INDIEFORBUNNIES PRESENTS: THE 50 BEST ALBUMS OF 2012

 
di
29 Dicembre 2012
 

La seconda parte della classifica:

Cover Album

50. BETH JEANS HOUGHTON & THE HOOVES OF DESTINY

Yours Truly, Cellophane Nose
[Mute]

Come Beth Jeans e compari non siano ascesi alle cronache più massive del mondo musicale è un po’ un mistero.

Eppure la giovane inglese canta meglio di tante altre sgallettate hipster, propone un personaggio da rotocalco con carisma da vendere e il suo disco di debutto offre una manciata di perle pop-folk dall’umore indefinito di altissima qualità. Peccato.
(Marco D’Alessandro)

49. LOCRIAN & CRISTOPH HEEMANN

Locrian & Christoph Heemann
[Handmade Birds]

Ci sono album che non serve ascoltare a fondo per poterli capire. Ci sono album che, invece, bisogna sezionare e far finta di comprendere.

Io non so bene a quale delle due categorie l’album omonimo dei Locrian e di Christoph Heemann appartenga ma il bello dell’avanguardia è proprio quello. Una bellezza commovente, distratta, morente, eterna.
(Alex Franquelli)

Cover Album

48. dEUS

Following The Sea
[Pias]

Ogni volta che Tom Barman fa qualcosa riesce bene. A pochissima distanza dal precedente ci si poteva aspettare una pura operazione commerciale. Tutt’altro.

Il miglior gruppo live del 2012 raggiunge la piena maturità, serve altro?
(Jacopo Ravagnan)

Cover Album

47. CLIFF MARTINEZ

Drive (Original Motion Picture Soundtrack)
[Sony]

La colonna sonora dell’omonimo film è stata sì connotata in positivo dalla presenza di una graziosa e melodica traccia synth-pop d’annata quale la già nota “Nightcall” di Kavinsky & Lovefoxxx, ma la resa cinematografica della pellicola sarebbe stata ben diversa se Cliff Martinez, ex batterista dei primissimi Red Hot Chili Peppers, non avesse dato vita a sonorità ambientali, spesso introspettive, che si abbinano perfettamente alle immagini sullo schermo anche quando la tensione è al massimo.
(Marco “Orso” Ferretti)

Ascolta Drive (Original Motion Picture Soundtrack)


Cover Album

46. THE TWILIGHT SAD

No One Can Ever Know
[Fat Cat]

Città morte e città morenti.

“No One Can Ever Know” ha segnato un bel punto di svolta per la band scozzese, che ha deciso di virare verso un post-punk synth-etico a tinte industriali che è quanto di più credibile in quel genere apparentemente revivalistico dall’attitudine uggiosa e dall’immaginario plumbeo. Direi che solo i primi Interpol hanno saputo fare di meglio in tale ambito. In più James Graham e soci caricano le proprie canzoni di una cupezza ancora più claustrofobica, senza mai scadere in goticismi plasticosi ma mantenendo un tocco “universale”. Basti pensare ai sapori vagamenti radioheadiani di “Sick”. Terzo disco, terzo centro.
(Luca “Dustman” Morello)

Ascolta Sick


45. LIGHTSHIPS

Electric Cables
[Geographic]

“Electric Cables” è il mondo disegnato con maestria da Gerard Love (bassista nei Teenage Fanclub) ed i dieci brani che lo compongono altro non sono che cartoline raffiguranti orizzonti in cui un mare piatto, attraversato da un vecchio battello fumante, è accompagnato da cime montagnose che vanno nascondendosi in una leggera nebbia cui fa capolino un timido sole.

Un indie-pop trasognante e armonioso fa da cornice a questi dipinti incantevoli, firmati Lightships.
(Marco “Fratta” Frattaruolo)

Cover Album

44. SILVERSUN PICKUPS

Neck Of The Woods
[Dangerbird]

Ascoltando “Neck Of The Woods” vengono in mente toni e atmosfere di “Fringe”, serie culto creata da J.J. Abrams.

Stessa tensione da pelle d’oca sempre presente, stessa trama intricata. Un disco complesso ma anche maledettamente radio friendly, pieno di arrangiamenti schizofrenici e nervosi, che accontenta sia gli ammiratori più esigenti che quelli in cerca di hook cantabili. Un album di quelli che creano dipendenza anche dopo pochi ascolti.
(Valentina Natale)

Ascolta Ther Pit


Cover Album

43. ROBERT HOOD

Motor: Nighttime World 3
[Music Man]

A distanza di dodici anni, la serie è di colpo ripresa. Robert Hood firma un terzo capitolo davvero incredibile che, per poterlo comprendere al meglio, necessita uno o più ascolti ripetuti. La sua attuale produzione si allontana da quella maggiormente nota e assume dei tratti meno minimalisti e rigorosi, a favore di un calore comunicativo che si propaga attraverso un inedito viaggio in una Detroit più ariosa, jazz e melodica in cui, però, continua a battere forte il cuore della vera techno.
(Marco “Orso” Ferretti)

Ascolta Motor: Nighttime World 3


Cover Album

42. EFTERKLANG

Piramida
[4AD]

Più volte durante l’ascolto di “Piramida” mi sono chiesta come mai i musicisti scandinavi siono ovunque riconoscibili. Sarà forse che lì sono poche anime e quel territorio incontaminato ed ostile ti scava dentro solchi riempibili solo con le sette note, ma è un accidente curioso.

