TOP TEN ALBUM 2014 DI MATTEO GIOBBI

 
8 Gennaio 2015
 

#10) THE BASEBALLS
Game Day

[Warner]

La musica si fa di nuovo Rock’n’roll/rockabilly e le atmosfere ( quelle sonore, ma anche look e pettinatura ) si rallegrano. Il risultato è piacevole, sospinto inoltre dall’impeto “ fifties “ di questi ragazzotti tedeschi.

“ Simpatico “ e riuscito: ottimo lavoro.

#9) AFGHAN WHIGS
Do To The Beast

[Sub Pop]
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Riff taglienti, chitarre distorte, tastiere strazianti incorniciano l’inconfondibile voce acuta e sofferta di Greg Dulli: gli Afghan Whigs rinascono e risplendono più luminosi che mai. Un album maturo per un sound completo e variegato.

Un grande ritorno.

#8) ALVVAYS
Alvvays

[Polyvinyl]

Gusto indie pop e melodie killer per canzoni dirette, immediate, tanto accattivanti quanto frizzanti.

Semplici e accessibili ma mai banali è l’album indie dell’anno.

#7) THE HORRORS
Luminous

[XL]

Matura il sound degli Horrors, in modo equilibrato e interessante, quanto nel mood dell’intero album.

Una sequenza di efficaci spaccati di synth, elettronica, psichedelia, percussioni tribali, ritmi ballabili e killer chorus, a impostare un album bellissimo e godibile.

#6) BECK
Morning Phase

[Capitol]

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Lento, malinconico ed acustico: ecco la cifra stilistica che domina l’ultima fatica di Beck.

Disco intimista e toccante per un autore dalla innata vena creativa

#4) DAMIEN RICE
My Favourite Fade Fantasy
[Warner Bros]

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Deciso ad abbracciare fino in fondo ed in maniera delicata le sue paure, le sue emozioni e le sue speranze, Damien Rice si muove con successo in direzione di un album intenso, sussurato emozionante e insieme raffinato, che fa del cantautore irlandese ( nuovamente ) espressione “ pura “ di sentimento.

Il disco è diverso dai due precedenti, non di rottura, ma una piacevole evoluzione tra arpeggi di chitarra elettrica, arrangiamenti degli archi ed il suono dolce di un piano. Bello, semplicemente bello.

#4) FABI, SILVESTRI, GAZZE’
Il Padrone della Festa

[SONY MUSIC]

Le cronache di tre amici, tre cantautori, tre romani. La costante di un disco importante, sia per l’attenzione ai contenuti, sia per la ricca e variegata offerta musicale. La cura contagiosa dei particolari e il quieto raccontare d’amore, di viaggio e prospettive, di storie di vita difficili e attuali.

Insomma, da qualsiasi punto di vista lo si guardi, si tratta di un lavoro inattaccabile.
Bravi.

#3) JACK WHITE
Lazaretto

[Third Man Records]

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Jack White è un mago della musica: Blues, soul, rock,country, suoni gotici, la sua ricerca sonora è estro, originalità, poliedrismo allo stato puro. “Lazaretto”, è il suo secondo album da solista, ed è un disco unico ma accessibile a tutti, veloce e ritmato, fluido e contrastante nella sua tracklist, dove il mondo del rock ed il mondo del blues si riflettono a specchio, stile e vena creativa si confondono nell’ esaltazione della potenza del talento musicale del ragazzo di Detroit.
Consigliato.

#2) BOY & BEAR
Harlequin Dream

[Nettwerk]

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Orecchiabilità pop, chitarre elettriche ed acustiche, ritornelli di facile presa e melodie bucoliche in salsa folk: ecco gli ingredienti degli australiani BOY & BEAR, quintetto neo-folk rock dall’indiscusso talento.

Gradevoli e solari per un album magico.

#1) THE WAR ON DRUGS
Lost In The Dream

[Secretly Canadian]

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Chitarre che suonano rock americano ispirato, raffinato ed evocativo, suoni elementari ma suggestivi, accordi convenzionali, strumenti e sovraincisioni, che vanno da echi di piano a synth e chitarre: il trionfo roots-rock a stelle e strisce per un album poetico, onirico e di estrema qualità.

Il disco più bello dell’anno.

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