JONATHAN WILSON
Fanfare

[ Bella Union - 2013 ]
7
 
Genere: folk, songwriting
 
16 Ottobre 2013
 

“Gentle Spirit” ci aveva dettato una linea tutto sommato sul semplice e sulla volontà di rimanere incollato sin dal primo istante, ma ora il nuovo disco Fanfare del cantautore musicista Jonathan Wilson è di tutt’altra tempra.

Leggermente più “snob” se per snob intendiamo dire più incentrato sulla scrittura che su l’emozione pret à porter, questa può essere l’accezione precisa per inscatolare questo disco che dalla sua ha la dotazione univoca di un prezioso di stili che innalzano l’arte di questo giovane “capellone”, e che ne tira fuori le caratteristiche, le virtù e non ultima, la sua necessità di frequentare i grandi palchi del mainstream.
Forse una bulumia di musiche e timbri da l’idea di una soffocazione d’ascolto, una tracklist farcita a dovere da chitarre, solfeggi latin, psichedelie a josa, folk pop a scaffali, armonici ambientali e dreaming q.b., ma a tutto ci si fa prima o poi l’abitudine e onestamente questa ricco menù di atmosfere poi finisce per coccolare chiunque e comincia a fare i “grattini con le fusa” come un gattone peloso sulle ginocchia in un sera d’autunno; tredici tracce dall’indubbio valore e con tanti santi in paradiso che partecipano all’esecuzione del tutto, da Patt Sansone dei Wilco a Mike Campbell e Benmont Tenche degli Heartbreakers di Petti, da Crosby & Nash a Roy Harper, Jackson Browne, giusto per citarne alcuni, e quello che poi si viene ad ascoltare è una piccola meraviglia sospesa tra passato ed una certa innovazione d’animo.

Ovviamente siamo alla larga da rivoluzioni totali o grandi manovre, un disco di quei “tranquilli” che tiene compagnia e si ama fino alle sue inestricabili storie wilderness o di amori di confine, tracce che celebrano l’intimità e una solitudine che potrebbero tagliarsi col coltello in certi momenti, ma pure una tracklist sorniona e calda come una trapunta ideale per il tempo a cui si va incontro; punti forza e cardini del registrato si trovano nelle evoluzioni pindariche e arieggiate di “Dear Friend”, negli ipnotismi West Coast “Cecil Taylor”, “Desert trip”, tra un pensiero Dylaniano “Love To Love” e una graffiata elettrica alla Young “Illumination”, o, se si amano le sensazioni di una fresca bibenda alla metedrina, farsi sopraffare dalle nuvolaglie beat/freak che “New Mexico” sparge come incenso al vetiver con tanto di svolazzo di flauto traverso e svisi Santaniani come nelle migliori tradizioni drogate Sixsteen.

L’alternanza di buono e sospeso tra futuro e passato continua per tutta la durata del disco, e Wilson si fa sempre più grande.

Tracklist
1. Fanfare
2. Dear Friend
3. Her Hair Is Growing Long
4. Love To Love
5. Future Vision
6. Moses Pain
7. Cecil Taylor
8. Illumination
9. Desert Trip
10. Fazon
11. New Mexico
12. Lovestrong
13. All The Way Down
 
 

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