“Piramida” è un album perfettamente scandinavo, dove luci ed ombre si avvicendano naturalmente, si apre a coralità e si chiude in intimismi proprio come un polmone che ritmicamente prende aria e la rigetta fuori. Piramida è dolce come la prima aria fredda dell’inverno che ti accarezza il viso. Chiudete gli occhi ed inspirate.
(Rossella Rollover)
Best track: Told To Be Fine

Ascolta Silver Apples


Cover Album

41. TWIN SHADOW

Confess
[4AD]

Un disco che sulla carta non avrebbe nulla che mi possa piacere: snocciola banalità sull’amore, è kitch, legato a doppio filo al pop sintetico degli eighties, non certo il genere che preferisco.

Eppure ha fatto breccia nel mio cuore sin dal primo ascolto. Dopo mesi nulla è cambiato, amo incondizionatamente il disco di Twin Shadow e non ho capito ancora perché. Anzi, ho smesso da tempo di cercare una spiegazione.
(Enrico “Sachiel” Amendola)

Ascolta Five Seconds


Cover Album

40. ME AND MY DRUMMER

The Hawk, The Beak, The Prey
[Sinnbus]

Memore della mia number 01 dello scorso anno, mi ritrovo nuovamente a posizionare in vetta un disco dai richiami electro-synth, anche se molto più dark e dalle sembianze Zola Jesus-iane.

Evocativo e spirituale, il disco del duo tedesco Me and My Drummer è una esperienza trascendentale da assaporare ancora, ed ancora.
(Fabiana “Electra” Giovanetti)

Ascolta Down My Couch

Cover Album

39. NEIL HALSTEAD

Palindrome Hunches
[Brushfire]

Ci sembra sincero Neil, mai in preda di schizofrenie da emulazione anche quando certe ispirazioni sono più che un’evidenza. Difficile immaginarsi qualcosa di diverso da questo, oggi. Nessuna sorpresa ed è una fortuna, la strada di casa è sempre a portata di mano.

Poco importa che il vento abbia spazzato via le ultime foglie, quegli alberi resteranno ancora con le radici salde per terra ad accogliere le prossime stagioni di luce.
(Enrico “Sachiel” Amendola)

Cover Album

38. SWANS

The Seer
[Young God]

Per farle bene, le cose, occorre tempo. Per renderle perfette ci vogliono 30 anni. “The Seer” è la musica contemporanea che si piega al rock. Ogni traccia e ogni singolo secondo di questo album colmano gli spazi e li dilatano.

È arte. Nella sua forma più pura e dunque più pericolosa.
(Alex Franquelli)

Cover Album

37. FATHER JOHN MISTY

Fear Fun
[Sub Pop]

Semplicemente perché il disco che conta più ascolti nel mio lettore musicale. Un album che trasuda passione per la musica e in cui si avverte aria di cambiamento per Joshua Tillman, sia da un punto di vista stilistico che di esigenze comunicative.

Folk, (disco)soul e country sono l’anima di un album dal sangue a stelle e strisce che non mostra una pecca che sia una. A consolidare la prima posizione vi sono le esibizioni live pressoché impeccabili in cui, con ammiccamenti che a volte sfiorano il patetico (in senso buono, sia chiaro), Tillman sembra farsi beffe dello show-business e cerca di iniettare in vena adrenalina pura per risollevare la musica da uno stato di ordinario appiattimento.
(Marco “Fratta” Frattaruolo)

Ascolta Hollywood Forever Cemetery Sings


Cover Album

36. THE TALLEST MAN ON EARTH

There’s No Leaving Now
[Dead Oceans]

Per la categoria best folk/songwriting album, rullo di tamburi per The Tallest Man on Earth e il suo “There’s no leaving now”.

Leggete la recensione. Ascoltatelo, poi ne riparliamo.
(Tommaso “Pacha” Pavarini)

Ascolta Bright Lanterns


Cover Album

35. CAT POWER

Sun
[Matador]

Chan Marshall, signori, è tornata – e forse basterebbe questo per giustificare “Sun” come disco dell’anno; è tornata, splendida della bellezza strana delle cicatrici e del tempo che c’è passato sopra. Canta di questo, che è la mancanza di vergogna – si, dobbiamo ripeterlo –, la capacità di mostrarsi nudi e vulnerabili e forti e incrinati come vetri a renderci belli, esseri umani.

