VERDENA
Live @ O2 Academy Islington (Londra, 19/05/2016)

 
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20 Maggio 2016
 

Ci sono serate che, da sole, raccontano storie.
Ho contato i giorni, per arrivare al fatidico 19 Maggio, data dei Verdena live alla O2 Academy di Islington. Questa serata è un po’ la storia della mia adolescenza, come di quella di altre centinaia di ragazzi e ragazze, cresciuti ascoltando le disordinate note di questi tre ragazzi bergamaschi mai conformatisi al mainstream e che rappresentano una delle rare, pure espressioni artistiche del Paese.

Londra è frenetica nella sua confusa ora di traffico pomeridiano e pendolari in movimento dopo la giornata lavorativa. Io sono raggiante e raggiungo la venue con largo anticipo, perché rivedere i Verdena, dopo cinque anni da una serata in Piazza Santa Croce a Firenze e a ben nove da una data a Padova, è occasione più unica che rara. Ho anche il tempo di incrociare Alberto e Luca all’esterno, mentre chiacchierano con alcuni fans tra una sigaretta e l’altra. Luca si intrattiene più del fratello, è disponibile, sorridente, racconta di questo tour ancora in corso e ricorda date di almeno una quindicina di anni fa.

Il momento di iniziare arriva presto e a scaldare l’ambiente ci pensano gli Hyena. Fanno del grunge che si fa ascoltare, ma niente più. Poi la scena è tutta loro. Alberto e Luca Ferrari, Roberta Sammarelli e Giuseppe Chiara (il “quarto” Verdena ingaggiato per l’Endkadenz Tour) entrano alla spicciolata e la sala – stracolma – va in delirio. Parte “Derek” e c’è qualche dubbio sul soundcheck, ma non importa. L’arpeggio che introduce Luna è la scintilla che accende la serata. Tutti sono sul pezzo, tutti urlano con Albertoio e te, niente conta in fondo”. Sci Desertico, Loniterp, Lui Gareggia e – tra le altre – la meravigliosa Rilievo scorrono in un indovinato mix di pezzi tra WOW e il primo volume di Endkadenz. Qualcosa di inceppa con Dymo. L’attacco non è dei migliori, Alberto si incazza, forse bisticcia con il fratello. “Colpa” di un campionamento non ben sincronizzato? Non lo so, non importa. Il pezzo parte, suona più o meno liscio, ma qualcosa non va e si vede. L’atmosfera si fa più cupa e la scaletta ne risente. Puzzle, Contro la Ragione, ma anche la pur sempre affascinante Il Tramonto degli Stupidi suonano irrimediabilmente più mosce.

Alberto continua ad agitarsi, dialoga a distanza con i fonici – non una novità, del resto – e il mood cade drasticamente nell’offuscato insieme di echi e riverberi. Un Po’ Esageri sembra partire all’ultimo secondo, mentre Alberto perde definitivamente la pazienza. Poi c’è “Muori Delay”, ultimo vero sussulto della serata, con “Nevischio” a chiudere (in anticipo) la prima parte. Ci si attende un encore corposo, ma in realtà l’unica a sorridere è Roberta, al ritorno sul palco. E’ lei la vera PR di questa band, sempre elegante nella sua anima rockeggiante, sorride a tutti, ringrazia dopo quasi ogni pezzo.

“Fluido” (pezzo più sperimentale, da “Canos EP”) scorre via senza carattere. Chi si aspetta “Valvonauta” – in scaletta per tutta questa leg europea e, per molti, uno dei motivi buoni per presenziare a questo concerto – rimarrà deluso. Alberto a sorpresa saluta: “Ciao”, stacca tutto e se ne va. Roberta e Giuseppe si guardano leggermente basiti, Luca comincia a smontare la batteria, volto scuro che è tutto un programma.

Sento parole poco gentili sussurrate alle spalle, in una generale rassegnazione per un finale brusco, anticipato e di certo poco educato. Che non tutto fosse perfetto – nel suono, nella resa in generale – lo si era capito. Ma davvero, chi se ne frega? Il punto è che – e parlo in prima persona a voi, Verdena, ora – con sette dischi all’attivo e anni di meritate luci della ribalta, un atteggiamento diverso (leggasi più maturo) era lecito attenderselo.

Si, perché sembrerà ridicolo, ma una data a Londra rappresentava una sorta di evento per molti, soprattutto per chi – come il sottoscritto – ha costruito la propria adolescenza anche con le vostre canzoni. Non discuto la scaletta, nemmeno il fatto che “Valvonauta” non sia stata fatta, che importa. E’ che così non si fa, perché quel che si chiedeva era di divertirsi assieme e trasformare la serata in un ricordo memorabile da aggiungere a quelli già nel cassetto. Era ed è nelle corde dei Verdena, motivo per cui a conti fatti, è più amaro che mai il sapore del day after. In me, come in decine di altre persone.

Credit Foto: Carlo Polisano from Milano, Italia / CC BY-SA

 

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