BAT FOR LASHES
The Haunted Man

[ Parlophone - 2012 ]
8
 
Genere: dream pop, alternative
 
5 Novembre 2012
 
Bat For Lashes

In principio fu Priscilla, poi è toccato a Daniel finché Laura non gli ha rubato la scena (è il minimo che ci si aspetta da una donna il cui nome viene tatuato sulla pelle degli altri). Natasha Kahn non ha mai fatto mistero della sua passione per le canzoni intitolate a una persona: Daniel qualcuno potrà dimenticarselo, Priscilla va e viene ma Laura no; al primo folgorante ascolto abbiamo intuito che sarà lei a eclissare chiunque nel mondo di Bat for Lashes. Per sempre.

Nel 2009 avevamo lasciato Natasha Kahn alla sua ultima fermata a Brooklyn. “Two Suns” era un disco grandioso e imperfetto, evidentemente congestionato dalle troppe cose che l’autrice aveva da dire. A giudicare dalla ripetitività di certi temi– donne materne con impennate luciferine, notti insonni e viaggi– è molto probabile che queste cose Bat For Lashes le abbia già esaurite.

In passato ha pagato, più di altri, lo scotto del glitter sul contorno occhi e delle piume in testa, che hanno in parte mistificato la sua congenita serietà. Forse è per questo si è fatta ritrarre nuda in copertina; dopo anni di travestimenti la nudità è tutt’altro che un eccesso: è solo una bugia in meno.

“The Haunted Man” verrà ricordato come il disco in cui Natasha Kahn ha cercato di fare i conti con la tradizione inglese, che riecheggia tra la costa salina del Sussex citata in ‘Winter Fields’– il cui retrogusto è senza dubbio medioevale ma senza fastidiosi rimandi alla magia (un po’ come Game of Thrones, questa Bat for Lashes funziona perché punta sul dramma rinunciando agli effetti speciali)– e l’ottima title-track che pare evocare le radiofrequenze della Grande Guerra, fino a Lilies con la sua splendida e ridicola «Thank God I’m alive». È un privilegio di poche musiciste corteggiare il sublime attraverso il kitsch e raggiungere quasi l’obiettivo (no, non è un’esclusiva di Kate Bush).

Dovremmo essere grati a Bat for Lashes, perché pur rappresentando un mondo di distacchi e partenze in qualche modo celebra la vita, si pone il problema dell’alterità e va alla ricerca di ritmi che la dimostrino. Non so immaginare cosa un’artista del genere– che somiglia a una preraffaelita in guerra– potrà tirare fuori tra un paio di anni, quando il glitter sarà definitivamente scomparso dai suoni così come a Laura sarà definitivamente colato fuori dalle vene. Alla fine dei conti, Bat for lashes sta solo cercando di essere qualcosa di meno di una superstar e pare che la scelta le si addica. Gran cosa la maturità, ma non ditelo alle protagoniste delle sue canzoni.

Credit Foto: Elliot Lee Hazel

Tracklist
1. Lilies
2. All Your Gold
3. Horses of the Sun
4. Oh Yeah
5. Laura
6. Winter Fields
7. The Haunted Man
8. Marilyn
9. A Wall
10. Rest Your Head
11. Deep Sea Diver
 
 

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