Dal lato oscuro di “Moon pix” alla luminosità di “Sun”, dal volto nascosto dai capelli, a un taglio cortissimo, Cat Power chiude un cerchio e dispensa una saggezza che ognuno di noi ha bisogno di ascoltare, almeno un’altra volta.
(Sara Marzullo)

Cover Album

34. MANZONI

Cucina Povera
[Garrincha/Venus]

I ManzOni non sono una novità ma comunque un gradito quanto atteso ritorno. Il loro compito era difficilissimo: dare un seguito all’esordio di due stagioni fa così maturo e splendente, nuovo e tradizionale insieme. Ci sono riusciti, “Cucina Povera” è una vittoria su tutta la linea, denso, struggente, per niente seduto sugli allori e anzi rappresenta una sfida all’ascoltatore perché non immediatamente fruibile anche per chi già li conosceva. Petali di splendore.
(Gianluca Ciucci)

Cover Album

33. EDDA

Odio I Vivi
[Niegazowana]

“Odio i vivi” di Edda è un pugno allo stomaco, il tombino aperto sull’oscurità dell’esistenza, uno squarcio nella vita di quegli ultimi che sono talmente ultimi che nemmeno i penultimi vedono mai. L’ho riascoltato pochi giorni fa per capire se non fosse stata solo un’emozione da poco e per poco tempo. Ho pianto, di nuovo. Non lo era. Un disco come questo si fa una volta sola nella vita e lascia tutte le ossa rotte.
(Gianluca Ciucci)

Cover Album

32. LOTUS PLAZA

Spooky Action at a Distance
[Kranky]

Solo per quella traccia di chiusura, la ballata “Black Buzz”, che fa accapponare la pelle per tutti e i suoi cinque minuti e trentuno secondi, questo disco meriterebbe di finire qui, nella classifica delle top ten del duemiladodici.

Nel complesso “SAAAD” non sfoggia peculiarità particolari…ma dicevo, quei cinqueminutietrentunosecondi…
(Marco “Fratta” Frattaruolo)

Ascolta Monoliths


Cover Album

31. SOAP & SKIN

Narrow
[Pias]

Io amo follemente Anja Plaschg anche quando canta in tedesco, ma sono consumato dal dilemma se desiderare maggiormente di unirmi carnalmente a lei o di poter avere la sua voce funerea a muovere a compassione amici e parenti il giorno della mia dipartita.

“Narrow” è meno cupo e solenne del precedente “Lovetune for Vacuum”, ma rendere una canzone come “Voyage, Voyage” di Desireless pura poesia è un atto di infinita grazia.
(Marco Guerne)

Ascolta Boat Turns Toward The Port


Cover Album

30. SPIRITUALIZED

Sweet Heart, Sweet Light
[Fat Possum]

Un compendio eccellente di Mr J.Spaceman: brit pop, space-rock, psichedelica, shoegaze, gospel e qualche orchestrazione dove serve.

Il miglior Spiritualized dai tempi dell’insuperabile “Ladies and Gentlemen We’re Floating in the Space”.
(Alessandro “Diciaddùe” Schirano)

Cover Album

29. JASON LYTLE

Dept. Of Disappereance
[Anti]

Per la categoria best alternative album, il premio della critica va a Jason Lytle con “Dept. Of Disappereance”.

Un album compatto, mai sottotono, inspiegabilmente indie, succosamente folk, decisamente rock. Forse un album che non rimarrà nella storia, eppure fa già parte della storia di molte persone.
(Tommaso “Pacha” Pavarini)

Cover Album

28. IAMAMIWHOAMI

Kin
[Cooperative]

Inspiegabilmente tra i dischi meno chiacchierati dell’anno, la rinascita di Jonna Lee e soci è un prodotto multimediale sfaccettatissimo, pregiato da un’immaginario e una cura maniacale dei particolari, dove l’audacia pop e l’accuratezza elettronica si fondono in un un set di canzoni graziate da una scrittura eccelsa.

(Marco D’Alessandro)

27. FIONA APPLE
The Idler Wheel Is Wiser Than the Driver…

[Epic]

Quando guardo le disavventure di Carrie Mathison in Homeland mi rendo conto che auspicare che il suo disturbo bipolare torni presto e che lei getti le medicine nel cesso, fa di me una spettatrice dal gusto per il sensazionale e un essere umano spregevole.

Fiona Apple è forse l’unica artista tranne Cat Power di cui rispetto l’arte pur riconoscendo il fatto che essa non è autonoma, e non sa emanciparsi da un trauma. A un certo punto ho smesso di desiderare che queste artiste stessero meglio, volevo solo che mi dessero bei dischi e che lo facessero alla loro maniera. Fiona Apple è tornata, ed è sghemba e spaventata come sempre. Ma anche forte e ispirata come non l’ho mai sentita.
(Claudia Durastanti)

Ascolta Werewolf


26. MATTHEW E WHITE

Big Inner
[Hometapes]

Questo barbuto soulman trentenne è arrivato dalla Virginia in punta dei piedi bussando alle porte delle anime dei suoi ascoltatori con brani che riscaldano ed emozionano grazie a suoni deliziosamente artigianali e passionali.

Quaranta minuti spalmati su solamente sette pezzi, in cui la cura del particolare è meticolosa e ricercata. Una soluzione funksoul e folkblues dal sapore vinilico, che sarà forse riuscita, e che forse riuscirà, a far gridare al ‘miracolo’ parecchi tra retromaniaci e non.
(Marco “Fratta” Frattaruolo)

Ascolta Big Love


La seconda parte della classifica:

 

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