I MIGLIORI 50 DISCHI DEL 2014 [ #30 / #21 ]

 
di
26 dicembre 2014
 

Posizioni: [ #50 – #41 ] / [ #40 – #31 ] / [ #20 – #11 ] / [ #10 – #1 ]

#30) FREDDIE GIBBS & MADLIB
Piñata

[Madlib Invazion]
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Le basi di Otis Jackson Jr. in arte Madlib sono un discreto vantaggio di partenza. Gangsta Lifee riflessioni – sì proprio così – sugli errori commessi, autoreferenzialità e groove classico leggermente ritoccato. Se mi sono perso altri ottimi album sul versante rap | hip hop et affini è colpa di Freddie Gibbs.

Il mio vecchio iPod, quello pesantissimo e spesso come non mai, teneva il conto di quante volte ascoltavo una canzone. Funzionasse ancora, a fine anno il primo album della lista sarebbe senza dubbio “Piñata”.

I don’t regret shit, but I’ll show you the things I’m not proud of. I’m about to show niggas how to rap again. Everybody else is going to fall in line.
( Alessandro Ferri )

#29) ANGEL OLSEN
Burn Your Fire For No Witness

[Jagjaguwar]
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Chi crede che un album cantautoriale-confessionale-femminile possa solo essere passivamente lagnoso non ha ascoltato il secondo full-lenght di Angel Olsen. Sei da solo anche tu? DAMMI IL CINQUE! LO SONO ANCH’IO. Ci dice: si possono far scoppiare i fuochi d’artificio anche senza testimoni, e se tu non ci sei più, beh, è lo stesso.

Parola chiave: auto-ironia (if you’ve got a sense of humor you’re not so bad)..
( Serena Riformato )

#28) TIMBER TIMBRE
Hot Dreams
[Arts and Crafts/Full Time Hobby – 2014]

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Da molti definita come una band cinematografica per le atmosfere, i Timber Timbre sfornano un disco, il quinto, pieno di fascino con una sorta di classicismo pieno di grazia. Le melodie della voce profonda e baritonale di Kirk danno vita a una ricerca degli standard pop e folk vissuti con la nostalgia di chi, come noi che ne stiamo scrivendo, guarda con una romantica nostalgia canzoni e melodie senza tempo, struggenti, intense e allo stesso tempo polverose.

La title track è un capolavoro autentico tra i migliori pezzi dell’anno.
( Angelo “The Waiter” Soria )

#27) SBTRKT
Wonder Where We Land
[Young Turks]

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Un disco stupefacente se si pensa alla moltitudine di suoni che lo abita, e forse per questo molto disomogeneo. A SBTRKT il pregio di aver scelto ottime collaborazioni (Warpaint, Caroline Polachek, Sampha) e di aver cercato la contaminazione tra electro music, R&B, sci-fi e afrobeat. Un disco molto piacevole.
( Fabio Nieddu )

#26) ALT-J
This Is All Yours

[Atlantic/Infectious]

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Dopo l’impatto di “An Awesome Wave”, al secondo album degli Alt-J si chiedeva la luna. Loro invece ci hanno dato le cascate tropicali i venti monsonici i ciliegi giapponesi le sequoie secolari: a qualcuno non è bastato. Io non sono fra questi e “This Is All Yours” entra ai confini di questa classifica.

Parola chiave: matericità.
( Serena Riformato )

#25) HAVE A NICE LIFE
The Unnatural World
[Enemies List]

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Carnevale ed angoscia nella mia mente vanno di pari passo, febbraio dunque è il mese ideale per ritrovarsi tra le mani e nelle orecchie gli Have a Nice Life.

