FAT WHITE FAMILY
Songs For Our Mothers

[ Fat Possum - 2016 ]
5.5
 
Genere: Rock, Psych, Indie
 
19 febbraio 2016
 

Nel dicembre 2014 avevano fatto uscire un pezzo intitolato “I am Mark E Smith”; il suono era sghembo e allucinato, la melodia un loop ipnotico perfetto per andare avanti all’infinto, la voce strascicata di Lias Saudi l’unico cantato possibile. Quel singolo era anche il trait d’union tra l’esordio della band – anno 2013 – e il loro secondo lavoro uscito lo scorso gennaio. Anche se “Songs for our mothers”, l’album nuovo della band londinese, è verrebbe da dire un po’ più complicato di come quel singolo poteva far immaginare. Il pezzo d’apertura è stato definito dalla stessa band un pezzo à la Donna Summer e, benché il richiamo disco possa essere discusso, è un dato di fatto che rispetto al precedente “Champagne Holocaust” le cose sono state diversificate. La postproduzione, ad esempio: lì dove l’LP precedente esaltava il suono spoglio e grezzo, “Songs For Our Mothers”, pur senza andare troppo lontano dall’approccio svagato/lo-fi, prende il suo tempo e i suoi spazi per curare e rielaborare i pezzi, vedi appunto “Whitest boy on the beach” (il pezzo à la Donna Summer), o “Tinfoil Deathstar”, che pare essere lo spin off della prima, o “Hits hits hits”.

Cambia poi la direzione del suono, più aperto alla psichedelia perché “un altro album garage sarebbe stato un ovvietà”; e cambiano in parte le atmosfere, meno distese e più incupite, più vorticose, a tratti sinistre (“Love is the crack”, “Duce”, “We must learn to rise”).

Quel che resta invece sono le distorsioni e gli effetti, applicati costantemente anche alle voci; i toni dei testi, dissacranti, dissoluti, e provocatori; e l’attitudine sgangherata da outsider irrequieti/piantagrane, rispecchiata nella loro immagine come nella loro musica.

Di loro si è parlato spesso anche per ragioni non musicali (risse, peni in mostra e via dicendo) che in un modo o nell’altro fanno comunque parte del pacchetto FWF, del loro mondo nichilista/anti-establishment e del loro modo di intendere la musica. Tuttavia pensando unicamente a ciò che c’è al di fuori delle performance live, ossia l’album di studio, questo suona meno abrasivo e meno deciso rispetto al carattere mostrato dalla band. Pur avendo il merito di uscire dai generi e dalle tendenze attuali, e pur essendo il loro sound già piuttosto riconoscibile, “Songs for our mothers” risulta ancora carente di un che di personale e definito; qualcosa che nessuna acrobazia da palcoscenico può compensare.

Tracklist
1. Whitest Boy On The Beach
2. Satisfied
3. Love Is The Crack
4. Duce
5. Lebensraum
6. Hits Hits Hits
7. Tinfoil Deathstar
8. When Shipman Decides
9. We Must Learn To Rise
10. Goodbye Goebbels
 
 

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