DAMIEN JURADO
Live @ Carroponte (Milano, 03/07/2016)

 
8 luglio 2016
 

Immaginate una (non troppo) calda sera di inizio luglio, nell’aria odore di cibo alla griglia e di spray antizanzare – estate, insomma. Mettete Damien Jurado nella cornice del Carroponte di Sesto S. Giovanni, prendete qualcosa da bere, sedetevi sul prato ad ascoltare e what a beautiful night, what a beautiful venue. Queste tra le poche parole (se non le sole – fatta eccezione per presentazioni e ringraziamenti) rivolte dal musicista e cantautore di Seattle al pubblico di domenica sera.

La data del Carroponte è stata la quinta e ultima italiana prevista dal tour a seguito della pubblicazione del più recente lavoro di Jurado, “Visions of Us on the Land” (uscito il 18 marzo scorso per Secretly Canadian): nonostante un po’ in sordina, l’album ha raccolto consensi di critica e pubblico e ha visto riconfermato il marchio peculiare che rende oggi Jurado riconosciuto e riconoscibile. Lente ballate melanconiche si alternano a pezzi più acidi, tutto interpretato con un timbro emozionale ma mai fuori controllo e supportato da una strumentazione curata al dettaglio. Questi gli ingredienti fondamentali anche dell’ora e mezza di live che è scivolata fluida, nella prima metà con l’accompagnamento di seconda chitarra acustica, percussioni, seconda voce e tastiere, mentre per la parte finale con Jurado in solitaria.

Alternando pezzi dell’ultimo album (per i quali è stata prevalente la dimensione indie-folk, a scapito di quella più sperimentale) ad altri dei precedenti (inconfondibile “Abilene” quasi in chiusura), Jurado in jeans e maglietta rimane sempre seduto, abbracciato alla chitarra, alzando di rado lo sguardo, quasi suoni più per sé o – al più – per un piccolo gruppo di amici. La sua voce è una guida per lasciare vagare la mente svincolata da coordinate spazio-temporali precise in un’atmosfera a tratti visionaria e immaginativa. Ogni pezzo racconta di un luogo, una persona, un ricordo; ognuno è una breve storia, tutte scorrono in successione senza troppe variazioni ma con piacevole costanza. E, quando anche l’ultima storia è stata raccontata, il palco rimane vuoto dopo solo un breve inchino, con ancora le ultime note a – letteralmente – soffiare nel vento.

 

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