EMA
Future’s Void

 
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7 aprile 2014
 

EMA - Future's Void

Fuori dalle città disperse nel nulla – quei punti luminosi in mezzo a zone dove nessuno arriva e da cui tutti finiscono per andarsene o arrendersi – il cielo si vede meglio. La California è al primo posto per il numero di avvistamenti ufo, prima del Texas; l’Oregon, dove Erika M.Anderson ha scritto e registrato il disco, sta al 13° posto. Ci deve essere un collegamento tra la dispersione dei luoghi, la luminosità che riescono a raggiungere le stelle nelle zone desertiche e il fatto che le persone siano disposte a credere a forme di vita alternative nello spazio. Se intorno a te non c’è nessuno, allora devono essere tutti da qualche altra parte, forse sono lassù.

EMA è tornata, finalmente, con il suo secondo album, “Future’s Void”. Non era facile farlo così bene dopo “Past Life Martyred Saints”, probabilmente uno dei più begli esordi che abbia mai ascoltato – uno di quei dischi per cui puoi dire che la musica riesce a salvarti la vita.
Qualche giorno fa EMA ha twittato quella che a oggi per me è una delle migliori recensioni del suo nuovo album: like if Flea was in a cyberpunk neofuture/dystopia biker gang movie he would spraypaint #thefuturesvoid on the wall e a me è venuto in mente un racconto (che trovate qui) in cui dei ragazzini andavano in giro per la notte di San Francisco e c’erano i marciapiedi che odoravano di sale e di carne umana e le pozzanghere fumanti, le ragazze scrivevano SORELLE DELLA LUNA con lo spray e la vernice gli faceva venire il capogiro – a volte non avevano neanche bisogno di altre droghe per essere felici (in “When she comes”, Erika canta: they’ll be psilocybin nightmares /when they come /we will terraform the night, yeah, per dire).

È questo lo scenario dentro cui si muove Erika M. Anderson – penso a quelle robe di carta stagnola che si mettono in testa in “Signs” più che a Snowden quando parla di rimanere impigliati nella rete, al fatto che ci stiano spiando; penso alle superstizioni, alle infrazioni sui tetti degli edifici, penso sì alla Angel della Egan (una ragazza di cui si adatta bene la frase “we make the constellations out of her beauty marks/ we make the constellations out of the falling stars”, “Solace”) che si prende un acido e dice parole argentate e della sensazione che si ha a volte che tutto quadri, che qualcosa esista oltre a noi per una religione astrale qualsiasi.

Tre giorni fa EMA scriveva the difference between prescience and paranoia is often a matter of time: perché c’è sì un senso di distopia nella sua scrittura, il senso che il futuro non è lì ad aspettarti e che il peggio è già presente, c’è la science-fiction ambientata dove it gets dark along the road at night/with freeways passin by/it gets dark and cold and full of sighs/up above you in the sky (“Solace”), quella desolazione che le ragazze ammirano come uno spettacolo di fuochi d’artificio, quelli che mi sembra di sentire in “Dead Celebrity”, una pioggia di asteroidi o satelliti a illuminare il cielo. Ci sono le credenze popolari che nascono dove non c’è niente: c’è “Cthulu”, la creatura immaginata da Lovecraft che risiede in una città immersa in un sonno simile alla morte, e tutta la fiction che ne deriva, c’è “Neuromance” di Gibson, con il suo “cowboy della tastiera”. Soprattutto c’è uno dei dischi dell’anno.

A un grado di distanza maggiore rispetto a quell’esordio che suonava così autobiografico, “Future’s Void” sembra una fan-fiction con protagonista la stessa EMA. Musicalmente, in pezzi come “So blonde” o “When she comes” riconosciamo tutte le madrine musicali che avevamo già visto in PLMS con il grunge e il punk della West Coast – la regione da cui necessariamente proviene. Altrove c’è, e forse è la cosa che più ci interessa, un nuovo modo di far musica, più scuro, più ossessivo, nelle tracce che più rappresentano questo disco, come “Cthulu” o “Smoulder”, fatte di distorsioni e percussioni. C’è una canzone perfetta come “3Jane”, che parla di paura di non riconoscersi, di vuoti e di modern disease – una canzone di quella bellezza che conferma quanto EMA continui a lasciare il segno, che ogni volta che la ascoltiamo she leaves a mark, con la sua voce imperfetta e l’incapacità di stare nelle forme. Durante una lezione all’università, ho preso un appunto che diceva quello che ci fa innamorare delle canzoni è una piccola stonatura, un’imperfezione, non so chi lo avesse detto, ma continua a essere vero.

Future’s Void
[ City Slang – 2014]
Genere: alt-rock
Rating:
1. Satellites
2. So Blonde
3. 3Jane
4. Cthulu
5. Smoulder
6. Neuromancer
7. When she comes
8. 100 years
9. Solace
10. Dead Celebrity
Tracklist
 
 

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