CLOUD NOTHINGS
Here And Nowhere Else

[ Carpack Records/Mom + Pop - 2014]
8
 
Genere: alt-rock
 
31 Marzo 2014
 

Ho detto a una mia amica che la cosa che mi mancava di più di una certa persona era di inquinarci a vicenda, “inquinarci”, ho detto proprio così. In “Cut you” Dylan Baldi cantava cose come I miss you ‘cause I like damage, ora dice ancora I can feel your pain, and I feel alright about it (“Now hear in”). Ian Fleming scriveva alle sue ragazze lettere di questo tipo I only want for you to be happy. But I would also like to hurt you because you have earned it. So be careful, you: aveva vent’anni all’epoca. La ragazza a cui l’aveva mandata ha preso la busta e l’ha fatta a pezzi: to cut, to tear apart.

“Here and nowhere else” arriva a due anni da “Attack on memory” e le cose non sono cambiate poi molto. Chitarre veloci, punk, noise, grunge, Kurt Cobain che sono vent’anni che è morto, ma gli anniversari mica significano qualcosa o che le cose siano diverse ora. “Attack on memory” è un disco che non ha tempo, no future, no past: suona urgente, suonava urgente due anni fa, suonerà urgente tra dieci anni. Probabilmente molte cose che implicano gruppi che sembra stiano ti suonando in casa, birra scadente, capelli lunghi, rabbia e chitarre veloci restano così, anche se non lo direste. Ho buone speranze che sarà lo stesso con questo disco. A vent’anni nessuno pensa che potrebbe invecchiare.
I’m slow at times, that leaves a place for no improvements: questo non è un disco generazionale perché certe cose non seguono le generazioni, seguono le età. Questo è un disco perfetto, perché non ha intenzione di migliorare o di migliorarti.

No future/no past: “Here and Nowhere Else” è qui e adesso e non c’è nessuno che ti sta guardando da fuori per spiegarti cosa ti è successo, nessuno che ti sta raccontando cosa ti accadrà. Urla qualcosa tu o vattene: sono tutti imperativi, qui e adesso, appunto. A vent’anni – e Dylan Baldi ne ha 22 – non hai molto da ricordare, a volte non hai neanche molto da sperare, niente da insegnare.

È difficile scegliere i pezzi migliori di un disco che sembra fatto per essere ascoltato tutto di filato, da “Now hear in” alla bella “I’m not part of me”, che si manda a memoria ed è la più divertita, “Here and nowhere else” sembra fatto per essere ascoltato dal vivo, con le code lunghissime che ci sono già, sembra fatto per essere suonato: prendetene e fatene delle cover, non importa come vengono, il punto è un altro. Il punto è non rimanere fermi, è andare in una direzione qualsiasi; probabilmente la leggera stonatura di pezzi come “Just see fear” ci fanno affezionare di più. Dagli auricolari dei ragazzi seduti sugli autobus di una città qualsiasi, che sia Italia, che sia Ohio, che sia quello che vi pare, esce questo disco qua. Esci di casa, vai da qualche parte, prendi qualcosa, mischia i farmaci non prescritti, pensa a qualcosa, smetti di pensare, you don’t really seems to care, I don’t even talk about it.

Una volta ho letto un racconto in cui un ragazzo uscendo da una brutta festa – di quelle in cui si beve birra cattiva, la tua ex ci prova con un altro, tutti stanno fumando e anche tu – investiva qualcuno o qualcosa per la strada e scappava. Detta così sembra la trama di “Paranoid Park”. C’è la stessa vita cattiva dentro – forse è solo essere giovani – la stessa cosa che ti fa ascoltare questo disco a volumi insostenibili.

Tracklist
1. Now hear in
2. Quieter Today
3. Psychic Trauma
4. Just see fear
5. Giving into seeing
6. No thoughts
7. Pattern Walks
8. I'm not part of me
 
 

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