TOP TEN ALBUM 2016 DI VALENTINA NATALE

 
15 Dicembre 2016
 

#10) KATE TEMPEST
Let Them Eat Chaos
[Universal]

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Il mondo caotico di oggi visto con gli occhi di Kate Calvert ha i contorni di una tempesta perfetta fatta di parole e ritmo. Howard Zinn diceva che la storia si racconta parlando delle persone comuni ed è proprio quello che fa Kate Tempest, citando a modo suo Maria Antonietta (la francese).

#9) FANTASTIC NEGRITO
The Last Days Of Oakland

[Blackball Universe]

Sulla vita di Fantastic Negrito ovvero Xavier Dphrepaulezz si potrebbe fare un film. E “The Last Days Of Oakland” sarebbe la colonna sonora perfetta. Un bluesman dallo spirito punk, che racconta l’America con la chitarra elettrica tra le mani e Prince nella testa.

#8) ARABROT
The Gospel

[Fysisk Format]

Il Gospel secondo Kjetil Nernes, che potrebbe benissimo essere il gemello norvegese di Michael Gira, è oscuro e intenso. Un mondo con un Dio imperfetto immaginato da un uomo costretto per cause di forza maggiore a fare i conti con la propria mortalità. Vivido, brutale, splendido.

#7) DAVID BOWIE
Blackstar
[Sony Music]

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Il testamento di un’artista unico, l’alieno per eccellenza che alla fine si riscopre normale, vulnerabile e incredibilmente umano. Fragile, senza maschere, perso in un’orda di suoni spaziali che suonano fin troppo familiari. Le stelle sembrano diverse, sul serio.

#6) ROME
The Hyperion Machine
[Trisol]

Puntuale come un orologio arriva un nuovo disco di Jerome Reuter e dei suoi Rome, già autori di un bel EP (“Coriolan”) a marzo. “The Hyperion Machine” viaggia tra tempi e luoghi, mettendo insieme storia e filosofia come una macchina del tempo ben congeniata. L’ennesima conferma per un gruppo sempre capace di andare oltre gli stretti dettami del neo folk.

#5) A TRIBE CALLED QUEST
We Got It From Here … Thank You 4 Your Service

[Epic]

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Q-Tip, Jarobi White, l’immancabile DJ Ali Shaheed Muhammad e una serie infinita di collaboratori (Busta Rhymes, Kendrick Lamar, Consequence, André 3000, Jack White, Elton John, Kanye West). Orfana di Phife Dawg, la Tribe saluta con stile. Uno dei ritorni dell’anno. Pionieri alla riscossa.

#4) MINOR VICTORIES
Minor Victories
[PIAS]

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Rachel Goswell (Slowdive / Mojave 3). Stuart Braithwaite (Mogwai). Justin Lockey (Editors) e James Lockey. James Graham (Twilight Sad). Mark Kozelek. Una collaborazione nata per caso, studiata a puntino, che funziona a meraviglia. Perché il tutto non è sempre e solo la somma delle parti. A volta è qualcosa di più, alla faccia dei puzzle perfetti e della precisione matematica.

#3) NICK CAVE & THE BAD SEEDS
Skeleton tree
[Bad Seed Ltd]

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Il day after di Nick Cave è pieno di dolore ma sobrio, di una bellezza spettrale. Un intenso requiem senza lacrime. C’è chi del dolore fa spettacolo, chi lo trasforma in puro esibizionismo. In mano a Nick Cave diventa arte senza se e senza ma.

#2) AGNES OBEL
Blackstar
[Sony Music]

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Agnes Obel regala un album di grande impatto emotivo. Forte e fragilissimo, vintage e futurista,“Citizen Of Glass” fa i conti con un mondo in cui trasparenza non fa sempre rima con onestà. Cambiando le carte in tavola, giocando con la voce e gli arrangiamenti. Elegante, coraggioso, commovente.

#1) LEONARD COHEN
You want it darker

[Columbia Records]

Leonard Cohen se n’è andato in punta dei piedi. Un altro addio. “You Want It Darker” è caldo negli arrangiamenti, brillante nei testi venati di quell’ironia pungente che Cohen ha praticamente inventato. Racconto di una vita vissuta senza rimpianti, il canto del cigno di un animo errante.

 

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