TOP TEN ALBUM 2014 DI ALESSANDRO FERRI

 
24 Dicembre 2014
 

#10) TY SEGALL
Manipulator

[Drag City]

A Rodeo Event: Where Cowboys and Cowgirls from around the nation and Canada giving their best. Vitalità cazzona e volatile che magari non merita le top ten planetaria, ma rappresenta un certo desiderio anche fisico.

Susie wants to view | all the latest news | sitting on the screen | she wants to be free

#9) FOXES IN FICTION
Ontario Gothic
[Orchid Tapes]

Spring | Fall | I’ve lost it all

Fatevi un giro sul sito di Foxes in Fiction, chiedetegli qualcosa e molto probabilmente vi risponderà. Gentilezza e timidezza da nerd liberal che si appassiona ad ogni buona causa. Tristezza, riverbero, chitarre in loop, effetti, un VHS con immagini distorte di foglie e alberi. La perdita, la depressione, il Canada ed un trasferimento a Brooklyn. La scomparsa di una persona cara e la nuova corazza da indossare. C’è tutto in un lavoro autunnale come pochi altri.

Describing the fear | rememberhowitfelt?

#8) FATIMA AL QADIRI
Asiatisch

[Hyperdub]

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Una ragazza from Kuwait, trasferitasi negli Stati Uniti, che propone un disco influenzato dalla cultura cinese. Quel tipo di Cina tipico della Chinatown di New York.

Non c’è nessun motivo per farsi spaventare dall’hype montante attorno all’artista, le basi sono di qualità e la glassa elettronica è ben amalgamata nel tempo. Evitando di tirar fuori Edward Said – quanti danni il suo orientalismo – ci si può immergere in un’atmosfera fatta di videogiochi, luci al neon e tantissimi fantasmi. A volte il postmoderno produce qualcosa di buono, anzi ottimo.

#7) HAVE A NICE LIFE
The Unnatural World
[Enemies List – 2014]

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Carnevale ed angoscia nella mia mente vanno di pari passo, febbraio dunque è il mese ideale per ritrovarsi tra le mani e nelle orecchie gli Have a Nice Life.

Emptiness a fiotti e terrificanti carriallegorici legati insieme. It isn’t real, but it feels real.

#6) SWANS
To Be Kind

[Young God Records/Mute]

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To be kind come Michael Gira è uno dei miei sogni e preferisco lasciar parlare lui. Questo è tutto, la forza è ipnotica e allora: No Dream | no sleep | no suffering.

#5) LOSCIL
Sea Island

[Kranky]

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Elegia del tempo perso. Accartocciarsi nei loop è uno dei passatempi che preferisco, se poi fosse possibile stipulare un contratto con Loscil sarebbe perfetto. Un inverno, un disco e così via per sempre. Vista la dipendenza da ambient esiste una pianificazione socialista del tempo a disposizione.

La maggior parte della torta è riservata ai “The DisintegrationLoops” di William Basinski. “Sea Island” mi ha sicuramente fatto sforare le ore a disposizione, ma il muro di Berlino è caduto da tempo e i limiti posti dalla mente sono meno precisi dei piani quinquennali.

#4) ICEAGE
Plowing into the field of love

[Matador]

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In Danimarca ci sarà anche a capo del governo una bellissima bionda socialdemocratica, ma fortunatamente qualcosa non funziona come dovrebbe. Magari invecchiando si pogherà con più ritegno, forse qualcosa è meno affilato rispetto al passato e probabilmente troveremo altre trombe in futuro.

Di certo “I always had the sensethat I was split in two” rimarrà uno dei fili conduttori e allora prendetevi una bottiglia del vostro distillato preferito.
I “keep pissing against the moon” è sempre opzione disponibile.

#3) GROUPER
Ruins

[Kranky]

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Descrivere la sofferenza umana in tutta la sua vastità e intensità senza creare un’atmosfera incapacitante. Ripulire la sofferenza dalla stizza e dalla morbosità, dare nobiltà al dolore. Ma si può fare? Si può maneggiare la tragedia senza porre un’autorità morale, senza un senso del bene e del male?

Sogno una risposta di Liz Harris alle domande come queste che si trovano nei diari di John Cheever. Lei che nelle sue rovine non è lacrimosa nonostante la sensazione di essere incapable of being in a relationship, of finding love. Andiamo in Portogallo?

#2) Dean Blunt
Black Metal

[Rough Trade]
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Dean Blunt, il sax, l’identità ed una visione che non può più essere unilaterale. Bellissima l’intervista in cui dice: TV is my life […] I have a TV in every room of the house. E successivamente quando gli viene chiesto se critica o celebra il mezzo, la risposta mi apre il cuore: I don’t see anything as low or high or anything like that. That’s how you know if someone is smart or not, if someone can really have an understanding of so many different things from so many different angles and still be completely immersed in it.

Poi immagino Gad Lerner che pontifica e dall’alto della sua purezza mi spiega come, su cosa e quando indignarmi. Rido e torno ad ascoltare “Black Metal”. Ci trovo droni, folk ubriaco, dub ed elettronica stonata.

#1) FreddieGibbs & Madlib
Piñata

[Madlib Invazion]
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Le basi di Otis Jackson Jr. in arte Madlib sono un discreto vantaggio di partenza. Gangsta Lifee riflessioni – sì proprio così – sugli errori commessi, autoreferenzialità e groove classico leggermente ritoccato. Se mi sono perso altri ottimi album sul versante rap | hip hop et affini è colpa di Freddie Gibbs.

Il mio vecchio iPod, quello pesantissimo e spesso come non mai, teneva il conto di quante volte ascoltavo una canzone. Funzionasse ancora, a fine anno il primo album della lista sarebbe senza dubbio “Piñata”.

I don’t regret shit, but I’ll show you the things I’m not proud of. I’m about to show niggas how to rap again. Everybody else is going to fall in line.

 

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