLY CINNAMON
TEN STOREY LOVE SONG
WHERE ANGELS PLAY
SHOOT YOU DOWN
FOOLS GOLD
SOMETHING’S BURNING
WATERFALL
DON’T STOP
LOVE SPREADS
MADE OF STONE
THIS IS THE ONE
SHE BANGS THE DRUMS
I AM THE RESURRECTION

 

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