MOGWAI
Rave Tapes

 
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13 Gennaio 2014
 

Mogwai - Rave Tapes - Recensione

I Mogwai sono esploratori musicali che ormai da anni si muovono agilmente tra i confini e le mille diramazioni di quel vasto universo chiamato post rock, termine che loro odiano ma che definisce un genere a cui volente o nolente hanno dato un gran contributo. Molto è stato detto e scritto per elogiare questi ragazzi scozzesi, lavoratori instancabili che quando non sono in tour si rinchiudono in studio per dar forma a quelle cavalcate a volte incalzanti a volte sognanti che compongono gli album e l’infinita serie di EP con cui non si stancano mai di saziare l’appetito dei fan.

Artisti veri, a tutto tondo, che amano le sfide e mettersi alla prova componendo colonne sonore (dal documentario “Zidane: A 21st Century Portrait” al recente, commovente commento sonoro alla serie tv “Les Revenants” purtroppo ancora inedita in Italia). Quelli dei Mogwai sono dischi dal sound sempre incredibilmente curato e dal packaging stellare, croce e delizia dei collezionisti più accaniti che non vedono l’ora di mettere le mani sulle famigerate e ricchissime deluxe edition. “Rave Tapes”, successore di “Hardcore Will Never Die But You Will”, li vede tornare a collaborare con l’amico e storico produttore Paul Savage, figura fondamentale nella loro evoluzione musicale. E’ un album che, e capita spesso con i lavori dei quintetto di Glasgow, trasporta in un’altra dimensione come pochi altri sanno fare. E allora non resta che lasciarsi andare e seguire la corrente, perché opporre resistenza è inutile.

Si potrebbe parlare per ore dei cambi di ritmo ipnotici di “Heard About You Last Night”, avvio soft ma non spiacevole, della compattezza di “Master Card”, del minimalismo tagliente e combattivo di “Simon Ferocious”, di una “Remurdered” carnale come i loro live, del vocoder che riveste “The Lord Is Out Of Control” (brano che all’inizio si chiamava “Church” perché secondo il tastierista e genietto del computer Barry Burns sembrava un inno). E ancora delle chitarre di “Hexon Bogon” che in tanti vorrebbero imitare, di quel delizioso gioellino armonico che è “No Medicine For Regret”e del meraviglioso crescendo su cui si inerpica “Deesh” (brani che chissà quante serie tv faranno la fila per avere). Ma “Rave Tapes” è un album che va goduto fino in fondo, più che discusso. E allora facciamola breve dicendo solo che è un’emozione continua che scorre senza grandi sorprese né esplosioni cosmiche. Sospeso tra l’immancabile spoken word (“Repelish”, affidato a un rapper di Chicago amico della band, ispirato da una trasmissione radiofonica americana scovata da Geoff Barrow dei Portishead) e una “Blues Hour” da brivido figlia di Eno e Peter Gabriel, che avrebbe potuto benissimo accompagnare i titoli di coda di “Les Revenants” (chissà se succederà nella seconda stagione), delicata e intensa come in passato lo erano state “Friend Of The Night” e “Take Me Somewhere Nice”.

Passano i decenni, però la qualità dei Mogwai resta. “Rave Tapes” è un esercizio di stile che preferisce la penombra alla luce del mezzogiorno, fatto di sfumature, dettagli, cambiamenti minimi ma significativi che rendono le canzoni a volte simili al passato ma mai completamente uguali a sé stesse. Come in un paesaggio caro e familiare, come in un quadro di Bosch che guarderesti per ore, ci vuole tempo per cogliere e apprezzare a dovere le differenze, i particolari. Tempo ben speso. Quattro stelle e mezzo di cuore, di cervello, di pancia.

Cover Album

Rave Tapes
[ Sub Pop/Rock Action – 2014 ]
Genere: post rock, elettronica
Rating:
1. I Heard About You
2. Simon Ferocious
3. Remurdered
4. Hexon Bogon
5. Repelish
6. Master Card
7. Deesh
8. Blues Hour
9. No Medicine For Regret
10. The Lord Is Out Of Control
Tracklist
 
 

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