WIDE SCREEN #8: THE WICKER MAN (THE FINAL CUT) DI ROBIN HARDY

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9 giugno 2016
 

Rowan è una lepre
Neil Howie (Edward Woodward), un cattolico e diligente sergente di polizia, riceve una lettera nella quale viene denunciata la scomparsa di una ragazzina, Rowan Morrison, nella remota isola scozzese di Summerisle. Insospettito dall’accaduto Howie decide di andare a investigare ma ad aspettarlo trova un comunità fuori dalla grazia del “suo” Dio. Il culto della partenogenesi dal fuoco, il simbolismo fallico dell’albero del maggio e gli amplessi al chiaro di luna, sono solo alcuni de riti propiziatori che si mostrano ai suoi occhi come un caleidoscopio di devianze da condannare, ma a cui è difficile resistere.

“Lo sciocco”
Grazie all’incontro con il capo della comunità, Lord Summerisle (Christopher Lee), Howie si convince che la ragazzina sia stata sacrificata durante un rituale pagano, ma trovata finalmente la sua tomba, scopre che al suo interno c’è solo una carcassa di una lepre. Nella ricerca sfrenata della verità, il sergente andrà a comporre, inconsapevolmente, le tessere di un disegno preordinato, divenendo lui stesso la vittima sacrificale.

Le filastrocche pagane
Il film, realizzato nel 1973 dal regista Robin Hardy, può definirsi un vero e proprio “concept” sul paganesimo, che trova il suo punto di forza: nella leggiadria con cui le musiche hanno dato spazio a ciò che non poteva essere rappresentato con le immagini. La straordinaria colonna sonora di Paul Giovanni (composta da vari canti tradizionali inglesi) risulta infatti così potente, da mettere in serie, canzone dopo canzone, le azioni di una liturgia di una messa al contrario: dove è la terra che si fa spirito e non viceversa. Ma niente di tutto ciò è in realtà pagano, risultando piuttosto un vivido esempio della più antica tradizione popolare; un po’ come le filastrocche cantate dai contadini della “bassa emiliana” mentre mietevano il grano.

Wide Screen: come in pittura si definiscono colori primari quelli che non si possono ottenere dalla commistione di altri colori, ma dalla cui combinazionesi può ricavare ogni altro colore; in questa rubrica parleremo di film unici e fondamentali, che costituiscono la matrice perduta della settima arte.

Paese: UK
Anno: 1973
Durata: 87 min
Regia: Robin Hardy
Prodotto: Peter Snell
Scritto: Anthony Shaffer
Cast: Edward Woodward, Britt Ekland, Diane Cilento, Ingrid Pitt, Christopher Lee
Musiche: Paul Giovanni
 

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