OGGI IL DEBUTTO DI BURIAL COMPIE 10 ANNI

 
15 maggio 2016
 

Cifra tonda (10 anni) per un album omonimo di un personaggio che fino a poco tempo fa non aveva un volto, due lustri di vita aprendo nuove strade senza essere un pioniere.

In senso figurato il pioniere è colui che si dedica a un’attività nuova e sperimenta originali metodi di studio, consentendo agli altri di seguirne l’esempio. E chi può ricalcare la traccia di Burial? Non scherziamo, nessuno ne è in grado.
Il 15 maggio 2006 è senza dubbio una data da segnalare con il circoletto rosso sul calendario, ringraziando William Bevan e l’Hyperdub per averci regalato una perla carica di autentico talento. “Burial” è senza mezzi giri di parole un game changer, un pivotal game per spezzare gli equilibri. Steve Goodman, Kode9, si sarà prontamente accorto di avere tra le mani una gemma in tutto e per tutto Hyper.
Immedesimarsi con tale suono intimamente ed emotivamente rientra nel campo della soggettività, il fenomeno collettivo poco spiega, anche perché qui non staremo a guardare la deriva autorefenziale di quel mondo simil giornalistico che ha campato e campa di gif, meme e affini.

Il contesto di riferimento? Sicuramente la mente di chi si accosta ad un concetto del raver che supera le pillole e gli acidi pur andandoci a braccetto. La pulsazione primitiva e la volontà di abbandonarsi risiede in ciò che ci distingue dagli animali. Penso sia troppo limitativo parlare di Londra, di tossici e di avamposti operai, pioggia e ambienti industriali. Londra come più o meno ogni capitale Europea è tutto e niente, l’identità nel nuovo millennio non serve a nessuno ed anzi viene vista come inutile fardello da eliminare. E allora come si fa a ricollegare un basso profondo ad un luogo che non esiste più?

Riempirsi la bocca di termini come 2step, dub, post qualcosa, urban, soul ecc. ecc. può essere utile per le enciclopedie o per Wikipedia.
Cercherei invece di soffermarmi sull’esperienza viscerale e debordante di un suono che lentamente si insinua nello spazio e fa vibrare i muri. Difficilmente avrete assistito ad un dj set di Burial, molto difficilmente. Il rimedio è aver vissuto un set di Kode9, un’esperienza totalitaria che può durare tutta la notte se la serata prende una certa piega. Il momento “Burial” scatta e si torna al game changer, la svolta è precisa e non ci si può sbagliare. Sta suonando Burial, lo si capisce anche da sbronzi. L’aria diviene rarefatta come in alta montagna e un lieve sorriso si stampa sui volti delle persone. “U Hurt Me”, “Distant Lights” e via dicendo sono emozione pura, poi sta a voi coniugarla come meglio vi pare. Questa è la liberazione e la rivoluzione, altroché quella cagata pazzesca del marxismo digitale.
Per i sample e i titoli usate google, per crearvi e farvi la vostra traccia da esplorare cercate l’esperienza live, per una struttura che dal vivo sprigiona una potenza impressionante.

P.s. “Burial” è perfetto pure per il sesso.

Burial – “Burial”
Data di pubblicazione:
15 Maggio 2006
Registrato: 2001-2006
Studi di regitrazione: Great Linford Manor in Milton Keynes, UK
Tracce: 12
Lunghezza: 51:24
Etichetta: Hyperdub
Produttori: Burial

Tracklist:

1. Untitled
2. Distant Lights
3. Spaceape
4. Wounder
5. Night Bus
6. Southern Comfort
7. U Hurt Me
8. Gutted
9. Forgive
10. Broken Home
11. Prayer
12. Pirates
13. Untitled

Ascolta per intero “Burial”:

 

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