SOUNDGARDEN
King Animal

 
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14 novembre 2012
 
Soundgarden

Era il 1997 quando i Soundgarden scrivevano la parola “fine” alla loro vita in comune. Grazie a tutti, ma non siamo più una band. Divorati dal successo e dai demoni personali, maledizione di tante rock star. Un divorzio consensuale cui i fan hanno fatto fatica a rassegnarsi, sperando sempre che prima o poi cambiassero idea. Sono stati accontentati nel 2010, con la reunion che ha portato alla nascita di “King Animal”. Album dalla gestazione lunga, dovuta ai molteplici impegni di Cornell e soci, ma il risultato non lascia insoddisfatti.

I mea culpa, per cominciare. “Been Away Too Long”, classico singolone che cattura al primo ascolto, sembra voler dire: ci dispiace, avete ragione, siamo stati via per un po’. Vi siamo mancati? Si? Bene! No? Fa lo stesso, tanto siamo di nuovo qui che voi vogliate o meno. Ci prova Chris a cospargersi il capo di cenere, cantando: No one knows me, No one saves me, No one loves or hates me, I’ve been away for too long, con risultati tutto sommato discreti anche se non eccezionali. Scuse accettate e pace fatta, si comincia a carburare sul serio. C’è molto del passato dei Soundgarden, nel disco numero sei della loro lunga e travagliata carriera: il basso mutante di Shepherd in “By Crooked Steps”e i riff pesanti come un macigno di una “Blood On The Valley Floor” dal mood oscuro e limaccioso come ai bei tempi, gli acuti da ricovero (“Non State Actor” e “Worse Dreams”), l’interessante linea vocale nel ritornello di “Eyelid’s Mouth”. “Black Saturday” è la “Like Suicide” del nuovo millennio, post-Lehmann Brothers e post crisi, più matura e disillusa ma altrettanto graffiante mentre “Rowing”, coi suoi cinque minuti d’incedere lento e dannato che ne fanno praticamente una “Toy Box” un po’ ripulita e con un tocco di blues, dimostra ancora una volta quanto i Black Sabbath abbiano influenzato il quartetto di Seattle. Certo anni di separazione non sono passati invano e qua e là Cornell sale in cattedra, facendo tesoro della sua esperienza negli Audioslave (“Bones Of Birds”) e da solista (“Taree” e l’acustica “Halfway There”, che riprende dove “Down On The Upside” aveva lasciato). Capitolo novità: “A Thousand Days Before”, che flirta con i sapori orientaleggianti dell’India e in cui si sente forte e chiaro lo zampone del buon Thayil e “Attrition”, fulmineo assalto sonoro tutto ritmo che sembra nato da una jam, con Matt Cameron che si mette al volante, fa bella mostra di sé e pare avere mille braccia.

“King Animal” è il primo passo di un nuovo inizio per Chris, Kim, Ben e Matt, che ne escono con la reputazione intatta. Macchina da guerra erano allora e macchina da guerra sono ancora oggi. Molte di queste canzoni si inseriranno perfettamente nei live, affiancando i grandi classici senza sfigurare. Che piaccia o meno, i Soundgarden sono tornati ed è come se non se ne fossero mai andati.

Cover Album

King Animal
[ Universal – 2012 ]
Similar Artist: Soundgarden, Pearl Jam, Alice In Chains
Rating:
1. Been Away Too Long
2. Non State Actor
3.By Crooked Steps
4. A Thousand Days Before
5. Blood On The Valley Floor
6. Bones Of Birds
7. Taree
8. Attrition
9. Black Saturday
10. Halfway There
11. Worse Dreams
12. Eyelid’s Mouth
13. Rowing

Tracklist
 
 

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