VI RACCONTO I BLACK FOXXES: IL FUTURO, TRA SOGNI E CHITARRE DISTORTE

 
2 novembre 2016
 

Il soundcheck è appena terminato e per i Black Foxxes è il momento di riposare un po’. Non sono ancora scoccate le 6.30 dell’ultimo Venerdì di Ottobre e Londra – già avvolta dal buio pre serale – è immersa in una leggera umidità. La Boston Music Room appare spoglia, aggredita dalle luci piene, mentre fervono gli ultimi preparativi per una serata di musica dal vivo.

Mark Holley – voce e chitarra della band – è costretto a un vocal rest, mi viene riferito dal manager. Non è il caso di farlo parlare in un’intervista pre set, vista l’infezione alla gola che non gli concede tregua da qualche giorno. Si avvicinano allora Anthony Thornton e Tristan Jane – rispettivamente batteria e basso – con i quali mi accomodo a un tavolo all’esterno, nell’area fumatori, al “riparo” dal rumoroso soundcheck in corso per i gruppi spalla.

“E’ stato un anno fantastico, e non possiamo che essere felici di quanto abbiamo fatto in questo 2016”, rompe il ghiaccio Tristan, capello biondo/castano lungo e sguardo attento. Come dargli torto, del resto? Avevo già visto questo trio del Devon aprire per i Nothing But Thieves in Marzo. Non li conoscevo e, come si dice da queste parti, they blew my mind. Ho avuto il piacere di rivederli al NME Stage di Reading ad Agosto, dove mi confermarono quanto di buono si diceva e si dice sul loro conto ed eccoci qui, ora.

“E’ stato bello, in effetti. – sorride e prosegue il bassista – A quel punto a Marzo avevamo il disco pronto e in master. Abbiamo trascorso l’estate calcando palchi importanti, suonando parecchio. E’ stato un bel percorso, perché ‘I’m Not Well’ è un lavoro denso, nato e cresciuto in pratica suonandolo live”. Quindi Anthony: “Di fatto è un disco che abbiamo composto come una collezione di jam sessions e ora siamo in grado di presentarlo in una serie di show dove la gente conosce le nostre canzoni, le ha assimilate. Questo per noi è fantastico”.

Proprio l’album d’esordio rappresenta, a parer di chi scrive, una delle più belle release dell’anno. “I’m Not Well” suona quasi come un concept album. “E’ vero, il disco è venuto alla luce con questa particolare fisionomia, – conferma il batterista – nonostante non fosse nostra prerogativa etichettarlo come tale. Abbiamo scritto, composto, suonato assieme, quindi è come se noi stessi siamo in realtà cresciuti con questo album. ‘I’m Not Well’ racconta una serie di storie e la sua progressione lascia intendere vi possa essere un filo conduttore che lega assieme i vari pezzi. Queste caratteristiche lo avvicinano a un concept album e questo ci piace molto”.

Pezzi quali “Husk”, “I’m Not Well”, “Whatever Lets You Cope”, ad esempio, sono intrisi di una certa oscurità che rimanda a tematiche spesso battute nel percorso del LP. “Si, crediamo questa sia la diretta conseguenza del processo compositivo e di stesura dei testi di Mark. – confermano all’unisono i due – Amiamo pensare che la gente là fuori possa fare propria una canzone affidandole un significato e un bagaglio emozionale che può essere diverso da soggetto a soggetto. E’ questo il bello, alla fin fine, no?”.

Riavvolgendo il nastro a qualche mese fa, ci sono stati un paio di tour con i già citati Nothing But Thieves e i Milk Teeth. Esperienze importanti… “Esperienze dalle quali sono nate genuine amicizie! – racconta Tristan con un sorriso – E’ stato bello, intenso, abbiamo viaggiato fianco a fianco e imparato moltissimo. Prendi Nothing But Thieves, ad esempio. Fanno show pazzeschi e c’è sempre da imparare. Poi sono ragazzi genuini, con i quali abbiamo instaurato un rapporto importante ancora prima di iniziare a suonare live in maniera consistente. Sai, c’è questa idea che le rock band siano composte per lo più da gente piena di sé ed egocentrica. Beh, in questo caso è il contrario ed è bello sapere che puoi contare su gente in gamba e con i piedi per terra”.

