WILLIAM FITZSIMMONS
Lions

 
 
26 Febbraio 2014
 

“Lions” è un qualcosa di cui sono veramente fiero e al quale sono totalmente legato. E’ una parte molto personale di me e un qualcosa con cui voglio vi connettiate profondamente.

Si presenta con queste parole William Fitzsimmons l’artista dalla barba che ci piace un sacco e basta ascoltare la traccia che apre “Lions” il quinto disco in studio “Well Enough” per entrare subito in sintonia con lo spirito intimo, notturno, sensibile. Una coperta calda e una bella tazza di thè. Il tocco di Chris Walla dei Death Cab For Cutie, il producer che attualmente tutti vorrebbero, lo senti in “Josie Song” che va giù di chitarra dando un piccolo slancio ad un disco che scorre piano, delicato “Brandon”.

La voce molto intensa di Fitzsimmons e il grandioso lavoro che fanno le chitarre sono l’asse portante di tutto il lavoro. Siamo sugli stessi di canali del primo Iron and Wine, dove la scrittura sembra di getto, dettata da un buon istinto. Fitzsimmons parla di tornare indietro, di tornare alle cose che l’hanno sempre dato comprensione, pace e movimento, “Took” e le chitarre in stile The Edge ne sono un esempio. Ma sguardi diversi, rivolti altrove non mancano in “Fortune” a metà tra il Glen Hansard di “Rhythm and Repose” e il Sufjan Stevens di “Seven Swans”. Il tornare indietro forse scaturisce dall’anonimato che ancor’oggi contraddistingue il barbuto della Pennsylvania, ingabbiato in una scena songwriter piena di artisti che sfornano dischi pregevoli. Comunque questo cambiamento-non cambiamento è una scelta che premia. “Lions” è fatto di canzoni, di arpeggi, di chitarre semplici, pulite, chiare, che fanno dei pezzi intime conversazioni a tu per tu sussurrate a chi ascolta rannicchiato tra pensieri, raccogliendosi in una voglia di silenzio e un pizzico di pace ormai sempre più lontana. Sufjan Stevens ritorna prepotente in “Centralia”, interessante l’alt-folk di “From You”. Le ultime tracce peccano un po’ di ripetitività. Ma se hai da raccontare, da buttar giù tutto quello che hai dentro è giusto farlo senza riserve “Speak”.

Un disco delicato va sentito in momenti delicati. Prima abbiamo parlato di coperta e thè. Sarebbe opportuno fare una scelta del genere se si è interessati alle atmosfere di “Lions”. Se fuori piove è ancora meglio.

Lions
[ Groenland/Audioglobe – 2014 ]
Genere: songwriting, indie-folk pop

Rating:

1. Well Enough
2. Josie’s Song
3. Brandon
4. Took
5. Fortune
6. Blood/Chest
7. Hold On
8. Centralia
9. From You
10. Sister
11 Lions
12. Speak
Tracklist
 

Got Something To Say:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

 

The Black Angels – Wilderness ...

Non si può certo dire che i cinque anni abbondanti trascorsi tra “Death Song” e “Wilderness Of Mirrors” siano stati poveri di ...

Verdena – Volevo magia

Passano sette lunghi anni ed ecco finalmente tornare i Verdena con il loro carico di ricordi, sentimenti e aspettative che vanno oltre la ...

Suede – Autofiction

Ritornare all’essenza, partire da qui per andare avanti, si saranno detti Brett Anderson e soci alle prese col nuovo album che ...

Built To Spill – When The ...

Sono passati oltre sette anni da “Untethered Moon” e i Built To Spill sono finalmente ritornati con questo loro attesissimo nono album ...

The Afghan Whigs – How Do You ...

Greg Dulli è quel bambinone che tutti vorremmo avere come fratello maggiore, da cui prendere l’energia quando viene, da strozzare ...

Recent Comments