BOB MOULD
Silver Age

 
 
26 Settembre 2012
 

Ogni volta che si parla di Bob Mould, non posso fare a meno di pensare che sia uno dei più grandi autori di canzoni di sempre. E non lo dico da fan degli Husker Du, o da grande estimatore degli Sugar e della sua carriera solista: mi riferisco proprio al talento, quasi innato, del saper trasferire innumerevoli emozioni in tre o più minuti di musica e parole, con melodie che ti aprono il cuore e testi che alcune (anzi, troppe) volte sembrano scritti proprio per te.

Ma veniamo un po’ al nocciolo della questione: la carriera solista del nostro eroe, per quanto disseminata di pezzi incredibili, non è mai stata all’altezza di quanto fatto in precedenza. Anche se, tanto per tirarne in ballo uno, “Workbook” era e rimane un gran lavoro. Ma, ad esempio, anche “Life And Times”, col quale Bob ci aveva lasciati, non era così male come si è detto e scritto in giro. Tutto ciò per dire che col Mould solista si è sempre stati poco generosi. E ulteriore dimostrazione ne è il nuovissimo “Silver Age”, che segna il ritorno a sonorità che più che ad un passato recente, strizzano l’occhio ad un passato remoto. Le modalità di scrittura e i suoni non sono poi così distanti dagli Sugar o dagli ultimi fuochi degli Husker Du: chitarre taglienti e a presa rapida, melodie fresche ed immediate; il concetto di power – chord elevato all’ennesima potenza, così come, in un certo qual modo, quello di Power Pop.

Magistrale, la prima cinquina di brani: l’abrasiva “Star Machine” posta in apertura, la sfuriata Punk dagli echi Grunge della title – track; il singolo “The Descent”, forse un po’ ruffiano, va bene: ma trovami un altro che ti scrive una canzone “ruffiana” così bella. Non parliamo poi di “Briefest Moment”, perfetto trait – d’union tra “Flip Your Wig” e gli episodi più incazzosi del periodo solista. “Steam Of Hercules” è invece un’ottima ballata elettrica spacca – cuore; mentre da “Fugue State” la situazione comincia un po’ a calare, ma solo per la clamorosa qualità di quanto ascoltato in precedenza, perché il livello è, di fatto, sempre alto. E appunto, “Round City Square” non delude, anche se meno immediata rispetto alle altre, seguita da una “Angels Rearrange” che richiama dichiaratamente i tempi di una volta senza farne un problema: dalle parti di “Candy Apple Grey” e dei soliti Sugar. La doppietta finale “Keep Believing” – “First Time Joy” conclude un disco riuscitissimo: gustosissimo Power Pop la prima (non saprei dare altra definizione), ideale chiosa intimista, elettroacustica e poi esplosiva,  la seconda.

Insomma: il buon vecchio Bob Mould ci sa ancora fare; e non gli si può certo imputare di non saper più scrivere canzoni, perché le dieci che prendono parte all’album in questione sono lì a dimostrare che è tutto il contrario. E poi, “Silver Age” è probabilmente il suo miglior disco da una quindicina d’anni a questa parte: un’altra piccola luce che si aggiunge alle nostre vite. </p>

Silver Age
[ Edsel – 2012 ]
Similar Artist: Husker Du, Sugar
Rating:
1. Star Machine
2. Silver Age
3. The Descent
4.  Briefest Moment
5. Steam Of Hercules
6. Fugue State
7. Round The City Square
8. Angels Rearrange
9. Keep Believing
10. First Time Joy
Tracklist
 
 

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