TORRES
S/T

 
 
20 Febbraio 2013
 
Torres

But the thing about the Southern writers that interested me, without my being really aware of it, was that all the Southern writers whom I really loved were women. I really like Faulkner that much. I loved Eudora Welty, Flannery O’Connor, Katherine Ann Porter, Carson McCullers. There was a feeling that women could write about the freakish, the marginal.
Alice Munro, The Art of Fiction n.137

Il primo disco che ho acquistato con la mia paghetta, senza le pressioni o i consigli di un fratello maggiore, è stato “Jagged a Little Pill” nel 1996. Avevo 12 anni e in quel momento mi si sarebbe dischiuso un mondo che altre cantanti avrebbero interpretato meglio. Dischi come “Little Earthquakes”, “Dry” e in anni recenti “Past Life Martyred Saints”, avrebbero detto le stesse cose, ma meglio. Eppure la potenza di “Jagged a Little Pill” non posso dimenticarla. Era un compromesso rrriot-grunge che ha avuto una funzione sociologica e sentimentale importante. Ci mancano dischi così. Ci manca il mondo in cui dischi così potevano emergere, rompere, ferire.

Viviamo in condizioni di mercato profondamente diverse, ma l’esordio di Mackenzie Scott/Torres meriterebbe di diventare il “Jagged a Little Pill” della sua generazione. Perché è ruvido e intelligente, ma non quanto lo erano i dischi della prima Pj Harvey (perché a un certo punto era questo che succedeva, no? Che Pj Harvey prendeva il posto di tutte le altre). È più pop, immediato ed elementare. Non ha la selvatichezza della pazzia (o meglio, di quel che crediamo sia la pazzia), non ha l’irruenza dei coltelli in cucina di notte.

“Honey” ha la potenza catartica di “Oughta Know” (quel it’s not fair to remind me qui diventa un molto più pacato it happens all the time). “When Winter’s Over” e “Jealousy and I” sono brani di rock genuinamente FM. Nata e cresciuta a Nashville, Torres ovviamente non disdegna il country e Brandi Carlile. In “Moon and Back”– una lettera dedicata a un figlio andato in adozione–riadatta Chrissie Hynde al canone contemporaneo. C’è da chiedersi perché a 22 anni abbia scritto una canzone su un tema del genere. C’è da stimarla perché lo ha fatto senza cadere nel ridicolo.

La produzione può cambiare il destino di certi dischi: forse senza Glen Ballard Alanis Morrissette avrebbe fatto un album di isteria ancora più acuta, avrebbe venduto di meno e le rrriot girls l’avrebbero amata di più. Autoproducendosi, teoricamente Torres avrebbe dovuto pubblicare un album molto più nervoso e compulsivo. Invece la sua disciplina è impressionante e la voce non diventa mai furiosa come potrebbe. Magari fare un disco pop importante è più difficile che farne uno di alt-rock embrionale. Le urla costano poco, gli orgasmi vocali pure. A qualcosa devi rinunciare, se vuoi essere meno banale di così.

Come EMA (e Taylor Swift se per questo, che potrebbe imparare qualcosa su come si scrivono canzoni da cuore spezzato) Torres viene dal Sud. Come EMA, scrive al margine. Come tante cantanti prima di lei, è entrata in un mondo di cui non avrà mai pieno controllo. Non lo ha inventato lei, e prima o poi arriverà un’altra ragazzina a contenderglielo (perché a un certo punto succedeva questo no? Che ogni femmina interrotta prendeva il posto di quella precedente).

Molto più plausibilmente crescerà e basta, e nelle interviste dichiarerà Yeah, I was pretty fucked up at that time che è la cosa che sento ripetere in continuazione a donne che fucked up at that time lo erano davvero, che Dio le abbia in gloria. Ma questo è il suo momento, e finché avrà ancora gioventù nelle sue vene dobbiamo avere pazienza. Dobbiamo ascoltarla. E se possibile, fin quando sarà possibile, dobbiamo amarla.

Cover Album

  • Website
Torres
[ autoprodotto – 2013 ]
Similar Artist: EMA, Natalie Merchant, Liz Phair
Rating:
1. Mother Earth, Father God
2. Honey
3. Jealousy and I
4. November Baby
5. When Winter’s Over
6. Chains
7. Moon & Back
8. Dont’ Run Away, Emilie
9. Come to Terms
10. Waterfall
Tracklist
 
 

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