NEIL YOUNG & CRAZY HORSE
Americana
Genere: folk-rock
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E’ un po’ triste il fatto di essermi avvicinato a questo disco cercando di ipotizzare come Neil Young avrebbe potuto fare meno danni possibili. Troppo forte il ricordo degli ultimi fiacchi dischi della sua produzione, arresasi all’inevitabile parabola discendente di un artista vicino ai settant’anni. L’aver prosciugato le riserve della propria ispirazione non è un reato, ma sarebbe meglio centellinare i nuovi dischi onde evitare di sembrare la patetica caricatura di se stessi. “Americana” prova in parte a cambiare le carte in tavola proponendo con cui il Nostro proava a riaffermare le proprie radici in una manciata di brani tradizionali americani reinterpretati con i vecchi sodali dei Crazy Horse. Il paradosso è che la musica di Neil Young non avrebbe bisogno di tutto questo proprio per quanto è riuscita a rappresentare nel solco della tradizione folk americana degli ultimi quarant’anni.
Il disco si presenta come la classica opera ben confezionata, suonata con tanto mestiere e la rotta segnata dal pilota automatico. Ci sono i Crazy Horse e c’è il loro folk rock ruvido e ubriaco , perfettamente incastrato nello stile tradizionale dei brani presentati. Un’opera classica nella forma e nel contenuto, sicuramente meno stanca di alcune produzioni precedenti e che non può, per genesi e costruzione, riscattare del tutto un’artista che il meglio di sé lo ha abbandonato già da tempo. Resta un piacevole diversivo in chiave folk per l’estate parca di dischi, capace di regalare qualche spensierato momento all’ascoltatore, come nel caso della “God Save The Queen” in chiusura, unico brano non appartenente alla tradizione a stelle e strisce, ma comunque ricco di significato per la storia degli USA.
2. Clementine
3. Tom Dooley
4. Gallows Pole
5. Get A Job
6. Travel On
7. High Flyin’ Bird
8. She’ll Be Comin ‘Round the Mountain
9. This Land is Your Land
10. Wayfarin’ Stranger
11. God Save the Queen
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30 agosto 2012 @ 14:58
Non sono d’accordo. Intanto l’ultima traccia è da considerarsi a pieno titolo un inno americano, perchè il Commonwelt costrinse l’America ad adottarlo per tutto il tempo in cui fu sotto il regno britannico. E poi che il vecchio Loner nn sforni più capolavori è solo una opinione. Già da Mirrorball, o Ragged Glory, e poi Broken Arrow o il recente La Nose, i capolavori sono una abitudine per il grande musicista. C’è gente che nn ama certa musica e ne scrive comunque. Perchè nn astenersi, facendo un favore a tutti? Saluti