MOBY
Innocents

 
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11 Ottobre 2013
 
Moby - Innocents - Recensione

Finalmente l’attesa è finita, e il nuovo disco dell’eterno folletto dell’elettronica pop il Newyorkese Mr. Moby è arrivato a destinazione, il disco che, con la collaborazione di Mark “Spike” Stent e un parterre luccicante di ospiti, è pronto ad arrembare classifiche e dancefloor sin dalla prima nota agganciata. “Innocents”, questo il work, è la continua ricerca da parte dell’artista del suo dentro umano, il carotaggio mai finito di riprendere quell’innocenza che questo schivo, timidissimo trasformista dell’elettronica, ricerca da anni attraverso manipolazioni e permanenze ai confini della notte e che – quasi indifferente ai venti milioni di dischi venduti in tutto il globo – ancora lo rende vulnerabile quanto ammaliante.

Un artista sempre giovane, un nerd occhialuto che ha saputo riconsiderare il suo sound al tempo del computer e che tuttora ne condiziona le inconfutabili potenzialità. E ora – con questo popolo di amici che si porta dietro nella tracklist – mette sul piano di una dance a bassa fedeltà, suoni, campionamenti e anima umana, tangibile oltre il suono, un disco fatto per amare e dare un senso all’esistenza, un po’ melanconico, a tratti solitario, ma con quello sforzo d’insieme a superare qualsiasi difficoltà latente e ordinaria nelle cose straordinarie; con questo undicesimo album, Moby, raggiunge – con una fragilità d’animo sempre sull’angolo della sua poetica mai convenzionale – dei momenti culmine di una ispirazione in chiaroscuro, ottima e con riflessi Ottantiani, ma sempre con l’occhio puntato su questa sconfinata umanità sofferente che riempie il rotondo del mondo.

Da tempo si è accasato a Los Angeles, ma la sua Mela urbana non riesce a scordarla, ama le sue distrazioni e le forti tinte, le convulse arterie e le autunnali cascate di foglie, tracce e ballate color marrone che tra sguardi all’indietro e piccoli lampi avangarde prendono possesso di tutto l’ascolto possibile, dalle cinematiche frosty tra Brian Eno e spazi eterei “Going wrong”, “Everyting that rises”, allo spacey cosmique stampo Morcheeba “The last day” con una sovrumana Skylar Frey oppure – saltando a piè pari – il mid-gospel tentato dalla partecipazione di Wayne Coyne “The perfect life” e un Lanegan in vena looner (ma no) che dentro la capienza di “The lonely night” si lascia intorpidire e beatizzare da un sensoriale stato d’anima rapito. Ritornano gli Ottanta nel finale con “The dogs” e di nuovo quella nebbiolina intrigante che fa yo-yo tra noi e un Moby convincente, sotto ogni aspetto, sopra ogni sospetto di amarcord.

Un bel ritorno questo del “maghetto Moby”, davvero!

Innocents
[ Mute – 2013 ]
Genere: pop, elettronica
Rating:
1. Everythings that rises
2. A case for shame
3. Almost home
4. Going wrong
5. The perfect life
6. The last day
7. Don’t love me
8. A long time
9. Saints
10. Tell me
11. The lonely night
12. The dogs

Tracklist
 
 

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