JOSIENNE CLARKE: BEN, IL FOLK E MILLE PENSIERI NOTTURNI

 
1 dicembre 2016
 

Ebbi il piacere di vederli in una serata di fine estate, ospite di Rough Trade, per una data piuttosto intima ed esclusiva, in cui mi lasciai cullare dalle atmosfere delicate e colme di malcelata malinconia del loro repertorio.

Josienne Clarke e Ben Walker sono oggi tra le rivelazioni – con il loro “Overnight” – di questo 2016 che, inesorabile volge al termine. Josienne ha una voce squillante e quando la raggiungo al telefono in una mattina di fine Novembre, si trova in Italia a chiusura di una trasferta in quel di Milano. Non tradisce alcuna stanchezza, all’indomani di una serata, per i due, a supporto di Ryley Walker, per far conoscere anche al pubblico italiano la dolce fragilitá del loro nuovo lavoro in studio.

Un disco arrivato a due anni di distanza dal precedente e giá applauditissimo “Nothing Can Bring Back The Hour”. Cos’é cambiato, per la coppia, in questo arco di tempo? “Abbiamo lavorato a un album leggermente diverso, – racconta, dopo i saluti e le presentazioni di rito – con un’ottica e una visione forse un po’ differenti da quanto avvenuto in passato. ‘Overnight’ é un album che racconta dell’incalzare del giorno rispetto alla notte, il contrasto della luce con l’oscuritá. É un percorso, a tratti malinconico, in altri momenti piú disteso”. E colmo di poesia… “Cosí puó sembrare! – ride – Leggo molta poesia e spesso mi viene chiesto se le nostre canzoni potrebbero in realtá stare in piedi anche come poemi. Non é proprio cosí in realtá perché quando scrivo e con Ben poi componiamo, mi piace immaginare di dipingere su una tela e rappresentare l’idea abbiamo in mente. Vedo l’insieme, non le singole componenti di un nostro pezzo”.

Passando dal processo creativo al recente passato, Josienne & Ben hanno firmato di recente un contratto con Rough Trade, sotto la cui egida é nato ed é stato rilasciato “Overnight”. Un po’ curioso l’accostamento di un album di classic folk con un’etichetta da sempre attenta alle correnti piú inclini all’indie e al punk, non é vero? “Rough Trade ci ha avvicinati a metá 2015, credo fosse attorno a quel periodo. Avevamo qualche demo giá registrata, siamo andati nel loro ufficio e abbiamo parlato di progetti futuri. Tutto é nato in maniera molto naturale la cosa piú bella del lavorare con loro é l’avere avuto la possibilitá di sviluppare le nostre idee in autonomia, aggiungendo alla produzione finale qui piccoli dettagli che ci hanno fatto crescere dal punto di vista artistico”.

In “Overnight”, infatti, si riscontra a piú riprese una sorta di evoluzione, dal folk piú classico a contaminazioni anni ’70 che si avvicinano, in alcuni momenti, al primo Neil Young. “Si, perché come giá accennato in partenza, abbiamo cercato di conferire a questo disco una dimensione piú ampia e completa, traducendo in note idee e sensazioni. Partiamo spesso da un singolo spunto, attorno al quale Ben lavora con la chitarra. É un po’ come se I nostri pezzi si scrivessero da soli, perché le idee confluiscono pian piano una sull’altra”. Proprio come accade in “Waning Crescent”, una sorta di ode alla luna? “Quella é un’altra storia, – ride Josienne – perché nel tempo sono state scritte decine di canzoni dedicate alla luna. É quella presenza a cui ci si rivolge la notte, quando si é soli, certi di essere ascoltati. Ho provato a rigirare il tutto e a immaginare cosa potrá mai farsene la luna in sé, di tutti questi pensieri piú o meno disperati che le vengono rivolti. Mi piace pensare, ad esempio, a come risponderebbe a me, in maniera rilassata, tra il dolce e lo sbarazzino”.

Tra le varie perle di “Overnight” ci sono anche due cover. Spicca “Dark Turn Of Mind” di Gillian Welch. Perché questo pezzo? “Ben ed io abbiamo sempre ascoltato Gillian e personalmente ho sempre pensato a questo brano come ad un pezzo dall’enorme potenziale, per lo piú rimasto inespresso. Da qui é nata l’idea di costruirci qualcosa sopra. É una canzone molto malinconica, che si inserisce alla perfezione nel paesaggio melodico e sonoro del disco, per cui abbiamo cercato di conferirle un’animo che potesse combaciare con le atmosfere dell’album nel suo complesso”.

Malinconia. Eppure Josienne é una donna solare, che accompagna alla delicatezza dei suoi lineamenti anche una certa auto-ironia, della quale ho un ricordo piuttosto vivo dalla serata in cui ho avuto modo di apprezzare lei e Ben Walker dal vivo. “É un po’ il mio modo di essere, a dire il vero – confessa – perché i nostri pezzi sono piuttosto densi e l’atmosfera puó farsi triste molto presto. Considero me stessa una persona incline alla malinconia, ma proprio per questo cerco di creare un po’ di contrasto sul palco. Tra un pezzo e l’altro c’é spazio per una battuta, un gioco di parole o uno scherzo, per stemperare la tensione. Credo questo venga ben recepito dalla platea e crei momenti piú rilassati”.

Prima dei saluti, un ricordo, un aneddoto che mi riporta a un istante precedente l’inizio di quell’esibizione al The Slaughtered Lamb di Londra. Josienne si presentó sul palco dicendo: “Sono salita verso il bagno, vicino al bar. Dalle casse usciva ‘Another One Bites The Dust’ e mi sono chiesta: é una premonizione?”.

Ride di gusto e aggiunge “si, suona proprio come qualcosa che posso aver detto io!”.

 

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