OGGI “ZUMA” DI NEIL YOUNG COMPIE 40 ANNI

 
10 novembre 2015
 

Corse e rincorse a correggere le sembianze di certe personalissime ossessioni, mai troppo private da restare confessioni per pochi, mai così veramente pubbliche e forse consapevoli di imprimere solchi indelebili nella storia della musica del diavolo. Certo, a quarant’anni di distanza è tutto più chiaro, ed è fin troppo facile incensare dischi che dai fantasmi dei manti erbosi grondanti peace&love, sino alle litanie obnubilate sul feretro di Kurt Cobain, han rappresentato un vangelo insostituibile per generazioni di musicisti. Ma nelle vene di Danny Whitten (primo chitarrista dei Crazy Horse) nel ’72 scivolava un fiume opaco, nero come l’inchiostro; la sua morte di overdose fu per Neil Young il pretesto per cominciare a percepire il lento e stordente tramontare di una stagione. Da lì venne fuori la sua trilogia del dolore (“Time Fades Away (’73)”, “On the Beach (’74)”, “Tonight’s the Night (’75)”), tre dischi di chiaroscuri fendenti come lame affilate, notturni ma per nulla gelidi, sequela di perle di rara bellezza. Poi il mattino, la mite accettazione del dolore, fiori gialli nati per gioco in riva al mare e canzoni sgorgate come miele al sole sulle spiagge imbrunite di Malibu, nella sua residenza a Sea Livel Drive, in California.

Venne alla luce “Zuma” (’75), miracolo folk rock per cowboy interiori, che eleva definitivamente un decennio di rock’n’roll a misurata qualità dell’anima. Quarant’anni la distanza che, proprio oggi, ci separa dalla sua data di pubblicazione – gli stessi che ci separano anche da “Tonight’s the Night”, registrato tuttavia due anni prima e antecedentemente al suo predecessore “On the Beach” -, tantissimi gli echi familiari e le immagini indimenticabili celate dietro le sue nove tracce. Centrando l’obiettivo di dar luce nuova al chitarrismo forse più ispirato di sempre del cantautore canadese, con il supporto preziosissimo dei redivivi Crazy Horse e con un eclettico Frank Sampedro alla chitarra, Zuma porta in embrione intuizioni certe di quello che sarà il futuro rock alternativo e persino di certe coloriture noise rock dei decenni che verranno. La malinconia sopravvive, a tratti compare sullo sfondo di bozzetti definitivi ma mai troppo arrendevoli del solito mal d’amore senza sconti, ma qui rivisti con sfumate di sollievo e speranza, come in “Lookin’ for a Love”, abbandonata alla ricerca trasognata di un amore etereo, incrociato sui passi leggeri di una spiaggia, dove “il sole colpisce l’acqua e le montagne incontrano la sabbia”, un amore che possa farlo “vivere e trarre il meglio da ciò che vedo”.

E “Zuma” fu un disco ispirato e dal cuore sincero, a gravitare intorno a temi come la libertà, il distacco, rappresentato simbolicamente dal volo in copertina, il paradosso dell’esser a cavallo di una vita mai risolta ma con uno spirito evidentemente rinnovato. Celeberrimo il brano “Cortez the Killer”, solidale col dramma dei nativi americani a fronte delle conquiste dello spietato Herman Cortez, in rappresentanza di un occidente troppo incapace di esser veramente libero (il titolo dell’album farebbe riferimento proprio a Montezuma, imperatore degli Aztechi o secondo altre fonti al nome della omonima spiaggia a due passi dalla residenza di Neil).

Nello stesso anno di “Blood on the Tracks” di Dylan, “Zuma” segna una linea di demarcazione importante per il rock tutto, che esorcizzando i demoni nati dalla disillusione della stagione psichedelica si risolleva facendo leva ancora una volta sulla forza del rock’n’roll. Qualche leggenda racconterebbe che durante le session a Point Dume, proprio lo stesso Bob Dylan fosse passato a trovare Neil in studio, incidendo con lui alcuni brani al piano. L’album ottenne un grande successo, raggiungendo il venticinquesimo posto nella classifica americana e al giorno d’oggi ha superato lo status di disco d’oro.

Neil Young – “Zuma”
Data di pubblicazione: 10 Novembre 1975
Registrato: tra il 16 giugno 1974 e il 29 agosto 1975 al Broken Arrow Ranch, Redwood City, CA and Point Dume, CA
Tracce: 9
Lunghezza: 36 min : 34 s
Etichetta: Reprise
Produttori: Neil Young e David Briggs (eccetto “Pardon My Heart”, “Lookin’ for a Love” e “Through My Sails” prodotte da Neil Young e Tim Mulligan)
Posizione più alta in classifica: 25 (USA)

Tracklist:
LATO A

A1. Don’t Cry No Tears – 2:34
A2. Danger Bird – 6:54
A3. Pardon My Heart – 3:49
A4. Lookin’ for a Love – 3:17
A5. Barstool Blues – 3:02
LATO B
B1. Stupid Girl – 3:13
B2. Drive Back – 3:32
B3. Cortez the Killer – 7:29
B4. Through My Sails – 2:41

Ascolta per intero “Stories from the City, Stories from the Sea”:

 

Oggi “Rejoicing In The ...

Quindici anni di già che “Rejoicing In The Hands” di Devendra Banhart è giunto ad illuminare il mondo. Un album informale, ...

The Rise And Fall Of Our World: ...

Abbiamo i giorni contati, ci restano esattamente solo cinque anni prima che il mondo vada completamente in rovina: è così che si apre ...

Oggi “Primary Colours” degli ...

Non mi capita molto spesso di andare a riascoltare gli Horrors – non ho apprezzato particolarmente l’ultimo paio di uscite a loro nome, ...

Oggi “Illmatic” di Nas compie ...

Di “Illmatic”, album d’esordio del rapper newyorchese Nas, se n’è parlato e se ne continua a parlare moltissimo. Qualcuno, forse ...

Oggi “His ‘n’ ...

1994, Inghilterra. Il vulcano britpop è in pieno fermento. E l’interesse degli addetti ai lavori alto, altissimo, specie e ...