FFS
FFS

[ Domino - 2015 ]
7
 
Genere: Indie Rock
 
23 Giugno 2015
 

FFS ovvero Franz Ferdinand + Sparks (Russel Mael che canta e Ron Mael che compone). Loro però preferiscono essere chiamati For Fuck’s Sake. Che tradotto in italiano più o meno vuol dire: e che cazzo. Un nome così potevano inventarselo solo dei buontemponi come i Ferdinand spalleggiati da quei gran mattacchioni degli Sparks, per il loro primo album insieme. “FFS” non somiglia né alle sparate alt rock dei Ferdinand né a una delle tante versioni di sé stessi che gli Sparks si sono inventati nei loro ormai quaranta anni di onorata carriera sempre controcorrente, sempre in bilico tra pop, dance, glam e dolcetto scherzetto di Halloween. E’ un misto di entrambe le cose e qualcosa di diverso allo stesso tempo. Divertente. Pazzo. Teatrale. Surreale. Come un film di Mel Brooks. Ed è frutto di un vero lavoro di squadra. Tanto per capirci: non è che Alex Kapranos e i fratelli Mael hanno preso qualche b side del passato e vediamo un po’ l’effetto che fa.

Le canzoni di “FFS” le hanno create insieme, tutti suonano tutto anche se in realtà non erano mai nello stesso posto: i Ferdinand in Scozia, gli Sparks in America. Ma nel mondo digitale di oggi le miglia non contano granché, in amore e in musica. E “FFS” degli FFS sembra proprio una love story tra due band che si sono conosciute (nel 2005), studiate, corteggiate a lungo prima di fare il grande passo. Questo album avrebbe potuto uscire qualche anno fa, se i Franz Ferdinand non fossero stati impegnati a registrare o in tour. Invece esce oggi per la Domino ed è un bene. Perché gli FFS mettono su un gran bello spettacolo fatto di ritmi dance anni ottanta, vitalità glam pop, senso dell’umorismo macabro e ironia. Ai Franz Ferdinand gli Sparks sono sempre piaciuti e si sente. Kapranos spesso sembra ingaggiare una vera e propria gara vocale col suo idolo Russel Mael, a suon di falsetti che si rincorrono, tastiere svolazzanti e intricati giochi di parole.

S’inventano delle gran belle storie, dei gran bei personaggi gli FFS. Si ride e tanto, ascoltando i quadretti comici di “Police Encounters”, “The Man Without A Tan” e “The Power Couple” (chissà chi l’avrà ispirata). “FFS” sembra un vaudeville e come tutti i vaudeville ha anche momenti eleganti e drammatici (tipo “Little Guy From The Suburbs” o “A Violent Death”) ma niente di troppo triste. Un disco scoppiettante quello uscito dalle menti perverse di Alex Kapranos, Bob Hardy, Nick McCarthy, Paul Thomson, Russel e Ron Mael. Un disco che strappa più di un sorriso e si ascolta con gran piacere. I Franz Ferdinand tornano a divertire come non facevano da tempo e gli Sparks dimostrano che essere creativi fa restare giovani, ma giovani sul serio. “FFS” insomma è un esperimento che poteva finire male, invece è riuscito proprio bene. E gli FFS ci scherzano su in “Collaborations Don’t Work”, dove Kapranos e Russel Mael fanno pure finta di litigare con risultati veramente comici. “Collaborations Don’t Work”? Che bugiardi!

Tracklist
1. Johnny Delusional
2. Call Girl
3. Dictator’s Son
4. Little Guy From The Suburbs
5. Police Encounters
6. Save Me From Myself
7. So Desu Ne
8. The Man Without A Tan
9. Things I Won’t Get
10. The Power Couple
11. Collaborations Don’t Work
12. Piss Off
13. So Many Bridges
14. King Of The Song
15. Look At Me
16. A Violent Death
 
 

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