WYLDEST + ANNA OF THE NORTH + POSTILJONEN
Live @ Shacklwell Arms (Londra, 18/05/2016)

 
20 Maggio 2016
 

Si dice che olfatto e udito siano, più di altri, i sensi in grado di evocare ricordi e stimolare la memoria: tutto vero. Allora provo a chiudere gli occhi, a respirare l’odore di muri appesantiti dall’umidità, di birre appena spinate e di gin invecchiato. Mi ritrovo nel bel mezzo dello Shacklwell Arms, uno dei pub più tipici della Londra hipster che vibra a Dalston. Lo Shacklwell anche una venue vecchia maniera, con uno stage delle dimensioni di camera mia e tre band pronte a salirci.

Ci ritorno dopo averci visto gli italiani Brothers in Law qualche settimana prima. Lo faccio perché in un mercoledì di Maggio inoltrato c’è una data gratuita che anticipa il Great Escape Festival in programma a Brighton il weekend seguente. The Line Of Best Fit (noto magazine britannico) presenta i londinesi Wyldest, l’elettronica di Anna Of The North e infine Postiljonen. Proprio sul trio di base a Stoccolma i cui componenti sono Mia Bøe (voce), norvegese, Joel Nostrum Holm e Daniel Sjörs (entrambi svedesi), si concentrano le mie aspettative. Dopo il bellissimo esordio con “Skyer” e un secondo album uscito a inizio 2016 – “Reverie” – forse meno brillante ma pur sempre valido, è ora di sentirli suonare dal vivo.

Vibrazioni sensoriali, dicevamo all’inizio. Si, perché lo Shacklwell inizia a riempirsi quando i Wyldest salutano i presenti prima di esibirsi. Anna Of The North, invece, mi erano già noti. La frontwoman, Anna Lotterud, l’avevo già vista aprire una serata per Kygo (ok, non giudicatemi, ero curioso di tuffarmi in acque leggermente più trash) e avevo preso nota. Suona sei pezzi tirati, con ottimi arrangiamenti. La scena è sua, si muove in maniera sensuale ma gli occhi lasciano trasparire una sorta di inaspettata timidezza. Mi presento a lei dopo la sua mezz’ora di stage, le faccio i complimenti e mi confida di essere stata terrorizzata dall’intimità della venue. “Mi ero trovata più a mio agio – mi confida – nell’esibirmi davanti a qualche migliaio di persone prima di Kygo. Qui è come sentire il contatto con le persone”. Magie.

E’ il turno di Postiljonen, lo Shacklwell ora è zeppo. “Nostalgici sognatori”, come amano definirsi, conquistano il pubblico in cinque minuti. Ci sono campionamenti raffinati, ma gli ingredienti segreti sono la naturalezza di Mia di fronte al microfono e l’immancabile apporto di sax – un loro marchio di fabbrica – e chitarre. Sono un trio, ma diventano cinque sul palco. Suonano per 45 minuti di fila, proponendo le loro prove più belle da “Skyer” – tra cui “We Raise Our Hearts”, “Atlantis”, “Plastic Panorama”, “Skying High” e “All That We Have Is Lost”, che campiona anche “How Will I Know” di Whitney Houston, in chiave shoegaze. Il tutto combinato con le varie Wait, Go!, How Can Our Love Be Blind oppure L.I.E. dall’ultima fatica in studio.

Lo ammetto: ho sempre avuto un debole per un certo tipo di dream pop di stampo scandinavo. Musicalmente parlando, però, questi ragazzi ci sanno fare; ci sono tanta passione ed anche qualità. Li saluto al termine della gig, quindi torno a casa con il vinile di “Skyer” sotto il braccio. Mi accontenterò anche di poco, ma è l’ennesima serata da incorniciare.

 

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