Spaziando tra il passato e il futuro, dopo aver diviso il palco con le band già citate, c’è un nome o un gruppo con i quali Black Foxxes sognano di fare un tour, un giorno? “Comincio io! – si prende la scena Ant – Sono cresciuto musicalmente ascoltando quello che mia madre amava ascoltare: Beatles, Bowie, anche Michael Jackson. Poi mi sono innamorato dei Nirvana, da ragazzino, e ho iniziato a suonare ispirandomi alle correnti post-hardcore ed emo, inclusi Brand New, ai quali siamo stati spesso avvicinati dalla critica. Dovessi scegliere, mi piacerebbe suonare con Biffy Clyro e Foo Fighters”. Quindi tocca a Tristan: “Vale anche per me lo stesso discorso, anche se io sono cresciuto musicalmente con l’influenza della country music americana, grazie a mio padre. Più tardi è arrivata la corrente post hardcore che poi mi ha portato a unirmi a questa band, Black Foxxes. Credo siamo tutti concordi nel dire che Biffy Clyro sarebbe il top per noi”.

Tra i tanti successi già archiviati, c’è anche un tour negli States. Cosa significa per una band così giovane, volare oltre oceano e suonare di fronte ad un’audience completamente diversa? “E’ stata un’esperienza magnifica, – racconta Anthony – non lo definirei nemmeno un vero e proprio tour, perché abbiamo concentrato un po’ di date in breve tempo. Abbiamo colto l’occasione per conoscere di persona un po’ di ragazzi che lavorano per noi laggiù. Questo significa molto per noi, perché è importante stabilire un contatto diretto con persone con le quali poi ti trovi a lavorare fianco a fianco”. “Poi abbiamo fatto, a mio parere, i palchi giusti al momento giusto! – puntualizza Tristan, che sorride e prosegue – Abbiamo suonato di fronte a un pubblico che conosceva le nostre canzoni e questo ci ha fatto enorme piacere. Torneremo, di questo sono sicuro!”.

Magari già nel 2017, che si prospetta un anno particolarmente intenso per la band. Giusto? “Ci prendiamo un po’ di tempo per riposare, ora, almeno fino a fine anno. – sottolineano i due ragazzi – Mark ha già un po’ di nuovo materiale e di idee, e nonostante ci sia questa idea di un secondo album, non abbiamo ancora chiara la direzione che prenderemo”. In che senso? “Non sappiamo cosa faremo di preciso, se sarà un album acustico oppure un lavoro di natura diversa. Sappiamo che non faremo un nuovo ‘I’m Not Well’ perché è un disco abbastanza pesante di per sé, magari faremo qualcosa di diverso e questo potrebbe essere interessante”.

“Poi vorremmo il nostro 2017 caratterizzato da diversi live. – aggiunge il bassista – Soprattutto all’estero, perché sentiamo la necessità di espandere i nostri orizzonte e viaggiare in Europa. Abbiamo suonato a Reading quest’anno e magari la prossima estate saremo nella lineup di altri festival europei. Questo è uno dei nostri obiettivi e abbiamo già qualche offerta sul tavolo da valutare. Il nostro management sta già lavorando per i prossimi mesi e per rendere il 2017 un anno ancor più bello di questo che sta volgendo al termine”.

Il nostro tempo assieme si chiude così, al termine di una splendida e rilassata chiacchierata. Saluto Anthony Thornton e Tristan Jane, con un grosso in bocca al lupo allargato anche a Mark, quindi li lascio liberi di tornare nel backstage e prepararsi per il live set. Torno nel locale, sorriso stampato, e con la consapevolezza ancor più forte e viva che la personalità di una band si veda soprattutto dalle piccole cose. La disponibilità e l’amichevole approccio di questi ragazzi chiamati Black Foxxes – unitamente alla bravura sul palco e in studio, ovviamente – li condurrà lontani. Statene certi.

 

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