OGGI “EVERYTHING MUST GO” DEI MANIC STREET PREACHERS COMPIE 20 ANNI

 
20 Maggio 2016
 

Gallese come imbattersi nei fantasmi senza nemmeno rendersene conto.
Gallese come “Morire non è nulla, bisogna sapere come sparire”.
Gallese come un sogno che sconfina nella vita reale.
Gallese come l’ultima cosa prima di addormentarsi.
Gallese come l’inizio dei tempi.
Gallese come la fine dell’innocenza.
Gallese come uno spazio vuoto

Richey James Edwards

Il giovane Ian Rhys-Weston 27 anni di Cardiff è uno dei musicisti più apprezzati nella scena galles Madchesteriana. Chitarrista di ruolo ma anche ottimo polistrumentista nonostante gli elogi della piazza non riesce a coronare il suo sogno: quello di suonare in una band, la migliore band del Galles, i Manic Street Preachers. Nel grigiore di un inverno lungo da vivere a Cardiff, Ian sollecitato dall’alcol ne fa di questa sua impossibilità un ossessione e approfitta agli inizi di febbraio della presunta scomparsa del chitarrista-paroliere R.Edwards per scrivere una lettera alla band per autocandidarsi come quarto componente. Soffre molto per questa iniziativa ma dopo diversi tira e molla invia la lettera riponendo in essa tutte le speranze e soprattutto spera nella scomparsa definitiva di Richey, era il 7 febbraio. Buon sangue Gallese non mente.

21 Febbraio 1995

Ciao Ian, abbiamo letto la tua lettera solo oggi. Come ben sai sono stati giorni terribili per la band. E’ davvero incredibile, il solo pensiero, mentre ti scriviamo, ci fa venire i brividi. Siamo sfiniti, svuotati e da diversi giorni non si dorme un secondo. Una vicenda terribile che ci ha davvero messo tutti ko. In molti in questi giorni ci stanno chiedendo se Richey avesse dato segni di cedimento, di crisi o chissà quale cosa da farci allarmare. Noi conosciamo Richey meglio di chiunque altro e la sua stravaganza, la sua oscurità per noi è normalità. Sì la storia della chitarra bruciata a Londra subito dopo natale, le cure depressive prime ancora e i fiumi di alcol. Ma nonostante questi eccessi, non abbiamo mai pensato che potesse oltrepassare la soglia. Era così legato a noi, i Manic Street Preachers erano la sua vita e questo davvero ci rassicurava. Ma vedi le persone non cambiano, e quando intraprendono la strada cieca, puoi farci davvero ben poco. Richey era un istintivo, non potevi fermarlo. La storia di Syd Barrett insegna a  tutti. La differenza è che Barrett non è mai scomparso completamente. Richey invece si, forse è morto. Non lo sapremo mai. Una multa arrivata a casa Edwards l’altro ieri, un verbale alla sua auto ritrovata è stato un ulteriore dato che testimonia un tentativo di fuga forse andato a male. Quel ponte lo sai bene anche tu caro Ian.

Dovevamo partire per una tournee promozionale negli Stati Uniti. Eravamo eccitati, a tal punto che stavamo buttando giù del nuovo materiale, Richey aveva i soliti suoi testi che spaccano e la band stava davvero decollando. E poi il vuoto. Ci ha lasciati di nascosto. Scusaci per averti reso partecipe della nostra triste e scura storia ma solo così possiamo farti capire che finchè non ci riporteranno il corpo di Richey non ci rassegneremo mai e spereremo sempre in un suo possibilie ritorno. E per questo il suo posto nella band resterà intoccabile. Credici per noi è un gran dispiacere, perché in tutta Cardiff non c’è chitarrista, polistrumentista, che più spacca come te. Noi siamo ancora molto confusi ma la famiglia di Richey ci sta dando molta forza e vogliono che la band continui il suo destino. Solo questo rappresenta un buon motivo per andare avanti in tre perché TUTTO DEVE ANDARE.

A presto

Manic Street Preachers

“Everything Must Go” forse non sarebbe mai nato senza quel maledetto febbraio 1995. Nessuno può dirlo, il disco era già in cantiere, alcuni testi e alcune chitarre sono di Richey Edwards, il poeta maledetto, il gallese che “morire non è nulla, bisogna saper sparire”.

Il quarto disco dei MSP rappresenta il giro di boa, il cambio di rotta. Meno Punk, meno acidità, meno Mad, più luce e soprattutto più pop. E in questo cambio strada la voce pulita, melodica di James Dean Bradfeld esce vincente se poi a volte arriva a graffiare, ancora meglio. Meno omogeneo dei precedenti, forte è l’impronta che la band vuole dare a se stessa, un po’come volersi lasciare il passato, seppur vicino, alle spalle. Sentire nonostante la tragedia vissuta un nuovo corso. Il primo album senza Edwards, fu un sorprendente e travolgente successo, sia in termini di critica che di vendite, e sancì la definitiva rinascita (e consacrazione) della band. I rimanenti testi furono scritti da Wire: tra di essi “A Design for Life”, hit che si classificò al numero 2 nelle classifiche britanniche, e che ebbe un notevole successo anche in Italia. “A design for Life” diventò nel Regno Unito un autentico inno della working class, e fece guadagnare alla band il titolo di gruppo più amato degli anni ’90 in Gran Bretagna insieme agli Oasis.

Il look della band cambiò ancora: rinunciando agli eccessi del passato si passò ad uno stile più sobrio e casual, presente ancora oggi. Ma il messaggio di “A Design for Life” fu da molti male interpretato (We don’t talk about love/We only want to get drunk, che voleva essere una critica verso chi ritiene erroneamente la working class priva di valori e di profondità culturale, diventò per molti un inno all’ubriachezza). Ebbero un grande successo anche gli altri singoli estratti dall’album, “Australia”, “Everything Must Go” e “Kevin Carter”. Nonostante un album pieno, carico e intenso “Everything must go” ci regala alla fine un pezzo capolavoro dell’album em>No surface all feeling. La chitarra distorta del ritornello diventa dolce quando Bradfield inizia a cantare le strofe. Bellissime strofe, bellissimo testo.

Manic Street Preachers – “Everything Must Go”
Data di pubblicazione:
20 Maggio 1996
Registrato: 1995–1996
Studi di regitrazione: Chateau de la Rouge Motte (Francia), Big Noise Recorders (Cardiff), Wales Real World Studios (UK)
Tracce: 12
Lunghezza: 45:24
Etichetta: Epic
Produttori: Mike Hedges

Tracklist:

1. Elvis Impersonator: Blackpool Pier
2. A Design for Life
3. Kevin Carter
4. Enola/Alone
5. Everything Must Go
6. Small Black Flowers That Grow in the Sky
7. The Girl Who Wanted to Be God
8. Removables
9. Australia
10. Interiors (Song for Willem de Kooning)
11. Further Away
12. No Surface All Feeling

Ascolta per intero “Everything Must Go”:

 

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