EELS
Live @ Alcatraz (Milano, 18/04/2013)

 
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Non sarò certo io a parlarvi delle vicissitudini esistenziali di Mark Everett, così come non starò a disquisire in merito al rapporto tra la qualità della sua musica e il suo stato d’animo. Tuttavia, sembra proprio che il buon Mr. E abbia fatto pace con la vita: non è un caso forse che in “On the Ropes”, pezzo contenuto nell’ultimissimo “Wonderful Glorious”, canti Gonna feel so good, when it’s understood / But hold the rebirth of my hopes.

Certo, dal vivo è sempre ruspante, tutt’altro che lineare (simpaticissimi siparietti con i compagni di band, urlacci e moine e balletti e ammiccamenti e interazioni con la platea invitata più volte ad applaudire con più convinzione, ammesso e assolutamente non concesso che questa mancasse).
Quello degli Eels a Milano è quindi stato allo stesso tempo un concerto vero – pochi fronzoli scenografici (giusto le luci di ordinanza) e uno show, uno spettacolo, quasi un cabaret all’interno della performance.
Sembravano i Blues Brothers, le cinque anguille: occhiali neri e completo nero, ma di TUTA, e atteggiamento semiserio sempre pronto alla gag quel tanto che bastava a temere o sperare che da un momento all’altro partisse una “Gimme Some Lovin” o una “Everybody Needs Somebody To Love”.

Hold On To Your Haaaat è la voce che segnala l’inizio (nonché la prima traccia della versione deluxe dello stesso WG): e faremmo davvero bene a tenerci in testa i cappelli perché la partenza è più veemente che non si può: “Bombs Away” (semplicemente perfetta, con tanto di assolacci ruvidissimi, voce di Mark immediatamente in palla – e quando un concerto inizia così, sai già cosa ti aspetta), “Kinda Fuzzy” e “Open My Present” vengono spiattellate una dopo l’altra prima di una delle tre cover in programma, “Oh Well” dei Fleetwood Mac (le altre saranno “Itchycoo Park” dei Small Faces e “Wind Beneath My Wings” di Bette Midler). In sede di recensione di Wonderful Glorious avevo sostenuto che il meglio stava soprattutto nei pezzi in cui i ritmi si facevano più blandi e accomodanti: ebbene, non solo smentisco ma aggiungo che dal vivo è esattamente il contrario. Non che le varie “Accident Prone” (eseguita dal solo E in acustico), “The Turnaround” (per la verità uno dei brani meglio riusciti sia su disco che sul palco) e la succitata “On The Ropes” abbiano disdegnato, ma è quando c’è da far casino – sia che si tratti di aumentare il numero dei bpm sia che si tratti di distorcere le sei corde – che gli Eels sono davvero irresistibili (e se salta e balla il sottoscritto facciamoci qualche domanda). Consultare a tal proposito le voci “New Alphabet” e “Peach Blossom” e le innesca-pogo di lunga data “Tremendous Dynamite”, “Prizefighter” e “Souljacker Pt. 1”.

Alle 23:16, dopo due ore abbondanti e altrettanti encore, sipario calato e sala illuminata, ci si dirige tutti verso l’uscita. Alcuni son già fuori, ma quando il palco si riempie di nuovo una miscela di giubilo e adrenalina divampa sottoforma di una mandria di persone che accorre come bufali all’attacco delle transenne. C’è ancora spazio infatti per altri due siluri ad alto coefficiente dinamitardo come “Dog Faced Boy” e “Go EELS”. È come se Mark richiamasse a sé tutta quella voglia di vivere che in realtà non ha mai realmente perso, ma che gli eventi della sua storia avessero in qualche modo opacizzato e incrinato. Felice o infelice (ma noi ti vogliamo felice), caro E, sei una garanzia, che ti si ascolti attraverso delle casse o a pochi metri dalla tua coppola. Cosa ti si può dire se non GRAZIE?

Photo by Michele Tioli

Setlist:
BOMBS AWAY
KINDA FUZZY
OPEN MY PRESENT
OH WELL (Fleetwood Mac cover)
TREMENDOUS DYNAMITE
IN MY DREAMS
ON THE ROPES
ACCIDENT PRONE (Mark solo)
THE TURNAROUND
PEACH BLOSSOM
PRIZEFIGHTER
NEW ALPHABET
FRESH FEELING
THE SOUND OF FEAR
ITCHYCOO PARK (Small Faces cover)
WIND BENEATH MY WINGS (Bette Midler cover)
SOULJACKER, PART I
WONDERFUL, GLORIOUS

Encore:
I’M YOUR BRAVE LITTLE SOLDIER
MY BELOVED MONSTER / Mr. E’s BEAUTIFUL BLUES

Encore 2:
FRESH BLOOD

Encore 3:
DOG FACED BOY
Go EELS!

 

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