Emptiness a fiotti e terrificanti carriallegorici legati insieme. It isn’t real, but it feels real.
( Alessandro Ferri )

#24) DAMIEN RICE
My Favourite Fade Fantasy
[Warner Bros]

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Otto anni dopo l’uscita di “9”, otto anni in cui si è parlato molto di questo ragazzo irlandese. Una della rare anomalie della scena musicale contemporanea, un artista molto amato, capace di vendere tre milioni e mezzo di copie in tutto il mondo eppure continua a ignorare lo status di divo. Otto anni dopo Damien Rice è tornato con un disco non paragonabile (O è una perla rara e unica) ma sincero, vivo che emoziona tanto.

E’ un disco triste e delicato. Dopo diversi ascolti ti senti conquistato dalle otto tracce inserite nel disco e non puoi più farne a meno.
( Angelo “The Waiter” Soria )

#23) INTERPOL
El Pintor
[Matador]

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La scelta più impopolare, dettata più dal cuore che dal cervello, come quando dopo il liceo scelsi di iscrivermi a lettere moderne e non a medicina. Con gli Interpol è una questione di affetto.

“El Pintor” non è quel “Turn On The Bright Lights” che mi fece letteralmente innamorare della band newyorkese, ma fa il suo dovere e non fa rimpiangere l’uscita dal gruppo del bassista Carlos Dengler (nel 2010). Ogni pezzo ne ricorda uno di “Turn On The Bright Lights”, un certo riff somiglia a “Pioneers to the Falls”, quell’inflessione nella voce di Paul Banks mi fa tornare in mente un certo pezzo di “Antics”, ma va benissimo così, a me basta che gli Interpol esistano ancora, facciano canzoni come “Breakers 1”, vadano in tour e mi regalino la colonna sonora giusta a quelle settimane grigie e piatte che solo Torino sa darmi.
( Sebastiano Iannizzotto )

#22) A WINGED VICTORY FOR THE SULLEN
Atomos
[Erased Tapes]

I college americani, a torto o a ragione, sono rinomati per feste e festini in cui tutto (e dico tutto) può succedere. Qui in Nebraska le cose non sono così estreme, ma a volte si. Se c’è un aspetto di me a cui mi sono arreso in questi ultimi quattro mesi è che non sono proprio fatto per esperienze del genere. Non che vi abbia preso attivamente parte, solo la vista di certe cose mi intorpidisce, annoia e, a dirla tutta, indigna pure. Che posso farci, sarò un intellettuale, sarò diventato vecchio, sarò persino noioso, va là. Eppure preferisco di gran lunga una serata con una quindicina di persone a parlare delle rivolte in Messico così come della seconda stagione di “Mario” di Maccio Capatonda, che rendermi ridicolo ballando Gangnam Style oltraggiosamente ubriaco, seminudo, in mezzo a cinquanta scimmie urlatrici che a vederle in classe paiono persone serissime. (C’è della serietà anche nel divertimento, in effetti, ma non mi sembra la sede in cui parlarne.)

Tutto ‘sto pistolotto per dire che, tornato in camera dopo un paio di questi macelli di cervelli, “Atomos” si è rivelato il migliore anestetico, la migliore medicina per i miei sensi. Dustin O’Halloran ci mette la classica, Adam Wiltzie (già Stars of the Lid) una saggia elettronica, mai troppo invasiva ma complementare. Album lungo (più di un’ora) e per alcuni anche palloso, magari. Per me, un capolavoro di delicata epicità.
(Degno di nota anche l’EP “Atomos VII”.)
( Alessandro “Diciaddùe” Schirano )

#21) THEE SILVER MT. ZION MEMORIAL ORCHESTRA
Fuck Off Get Free We Pour Light On Everything

[Constellation]

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La prima folgorazione dell’anno, un misto di blues, folk, rock, accenni post rock in un turbinio cacofonico ed assordante. Oggettivamente un lavoro magnifico e strapieno di riferimenti, più concretamente per il sottoscritto un ascolto non sempre facile o di immediata collocazione.

Ci ritorno sempre molto volentieri quando me la sento. Sarebbe stato un delitto tenerlo fuori dalla mia top 10.
( Enrico “Sachiel” Amendola )

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