IGGY POP
Post Pop Depression

[ Loma Vista - 2016 ]
7
 
Genere: Rock
Tags:
 
6 Maggio 2016
 

Iggy Pop è vivo e ha ancora qualcosa da dire. Malgrado un’età non più da rock assault e malgrado recentemente abbia più volte annunciato di non sentirsi più “portato” per quell’approccio furioso e violento che l’ha reso celebre. Comunque, ogni volta che esce qualcosa dell’Iguana, la reazione non si fa attendere. E non ha fatto eccezione l’uscita il 18 marzo scorso di “Post Pop Depression”, un album che ci consegna l’immagine di un artista sicuramente in là con l’età ma non per questo privo di fascino e ispirazione. Certo, non siamo più nel punk rock meravigliosamente sconclusionato dei Settanta e ci mancherebbe, ma la sensazione è comunque quella di avere tra le mani un altro piccolo gioiello partorito dalla mente malata di Iggy.

In realtà “Post Pop Depression” è molto più vicino a “The Idiot” e “Lust For Life” che a “Blah, Blah, Blah”, “Preliminaires” o “Ready To Die”. Interessanti i primi due; niente affatto imprescindibili gli altri tre. Registrato nel deserto californiano assieme a Josh Homme dei QOTSA, al polistrumentista Dean Fertita e al batterista degli Artic Monkeys Matt Helders, il diciassettesimo album in studio di James Newell Osterberg Jr. non ha niente a che vedere con la furia iconoclasta del passato, ma in compenso regala momenti di un rock torbido e sensuale, a metà tra garage e stoner. Il classico album da ascoltare di notte, al buio, soli con le proprie inquietudini più nascoste.
L’ultimo lavoro da solista di Iggy Pop risaliva al 2009, un arco di tempo che ha permesso al fondatore degli Stooges – band seminale del punk rock – di raccogliere un po’ di materiale sparso, appunti di cose scritte ai tempi del sodalizio con David Bowie e di tirare fuori un altro coniglio dal cilindro. «Ma sarà l’ultimo», ha detto Iggy. Abbiamo voluto semplicemente fare un buon album, all’altezza dei tempi, ha aggiunto in un’intervista qualche settimana fa. E l’impresa, malgrado tutto, sembra essergli riuscita.

Il disco è gradevole al primo ascolto. Un rock moderno, teso e privo di impurità. “Break Into Your Heart” è una ballata maliziosa su un tappeto stoner rock, con il malizioso “I’m gonna break into your heart” di Iggy che si imprime con semplicità imbarazzante. C’è in ogni caso l’intenzione di risultare orecchiabile, affascinante, conturbante. “Gardenia” ha un sapore più notturno, con un giro di basso armonico che conferisce un lieve sapore blues. Il tono si fa epico in “American Valhalla”, altra ballata desert rock dove echeggia “China Girl” di Bowie e in cui l’Iguana dà il meglio di questo sessantanovenne torbido e sensuale. Il mood generale resta epico, in un certo senso ammiccante, aiutato dalle indiscusse qualità tecniche della band; sotto però resta la matrice sporca e decisamente bastarda di uno degli artisti più eclettici della storia.

Uscito “Post Pop Depression”, qualcuno ha parlato di “sound del deserto”. Chissà. Di sicuro è il tocco di Josh Homme (Kyuss, Queens Of The Stone Age e Eagles Of Death) a dare quest’aura arida ma accattivante alla materia di cui si compone il disco. “In The Lobby” tiene il passo del resto dell’album, con riff chitarristici ben strutturati; “Sunday” crea invece un’atmosfera disco, 6 minuti tra canti e controcanti funky e un inaspettato finale d’orchestra. Con “Vulture” si passa all’acustico, verrebbe da dire lo-fi, minacciosamente spaghetti-western; “German Days” è una sintesi di stoner e blues, con un’atmosfera dark e lugubre e la voce di Iggy che rappresenta sempre il segno distintivo. “Chocolate Drops” ha un ritmo che ammicca, seduce, quasi ipnotizza: When your love of life is an empty beach/Don’t cry, canta Iggy; “Don’t cry”, gli fa eco Josh. Chiude il disco “Paraguay”, altri 6 minuti di cantato epico, batteria regolare e chitarra solida e compatta, per un finale in crescendo dove si avverte il tocco inconfondibilmente QOTSA di Homme.

James Newell Osterberg ha dichiarato che con “Post Pop Depression” saluta tutti e chiude con la produzione musicale. Staremo a vedere. Se così fosse, lasciata alle spalle la depressione, potrebbe essere considerato il degno saluto di un gigante del rock.

Tracklist
1. Break Into Your Heart
2. Gardenia
3. American Valhalla
4. In the Lobby
5. Sunday
6. Vulture
7. German Days
8. Chocolate Drops
9. Paraguay
 
 

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