SILVERSUN PICKUPS
Better Nature

[ New Machine - 2015 ]
7.5
 
Genere: Dark pop, Synth pop
 
19 ottobre 2015
 

Nuova etichetta discografica creata per l’occasione, nuovo disco, nuova vita. Questo sembra essere il mantra dei Silversun Pickups che ritornano con “Better Nature”. La produzione è ancora una volta affidata a quel geniaccio di Jacknife Lee (R.E.M,U2, Two Door Cinema Club, Crystal Castles) e a far da biglietto da visita ci ha pensato il video di “Nightlight” diretto da un altro bel genio di nome Mark Pellington che trasporta i Pickups in una Las Vegas cupa e notturna per quasi otto minuti otto di incubo dark pop. Confezionando una sorta di mini – film che tira fuori il lato più sexy e inquietante della band di Los Angeles ed è il viatico perfetto per un album che riprende esattamente dove “Neck Of The Woods” aveva lasciato, finendo per esserne il secondo capitolo. Ma al contrario di quanto a volte succede, regge il confronto. Ormai sono diventati maestri i Pickups. Sanno creare un’atmosfera intensa unendo elementi tra loro diversissimi e strizzando spesso e volentieri l’occhio agli anni ottanta.

Bianco e nero. Luce e buio. Dolcezza e fregature. Innocenza e colpa. “Latchkey Kids” che sembra uscita dritta dritta dal libro di Ted Rall “Revenge of the Latchkey Kids: An Illustrated Guide to Surviving the 90’s and Beyond”. Armonie angeliche, ritmo infernale (“Connection” che spacca senza bisogno di remix) sintetizzatori e distorsione, piccoli terremoti che sembrano creati quasi ad orologeria. Avranno anche perso l’immediatezza dei primi album, ma nel loro caso non è un difetto né un problema. Le canzoni hanno imparato a costruirle con puntiglio, pezzetto dopo pezzetto, senza che neanche un piccolo dettaglio risulti spiacevole o fuori posto e “Ragamuffin” ne è un ottimo esempio. Già “Neck Of The Woods”, ascoltato tutto di fila, poteva sembrare un concept album. Stessa cosa per “Better Nature” anche se il filo forse è più tenue, sottile. C’è da confondersi a cercarlo, soprattutto quando Brian Aubert tira fuori cuore e anima in “Friendly Fires”. Si divertono, i Pickups.

Sono liberi di fare ciò che vogliono e questa nuova libertà la sfruttano appieno in quella splendida stranezza di nome “Tapedeck” che dimostra quanto si siano allontanati dal dream pop o dallo shoegaze propriamente detto. Questi sono dei Pickups meravigliosamente rock, nello spirito e nel sound. “Better Nature” insomma non è un disco scontato. Si spinge ben oltre il limite del sogno per addentrarsi in una terra di nessuno che è bella da scoprire. Sono diventati degli esploratori i Pickups, di quelli veri. “It’s not easy to define the wild kind” dicono in “The Wild Kind”. Non è semplice nemmeno definire loro. Il che in un mondo pieno di etichette è il complimento migliore. Tutto merito di Brian Aubert, Nikki Monninger, Christopher Guanlao e Joe Lester ovviamente. E anche di Jacknife Lee che conferma, anche se non ce n’era bisogno, di essere un produttore capace di tirar fuori il meglio da ogni artista.

Tracklist
1. Cradle (Better Nature)
2. Connection
3. Pins & Needles
4. Friendly Fires
5. Nightlight
6. Circadian Rhythm (Last Dance)
7. Tapedeck
8. Latchkey Kids
9. Ragamuffin
10. The Wild Kind
 
 

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