BARBARISMS
Browser

[ A Modest Proposal Records - 2016 ]
7
 
Genere: lo-fi, mumblecore, alternative
 
2 Maggio 2016
 

In alcuni film, ci sono momenti che, privi della necessità di raccontare qualcosa, restano impigliati nella memoria – gesti incongrui, un’espressione non prevista dalla sceneggiatura, il modo in cui Frances Ha si muove nello spazio, Hannah Horvath che cammina per strada – “Browser”, il nuovo album dei Barbarisms è pieno di momenti così; li intravedi come per caso, ma non riesci a dimenticarli più. C’è un ragazzo che in “I Haven’t Seen You in Days” si presenta alla tua porta con solo una busta di vestiti con sé: non lo vedi da anni, eppure è come se non se ne fosse mai andato davvero.

La band svedese sembra uscita da un film mumblecore degli anni ’90: giovani, carini e tendenzialmente disoccupati, hanno prodotto un album di melodie lo-fi che ricordano i lavori di certi Built to Spill. Il paragone è forse generoso, ma corretto: l’attitudine è quella che conta, la disinvoltura con cui questi tre ragazzi mettono in fila uno dopo l’altro pezzi che sembra di ascoltare da sempre; perché se c’è una cosa che non esiste in “Browser” è il senso del tempo; un “Eternal recur”, per dirla con uno dei loro pezzi che sembra spuntare da una cassettina dei Mountain Goats. “Browser” è una lunghissima notte bianca, come quelle infinite della Scandinavia di cui cantano in “Rico of the white nights” e davvero questo disco potrebbe essere uscito vent’anni fa o fare compagnia al disco di esordio degli italiani Barbados, “Runway Stories” (2015).

È rinfrancante sentire un disco che sembra suonato prima per sé e poi per gli altri; senza nessuna ambizione di essere qualcosa di diverso da quello che si è: sembra riduttivo dire questo, ma non è così. Per dirla con una parola, i Barbarisms sono slacker per indole, musicisti perché è quello che sanno fare bene. Un po’ come in un film dello scorso anno che si chiama “No way José”: racconta com’è diventare adulti quando dovresti esserlo già da un pezzo; Adam Goldberg interpreta un musicista che finisce a dormire sul divano di amici e si chiede se per caso non si possa rimanere per sempre soli, miserevoli e ospiti di qualcuno. Non sa tenersi una ragazza, suona ai concerti dei bambini ed è tutto quello che non dovresti amare: eppure c’è qualcosa che non ti togli dalla testa. Un giorno, magari, ti suona alla porta; dopo anni che non lo vedi, si presenta così: una busta di vestiti bagnati e qualche canzone da suonarti. E tu lo fai entrare.

Tracklist
1. Heaviest Breather
2. Lost Positions
3. I Haven't Seen You in Days
4. Prison Rules
5. Older than the Birds
6. Rico of the White Nights
7. Ice Storm #2
8. I Would Not Ask
9. Eternal Recur
10. Tastemaker
 
 

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