OGGI “OUT OF TIME” DEI R.E.M. COMPIE 25 ANNI

 
12 marzo 2016
 

I REM di Athens, Georgia, Profondo Sud degli Stati Uniti, sono stati un amore generazionale diffuso per chi aveva vent’anni, in Italia, negli anni ’90.

La data del 1994 al PalaEUR di Roma fu affollatissima (per fortuna era già uscito il bell’ Automatic For The People), e il momento più emozionante fu sicuramente quando Michael Stipe intonò, per voce sola, “Winter” di Tori Amos.
La ragione di questo amore per i REM, vasto e trasversale, praticato anche da chi non ha mai ascoltato l’alternative, è probabilmente da ricercare nelle sonorità e nelle atmosfere ariose, aperte, apparentemente di presa immediata per un pubblico poco abituato alle asperità come quello italiano.

Band ruvide e scarne contemporanee al gruppo di Michael Stipe, ad esempio i Sonic Youth, i Fang, i Flipper o i Dinosaur Jr, hanno sempre occupato un posto ben più limitato tra i cultori del post-punk americano; troppo tosti, appunto, troppo lontani dall’ossessione per la melodia che da noi è il secondo sport nazionale dopo il calcio praticato dal divano di casa.

Se “Out of Time”, uscito esattamente 25 anni fa, nel 1991, ha venduto moltissimo (18 milioni di copie), è perché è un lavoro facile, rispetto a ciò che la band aveva prodotto prima, e soprattutto perché contiene una hit furbissima come “Losing My Religion”.
Questo pezzo ha fatto avvicinare parecchia gente ad una musica che normalmente non ascoltava, trascurando – ovvio – pezzi ben più raffinati presenti nello stesso disco: “Low”, su tutti, oscura e vicina alle atmosfere post-punk del primo disco, Murmur (1983) ma anche “Near Wild Heaven”, profondamente americana, evocativa di grandi distanze, con una poetica nota folk data da una cristallina e ironica sovrapposizione di voci.

Se la hit di punta dell’album fosse stata “Shiny Happy People”, soprattutto per la presenza della voce spiritosa e limpida di Kate Pierson dei B52’s, sicuramente meno vendibile ovunque ma più intelligente per la sua immediatezza solo apparente, forse i REM avrebbero potuto perseguire la strada del successo anche economico senza passare per il gruppo pop che non sono mai stati.

Gli altri brani dell’album sono senza infamia e senza lode, sembrano quasi infilati tra le tracce più vendibili a supporto del minutaggio complessivo del disco.
Out of Time non è un cattivo disco – ce ne fossero – ma è un lavoro generalista, mirato a tirar su guadagni, in cui si ascoltano, qua e là, piccole perle che promettono affascinanti evoluzioni non mantenute.

R.E.M. – Out Of Time
Data di pubblicazione: 12 marzo 1991
Tracce: 11
Lunghezza: 44:09
Etichetta: Warner Bros
Produttori: Scott Litt. R.E.M.

Tracklist:
1. Radio Song – 4:16
2. Losing My Religion – 4:28
3. Low – 4:56
4. Near Wild Heaven – 3:19
5. Endgame – 3:48
6. Shiny Happy People – 3:44
7. Belong – 4:03
8. Half a World Away – 3:26
9. Texarkana – 3:36
12. Country Feedback – 4:07
11. Me in Honey – 4:06

 

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