OWEN
The King of Whys

[ Polyvinyl / Wichita - 2016 ]
8
 
Genere: indie, acoustic emo, folk-rock
 
1 Agosto 2016
 

Raccontare la storia di Mike Kinsella, a.k.a. Owen, è un come raccontare un frammento di storia dell’ultimo ventennio. Non potrebbe essere altrimenti, del resto, quando le luci si posano sul musicista, poli-strumentista e cantautore dell’Illinois, celebre per una lunga carriera musicale spesa a fare le fortune di diverse band iconiche della scena indie Americana. Joan of Arc, Cap’n Jazz, Owls, ma soprattutto American Football, spesso al fianco del fratello Tim. Owen è il suo progetto più personale, giunto con “The King of Whys” al nono capitolo in studio.

Lo avevamo lasciato nel 2015 con un’ultima, fugace apparizione discografica, in uno split con Evan Thomas Weiss di Into it Over it. Questo nuovo disco – che esce con la fedele Polyvinyl Records – descrive l’arco di una vita, perchè i 39 anni compiuti da Kinsella rappresentano quel temuto passaggio all’età che presume una presa di coscienza definitiva. Lo si capisce, ascoltando le dieci tracce che formano la spina dorale di questo LP. Dal self-titled d’esordio al 2016 sono passati ben 15 anni. La maturazione artistica di Kinsella è avvenuta con passaggi delicati e una densità di qualità andata via via aumentando. Gli step della carriera solista – citiamo soprattutto i piccoli capolavori che furono “I Do Perceive” (2004), “At Home with Owen” (2006) e “New Leaves” (2009) – hanno via via segnato la ricerca interiore di cui il cantautore si è fatto portavoce, non senza momenti di forte malinconia.

Questo “The King of Whys” sembra raggiungere un nuovo livello di introspezione, presa di coscienza e voglia di guardare al futuro con un importante bagaglio di esperienza sulle spalle. Owen sussurra piccole confessioni, in un’atmosfera sempre in bilico tra una malcelata malinconia e maggiore distensione. In “Empty Bottle”, ad esempio, gioca a nascondino tra bottiglie vuote e finestre che riflettono qualcosa che si ha solo la speranza di vedere, quale metafora di effimere dipendenze. Questo fragile cammino tra ansie e depressione si nasconde in una progressione di chitarre e percussioni in levare che conferiscono al brano un senso di indeciso incedere. La consapevolezza del tempo che scorre imperterrito, quindi, emerge del tutto in “Lovers Come and Go”, “An Island”, oppure in una “Settled Down” che ricorda a pieno titolo proprio la più recente esperienza di Into It Over It.

Il quadro è semi-autunnale, con note di colore che si stagliano qua e là in un passionale auto-ritratto che ci mostra quest’uomo con un sorriso più sereno. È pur sempre intento a tenere a distanza immaginari demoni, ma con il carattere di chi ha visto molto e voglia di andare oltre. Nella musica, certo, ma nella vita soprattutto. È quello che Owen ci dice in questo disco, che vive di altri momenti di cristallina bellezza, quali “Turniquet”, “A Burning Soul” (in cui una controversa figura paterna viene descritta in un’altalena di metafore), oppure la spettacolare “Lost” di chiusura.

“Sto bene”, sembra voler dire il cantautore, pur lasciando intendere che si può sempre fare meglio. Del resto, le complessità della vita vanno affrontate, prima o poi. Non è semplice e non è certo immediato; non tutte le domande avranno risposte. Molte di esse vale la pena esplorarle più a fondo. Eccoci, allora, di nuovo al titolo di questo album pieno, bello come il sole e ancora sognante. Owen è il re dei perché: un po’ come noi tutti, del resto.

Tracklist
1. Empty Bottle
2. The Desperate
3. Settled Down
4. Lovers Come and Go
5. Tourniquet
6. A Burning Soul
7. Saltwater
8. An Island
9. Sleep Is a Myth
10. Lost
 
 

Desert Sessions – Vols. 11 ...

Sedici anni dopo gli ultimi segnali di vita, si riaprono i cancelli del Rancho de la Luna. Le Desert Sessions sono ripartite, nonostante ...

Comet Gain – Fireraisers ...

Formatisi agli inizi degli anni 90 e con molte line up che si sono succedute negli anni a venire, i Comet Gain di David Feck tornano dopo ...

Pieralberto Valli – Numen

Pieralberto Valli, Pav, torna a far ascoltare nuovi, particolarissimi, brani musicali nel suo ultimo disco dal titolo “Numen”. Numen è ...

Marianne Mirage – Vite ...

Una riccia fuori dalle righe e unconventional, è così che ci piace definire Marianne Mirage nome d’arte di tutto rispetto attorno cui ...

The Menzingers – Hello Exile

È possibile realizzare un album vivace, intenso e pieno di belle melodie senza mettere in mostra uno straccio di idea originale? Stando ai ...